Lo scenario

La gioielleria si salva (per ora) dai rincari di oro e metalli preziosi

di Giulia Crivelli

(HA.com)

3' di lettura

L’ultima conferma in ordine di tempo sull’impatto che gli aumenti delle materie prime preziose stanno avendo sull’hard luxury nel suo complesso è arrivata il 18 novembre, quando la Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh) ha pubblicato i dati sull’export di ottobre (quelli relativi a novembre e ai primi undici mesi dell’anno saranno annunciati il 21 dicembre).

Il dato è importante perché la Svizzera produce ed esporta il 90% circa degli orologi di alta gamma venduti nel mondo e da qualche mese la Fh confronta le statistiche del 2021 direttamente con quelle del 2019. In volume gli orologi in metalli preziosi hanno perso l’1%, per un totale di quasi 40mila pezzi esportati.

Loading...

Ma in valore hanno guadagnato il 19 per cento. Ancora più impressionante il gap per la categoria di orologi in acciaio, che spesso fanno parte delle collezioni di marchi di alta gamma come Rolex e Omega: in volume c’è stato un calo del 6% (quasi un milione i pezzi prodotti ed esportati), ma in valore l’aumento è stato del 3,6 per cento. La ragione di questi dati e percentuali è la crescita dei costi dell’oro e dell’acciaio, che la maggior parte delle case orologiere hanno “scaricato” sui listini, rassegnandosi a vendere meno pezzi, ma senza intaccare valore complessivo e margini. Nella gioielleria l’effetto c’è, ma non (per ora) dell’entità di quello visto in alta orologeria. Grazie anche agli strumenti finanziari che i gruppi del lusso hanno a disposizione, come i futures sull’oro, utilizzati da trader e speculatori, ma pure da aziende del settore della gioielleria e dell’estrazione per operazioni di copertura (il cosiddetto hedging).

Nel medio termine però le cose potrebbero cambiare, anche perché ci sono altre “materie prime” – componenti, in particolare – delle quali le filiere dell’orologeria e gioielleria di alta gamma non avrebbero potuto prevedere ingenti aumenti e cali dell’offerta. Come per oro, argento, platino e pietre preziose però, il vantaggio dell’hard luxury e dalla gioielleria in particolare è la scarsa delocalizzazione avvenuta nei decenni e il fatto che non si tratti certo di produzioni di massa, bensì di nicchia.

Il made in Swiss per gli orologi di lusso e il made in France o in Italy per la gioielleria mette al sicuro, in grande parte, dai colli di bottiglia e scarsità di componenti che stanno sperimentando altri comparti, dall’elettronica al tessile-moda-abbigliamento. Come evidenzia l’ultimo Focus Commodity della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, l’indice dei metalli preziosi è quello che, dal dicembre 2020, è rimasto più stabile: a crescere vistosamente, come sappiamo, sono stati in primis quelli di energia e metalli non preziosi, come l’acciaio per uso industriale. Da qui alla fine dell’anno molto dipenderà – persino per le quotazioni di oro, argento, palladio e platino – dall’evolvere della pandemia, dalle varianti e dai vaccini.

«Nei mesi scorsi i prezzi dei metalli preziosi hanno registrato una diminuzione per il rafforzamento del dollaro americano e le aspettative di un’imminente riduzione degli acquisti obbligazionari da parte della Federal Reserve – scrive Daniela Corsini, economista specializzata in materie prime nel Focus di Intesa Sanpaolo –. Inoltre, il consolidamento della crescita economica mondiale, le aspettative di pressioni inflazionistiche solo transitorie e l’avanzamento delle campagne vaccinali hanno limitato la domanda di investimento in beni rifugio quali oro e argento, favorendo la riduzione delle posizioni in Etf aventi oro fisico come sottostante, che hanno quindi tagliato le esposizioni sul metallo giallo». Anche se i mercati finanziari stanno perdendo interesse nell’oro, sottolinea Daniela Corsini, altre componenti della domanda si rafforzano: «I rischi di inflazione e l’incertezza sull’andamento dell’epidemia hanno alimentato la domanda di lingotti e monete e la rinnovata spinta verso la diversificazione delle riserve valutarie ha sostenuto la domanda di oro nel settore ufficiale: nel 2° trimestre 2021 gli acquisti di oro delle banche centrali sono cresciuti di oltre il 200% e hanno rappresentato circa il 20% della domanda complessiva».

Riproduzione riservata ©

Consigli24: idee per lo shopping

Scopri tutte le offerte

Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link, Il Sole 24 Ore riceve una commissione ma per l’utente non c’è alcuna variazione del prezzo finale e tutti i link all’acquisto sono accuratamente vagliati e rimandano a piattaforme sicure di acquisto online

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti