intervista

La gioielleria corre online: in Cina mille pezzi al secondo durante il lockdown

La ripresa, secondo il presidente dell’associazione mondiale, l’italiano Gaetano Cavalieri, è affidata alla sostenibilità e alla svolta e-commerce

di Giulia Crivelli

 Un’immagine della sfilata Chanel Métiers d’Art che si svolse all’interno del Metropolitan Museum di New York nel dicembre del 2018

3' di lettura

La pandemia ha stravolto le nostre vite perché tutti, ma proprio tutti, abbiamo dovuto abbandonare routine giornaliere che avevamo sempre dato per scontate. Dai piccoli rituali che seguivamo come automi (e che forse siamo già tornati a seguire) agli stili di vita veri e propri. Gaetano Cavalieri, presidente del Cibjo, l’associazione mondiale della gioielleria, non fa eccezione. Solo che tra le sue abitudini c’era quella di spostarsi in continuazione da una parte all’altra del mondo. In aereo, naturalmente.

«Da molti anni passo più tempo in volo che a terra, credo di aver battuto ogni record di miglia sulle mie tessere da frequent flyer – racconta sorridendo –. Quando l’Italia ha introdotto le prime misure di confinamento, alla fine di febbraio, stavo rientrando da Dubai. Sapendo quello che stava succedendo in Cina e altri Paesi asiatici, ricordo che telefonai a casa e dissi a mia moglie di prepararsi a una situazione simile. Non sono un pessimista, solo estremamente realista: pochi giorni dopo, come sappiamo, il Governo italiano annunciò il lockdown. In un certo senso io ero già mentalmente preparato: la vita sarebbe cambiata nei suoi ritmi quotidiani, ma non ho mai pensato che si potesse smettere di lavorare. Anzi, la sfida sarebbe stata proprio quella di trovare nuove modalità per portare avanti i molti progetti in cui ero impegnato come presidente del Cibjo, facendolo da casa, s’intende».

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Le attività durante il lockdown

L’organizzazione guidata da Cavalieri ha quasi cento anni di storia ed è la più rappresentativa dell’industria. «È più corretto parlare di confederazione, perché il Cibjo riunisce associazioni di 47 Paesi – sottolinea Cavalieri –. Per questo mi piace pensare che il Cibjo sia una sorta di Onu della gioielleria: siamo anche tra i membri fondatori del Responsible Jewellery Council, che si occupa di sostenibilità sociale e ambientale della filiera. Siamo stati tra i primi ad affrontare questo tema, a metterlo al centro di qualsiasi strategia di breve e medio termine. Penso che il lockdown – aggiunge il presidente – abbia accelerato la consapevolezza di ogni individuo, azienda, organizzazione sulle rispettive responsabilità. La pandemia non ha avuto lo stesso impatto su tutti, alcuni Paesi erano più preparati ad affrontare emergenze sanitarie , economiche o sociali. Ma il virus ha usato le stesse armi, per così dire, contro tutti. Sono convinto che questo abbia fatto nascere un sentimento di fratellanza e che ognuno di noi sappia oggi di poter fare una piccola o grande differenza». Durante il lockdown i webinar del Cibjo più seguiti sono stati proprio quelli che riguardavano la sostenibilità della filiera e la trasparenza come strumento per stabilire un legame di fiducia con i consumatori. Due appuntamenti al giorno su argomenti tecnici e spesso con ospiti, che hanno avuto fino a 20mila partecipanti da tutto il mondo.

Gli impegni concreti

Il Cibjo aderisce pienamente ai Sustainable Development Goals e ai dieci principi di sostenibilità delineati dalle Nazioni Unite, come ribadito da Cavalieri nel suo intervento al Global Compact Leaders Summit organizzato dall’Onu il 15 giugno, con una sessione dedicata proprio ai progetti del Responsible Jewellery Council. «La parte a monte della filiera, ovvero le attività di estrazione di metalli e pietre, hanno un forte impatto sulle comunità locali – ricorda Cavalieri –. In tutti i webinar di questo periodo ci siamo confrontati su come meglio aiutare lavoratori e famiglie in una fase in cui ogni attività economica è stata congelata».

Verso la ripresa

L’incertezza è ancora tanta, come dimostra il caso cinese: la fine del lockdown si è dimostrata in parte un’illusione, è bastato un focolaio a Pechino per riportare la capitale in stallo da Covid, ma Cavalieri resta ottimista. «Arriveremo ad avere un vaccino e verranno perfezionate le cure. I gioielli, come ogni prodotto della creatività dell’essere umano, conserverà il suo fascino. Anzi, ha un vantaggio rispetto ad altri beni personali, di lusso e non solo. Ha un valore intrinseco e una sua immortalità, perché viene dalla natura. Certo cambieranno ulteriormente le modalità di acquisto e distribuzione».

Il riferimento del presidente del Cibjo è soprattutto al digitale, usato sia per comunicare sia per vendere. «Il lockdown ci ha costretto a riconsiderare la nostra relazione con la tecnologia e ha avvicinato molte persone all’e-commerce – conclude Cavalieri –. A un webinar è intervenuto il presidente di Chow Tai Fook, la più grande catena cinese di gioiellerie. Quando i negozi erano chiusi, hanno lanciato vendite speciali online, arrivando a vendere 10mila pezzi in dieci secondi. Certo, si trattava di gioielli da 200 dollari, ma l’importante è aver innescato una tendenza, che è qui per restare, in Cina e non solo. Le persone erano restie ad acquistare gioielli online. Non è più così».

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