Viaggi d'arte

La gioia della condivisione: il collezionismo secondo Édouard Carmignac

Una raccolta nata per vestire le pareti vuote del primo appartamento. E una passione per Porquerolles con installazioni site-specific e giardini di sculture

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

“Not titled yet” (2018), di Miquel Barceló, alla Fondazione Carmignac. (Luc Boegly / Adagp, Paris 2021).

4' di lettura

Dopo un'infanzia trascorsa in Perù, Édouard Carmignac ha vissuto a Parigi e a New York dove ha studiato economia. Nel 1989 ha costituito Carmignac Gestion, divenuta una delle più importanti società di gestione patrimoniale in Europa. La sua collezione rappresenta uno dei pilastri della Fondation Carmignac, nata nel 2000 e oggi guidata da Charles Carmignac, il maggiore dei cinque figli di Édouard. La Fondazione dal 2018 è aperta al pubblico negli spazi di Villa Carmignac, sull'isola di Porquerolles, in Costa Azzurra. In mezzo al mare, tra i profumi della macchia mediterranea e degli eucalipti, la visita alle mostre è un viaggio che intreccia l'esperienza della natura a quella dell'arte. Le opere, mi spiega Édouard, sono “flussi, energie”: qui, in questo luogo magnifico, le sue parole sono perfette.

QUAL È STATA LA SUA PRIMA ACQUISIZIONE? Grüner Strich di Gerhard Richter: un atto fondante, visto che l'artista è assolutamente centrale nella collezione. Quando osservo quest'opera, vedo energia pura. È stata a lungo nel mio ufficio, all'altezza del mio sguardo e, ogni giorno, riuscivo a cogliere qualcosa di diverso. Di recente ho ceduto il suo posto ad Anxious Red Painting, dipinto durante l'isolamento da Rashid Johnson.

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PERCHÉ HA INIZIATO A COLLEZIONARE? Per un motivo molto pragmatico: i muri bianchi mi fanno paura! Quando ero più giovane, chiedevo a mia moglie di riprodurre quadri celebri per vestire le pareti vuote del nostro appartamento. Poi, con la società, ho iniziato ad acquisire opere e ho invitato i collaboratori che lo desideravano a sceglierne una per il proprio ufficio. Il piacere di vivere circondati dall'arte contemporanea è diventato contagioso. Oggi la collezione conta oltre 300 pezzi, tanti quanti i miei collaboratori.

Charles ed Édouard Carmignac con un'opera di Nils-Udo, “La Couvée” (2019), alla Fondazione Carmignac. (Foto Matthieu Salvaing).

COME SI INIZIA UNA COLLEZIONE E COME PUÒ ESSERE SVILUPPATA?Si inizia sempre per passione e per la gioia di condividere. Questa idea, dominante fin dall'inizio, ha guidato le mie scelte verso opere accessibili, evocative, capaci di veicolare messaggi. Se il cuore della collezione è la Pop Art di Lichtenstein e Warhol, non mancano opere più meditative o astratte come quelle di Richter, Oehlen o Polke. Siamo molto attenti alle nuove scene creative e alle ricerche di artisti come Korakrit Arunanondchai, El Anatsui o Zhang Huan. Considerata anche la fotografia, direi che abbiamo delineato i quattro assi principali della collezione.

COME SCEGLIE LE SUE OPERE? SEGUE I CONSIGLI DI UN ART ADVISOR O DI UN CURATORE? Scelgo sempre quello che mi suggerisce il cuore, non basandomi su consigli esterni. Ho bisogno di vedere le opere prima di acquistarle e visito spesso fiere e gallerie per mantenere il contatto visivo necessario a generare uno shock estetico. Nel caso di Porquerolles è stato diverso. È un'incantevole isola del Mediterraneo dove abbiamo aperto uno spazio per mostre temporanee e un giardino di sculture. Quasi tutti gli artisti coinvolti hanno avanzato proposte site-specific e in questo modo abbiamo costruito una collezione unica di opere in situ, un vero e proprio viaggio immersivo che va da Bruce Nauman a Miquel Barceló, da Jeppe Hein a Ed Rusha.

COME POSSIAMO CAPIRE SE IL PREZZO RICHIESTO PER UN'OPERA È CORRETTO? Personalmente, mi informo sulle quotazioni, osservo il mercato e l'evoluzione degli artisti. Mi può capitare però di acquistare un artista emergente solo perché l'opera trasmette un messaggio che mi trasporta. Non colleziono per accumulare o possedere: le opere non sono oggetti, ma rappresentano flussi, energie, tracce di vita. L'atto dell'acquisto talvolta può essere irrazionale se l'emozione che si prova è autentica!

“Fallen Angel” (1981), acrilico su tela di Jean-Michel Basquiat, della collezione Carmignac. (The Estate of Jean Michel Basquiat / Adagp, Paris 2021).

TRE ARTISTI CONTEMPORANEI EMERGENTI DA TENERE D'OCCHIO E TRE DIMENTICATI DA RISCOPRIRE? Sono davvero tanti... Ho in mente le grandi installazioni dell'artista brasiliano Paulo Nimer Pjota, che rimandano alla cultura popolare, ma anche l'opera proteiforme di Eli Ping o, ancora, le sculture di Isaac Lythgoe. Da riscoprire, direi forse l'opera di Kazuo Shiraga, del movimento d'avanguardia Gutai, o quella di Pierre Klossowski, che rimane enigmatica e profondamente attuale. Ho sempre nutrito un forte interesse per il lavoro di Carol Rama e sono felice che stia ricevendo un riconoscimento diffuso, anche se in ritardo.

QUALI SONO I MOTIVI DELLA SCELTA DI APRIRE UNA SEDE ESPOSITIVA A PORQUEROLLES, A VILLA CARMIGNAC? Il primo incontro con l'isola è avvenuto durante un matrimonio. Ho avvertito subito un'energia fortissima che, 30 anni dopo, si è concretizzata con l'acquisto e l'apertura al pubblico. È un luogo estraneo ai circuiti tradizionali, un posto difficile da raggiungere, che occorre guadagnarsi. Una volta arrivati, si percepisce una cesura netta con la quotidianità e si è predisposti all'incontro con l'arte.

MI RACCONTI DI PIÙ SU VILLA CARMIGNAC: COME È STRUTTURATA LA PROGRAMMAZIONE E CHE TIPO DI ATTIVITÀ OSPITA? Programmiamo una mostra all'anno, invitando un curatore a sviluppare un tema connesso alla collezione o all'isola. Abbiamo lavorato con Dieter Burchart, Chiara Parisi e Chris Sharp, e l'anno prossimo Francesco Stocchi realizzerà una mostra dedicata all'Odissea. Da due anni, organizziamo un festival cinematografico e ospitiamo concerti, dal jazz alla musica elettronica. Per noi è fondamentale stringere legami con gli abitanti dell'isola per far emergere una connessione tra il territorio e chi lo popola.

“Sea Of Desire” (2018), di Ed Ruscha, alla Fondazione Carmignac. (Foto Marc Domage).

NEL 2009 AVETE INAUGURATO IL PREMIO CARMIGNAC PER IL FOTOGIORNALISMO: PUÒ PARLARCENE? Abbiamo concesso a un fotoreporter un tempo dilatato di sei mesi, con l'obiettivo di produrre un reportage, sul modello di quelli di Life. Da allora, il progetto ha raggiunto undici edizioni, ciascuna coronata da una mostra su aree geografiche e tematiche che sono trattate troppo spesso in modo superficiale: la Libia, l'Artico, l'Amazzonia, il Congo.

E SE LE CHIEDESSI QUALCHE CONSIGLIO PER UNA VACANZA A PORQUEROLLES? La inviterei a salire su una bicicletta per esplorare i paesaggi selvaggi: spiagge, boschi, vigneti, scogliere e panorami mozzafiato e poi le consiglierei di fermarsi per un bagno in un'insenatura deserta, sulle orme di Pierrot le Fou. Quest'isola ci restituisce una relazione rara con la natura, ci ricollega alla nostra essenza. Essere a Porquerolles permette di sentirsi veramente liberi.

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