Idee economiche per centrare la ripresa

La giusta misura della produttività

di Michael Spence e Sandile Hlatshwayo

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(Agf)


4' di lettura

Gli economisti si occupano non solo di affrontare con attenzione domande difficili, ma anche della loro stessa formulazione. A volte, il ripensare tali domande può essere la chiave per trovare le risposte di cui abbiamo bisogno.Si consideri il dibattito sulla produttività. Gli economisti che cercano di spiegare l’evidente rallentamento strutturale della crescita della produttività si sono posti la seguente domanda: dov’è la crescita mancante?

Le loro risposte riguardano preoccupazioni circa misurazioni, spostamenti strutturali sul mercato del lavoro, potenziale scarsità di opportunità di investimento, innovazioni tecnologiche che affievoliscono la produttività, e disparità di competenze tecnologiche.

Ma può essere anche utile considerare un interrogativo più basilare: quanta crescita della produttività si vuole realmente e a quale costo?

Non c’è dubbio che la crescita della produttività sia auspicabile. È un fattore primario di crescita del Pil (soprattutto nei Paesi in cui l’incremento della forza lavoro è in fase di rallentamento) e di aumenti netti del reddito. Una forte crescita del Pil e redditi in aumento possono quindi supportare il soddisfacimento di bisogni e desideri umani fondamentali.

Questo legame è particolarmente chiaro nei Paesi in via di sviluppo, dove espansione economica e reddito crescente sono precondizioni per la riduzione della povertà ed il miglioramento di salute ed educazione. Ma il legame tra crescita aggregata e benessere individuale non è meno evidente nei Paesi avanzati.

Ma ciò non significa che l’obiettivo primario dei politici dovrebbe essere la crescita della produttività. Le società – compresi i governi e gli individui – si preoccupano di una serie di cose, dall’assistenza sanitaria e la sicurezza all’equità e la libertà. Poiché la crescita della produttività – e, quindi, quella del Pil e del reddito – fa avanzare questi obiettivi sociali, essa è molto auspicabile.

C’è però una tendenza tra gli economisti ed i responsabili politici ad accordare un’importanza eccessiva a tali misure di performance relative al mercato, trascurando però la ragione per cui tale performance è importante: il benessere umano. Gli sforzi per attuare un quadro più completo per la valutazione delle prestazioni economiche, che rifletta bisogni e desideri sociali, sono stati in gran parte senza successo.

Per determinare quanta crescita della produttività si vuole, è necessario avere una visione più ampia, che permetta di decidere come meglio allocare le risorse limitate della società, in particolare la risorsa più preziosa, quella umana. Tale prospettiva dovrebbe riconoscere la possibilità che le misure correlate al mercato, in particolare la crescita del reddito reale, non siano adesso importanti quanto in passato. Ed essa deve tener conto delle priorità di una società, emergenti dai modi in cui i suoi membri utilizzano le loro risorse.

A partire dalla seconda guerra mondiale, le scoperte e i progressi relativi alla salute, ad esempio, hanno portato enormi benefici sociali: aumento della longevità e riduzione della mortalità e della morbilità infantile, non solo produttività e Pil più elevati. Questo è il motivo per cui il governo degli Stati Uniti, per esempio, investe tanto nella ricerca medica.

Il rendimento economico degli investimenti pubblici è ancora più difficile da calcolare per la spesa legata alla sicurezza, ambito in cui le risorse totali per miglioramenti e la loro efficacia potrebbero essere impossibili da determinare. Ma non c’è dubbio che la sicurezza abbia una forte peso nei confronti del benessere delle persone e quindi sull’allocazione delle risorse.

In alcuni casi, i desideri delle persone possono effettivamente scontrarsi con l’obiettivo di migliorare la produttività. I social media, ad esempio, sono stati spesso oggetto di osservazioni sarcastiche per il loro debole, o addirittura nullo, contributo ad essa. Ma la produttività non è il punto centrale dei social media. Quello che la gente valuta riguardo ad essi è la connettività, l’interazione, la comunicazione e lo svago che essi consentono.

Infatti, per molti individui, in particolare nei Paesi più sviluppati, la priorità assoluta non è semplicemente diventare più ricchi, ma piuttosto vivere una vita più agiata. Allorché le società diventano più ricche, il valore relativo posto sulle diverse dimensioni della vita può cambiare. L’allocazione delle risorse delle società seguirà in modo impreciso ma continuo queste variazioni. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di risorse umane, ma a lungo termine le risorse pubbliche tendono anche a rispondere alle stesse preferenze e agli stessi valori, indipendentemente dalle imperfezioni dei nostri meccanismi di scelta sociale.

Questo tipo di evoluzione non riguarda esclusivamente i Paesi ad alto reddito. La Cina ha raggiunto la fase nella quale l’attenzione centrata su produttività e crescita del Pil corrisponde al senso di benessere del comune cittadino.

Tutto ciò suggerisce che una parte sostanziale del declino della crescita della produttività non può essere il risultato di un grave problema di allocazione di risorse o una conseguenza di cicli tecnologici innovativi esogeni su cui abbiamo poco controllo. Piuttosto, potrebbe riflettere spostamenti spontanei nelle priorità verso diverse dimensioni del benessere.

Tali spostamenti non sono senza rischi. Senza una crescita della produttività, i redditi di coloro che si trovano all’estremità inferiore della distribuzione rimarranno probabilmente piatti, esacerbando le disuguaglianze. Non c’è dubbio che le società potrebbero incrementare sostanzialmente la produttività e la crescita del reddito se riuscissero a reimpiegare completamente le proprie risorse in tale direzione.

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