Opinioni del Sole

La globalizzazione? È appena iniziata

di John Pearson

(Agf)

3' di lettura

Dopo 33 anni di attività nell’industria della logistica globale, continuo a restare meravigliato da quanto l’economia mondiale sia ancora poco globalizzata. Questa mia premessa potrebbe sembrare ipocrita, visti i timori spesso associati alla globalizzazione. Ma in un momento in cui populismi e nazionalismi minacciano di prendere il sopravvento, e mentre il multilateralismo si ritrova sempre più spesso sotto accusa, è importante stabilire come stanno le cose.

Si stima che appena il 20% della produzione economica mondiale venga avviata all’esportazione. Globalmente, gli investimenti aziendali nell’acquisire, organizzare ed espandere le operazioni internazionali ammontano a meno del 10% del totale della composizione del capitale fisso. Solo il 3% degli individui vivono al di fuori dei confini dei Paesi in cui sono nati. E, secondo le stime dell’Unione postale universale, il numero dei pacchi spediti sulla rete internazionale equivale ad appena l’1,3% di quelli spediti sulle reti nazionali dei vari Paesi.

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Per di più, benché si parli spesso di filiere di rifornimento globali, non bisogna dimenticare che per la maggior parte queste filiere sono in realtà regionali. Questo andamento è documentato dal Global Connectedness Index 2018 di Dhl, sulla base delle analisi sviluppate dai ricercatori della Stern e Iese Business Schools dell’Università di New York. Sotto questo punto di vista, il fattore determinante della crescita economica in molte parti del mondo non è tanto la globalizzazione di per sé, quanto la regionalizzazione dell’economia mondiale.

Il commercio transfrontaliero, che sia di dimensioni globali o regionali, costituisce uno stimolo allo sviluppo economico. Gli oltre 4,5 miliardi di persone che vivono in Asia promettono di diventare in futuro una forza economica inarrestabile.

I progressi compiuti nell’accesso all’economia mondiale vengono alla ribalta nei posti più impensati. Paesi come Cambogia, Malesia, Mozambico, Singapore e Vietnam rappresentano le eccellenze a livello globale per flussi internazionali reali, rivelatisi superiori alle previsioni basate su dimensioni, ricchezza, lingua o prossimità. Quattro di questi cinque Paesi si trovano in Asia e uno in Africa. Questo la dice lunga sulle future dinamiche dell’economia globale.

Personalmente, ricordo ancora un mondo in cui non esisteva il commercio online, quando i rappresentanti commerciali delle aziende erano costretti a viaggiare in continuazione in giro per il mondo per distribuire i loro cataloghi. E quando facevano ritorno a casa, speravano di ricevere le ordinazioni per posta. Tutto questo oggi è possibile con un clic.

Il commercio incoraggia una vera partecipazione nell’economia globale ed è in grado di aiutare i singoli Paesi sia ad affinare le competenze dei loro cittadini come a migliorare la qualità delle loro infrastrutture. A trarne i maggiori vantaggi saranno soprattutto le classi medie, sempre più produttive, dei Paesi emergenti. Si è ormai conclusa l’epoca in cui l’accesso pressoché immediato al flusso dei beni e servizi che compongono l’economia globale era prerogativa quasi esclusiva delle classi agiate di questi Paesi.

In tale contesto, è importante notare che l’e-commerce non è affatto unidirezionale. I negozi online facilitano gli scambi commerciali e fanno aumentare le opportunità in tutte le direzioni. E questo vale anche per i piccoli produttori artigianali negli angoli più sperduti del pianeta. Oggi anche costoro sono in grado di collegarsi con i loro clienti su scala globale.

Così facendo, il commercio globale contribuisce ad avvicinare i Paesi e ad accrescere la loro ricchezza. L’industria della logistica globale è al contempo il beneficiario e il catalizzatore di questa sempre maggiore connettività.

È altresì vero che, come conseguenza dei cambiamenti economici, si perdono posti di lavoro in alcuni settori, Paesi e regioni. Allo stesso tempo, si crea nuova occupazione in altre industrie, Paesi e regioni.

Infine, non dobbiamo dimenticare che dal 1990 a oggi la globalizzazione ha rappresentato un fattore determinante nel ridurre la povertà estrema. Il numero delle persone indigenti è passato da 1,9 miliardi a 736 milioni. Se teniamo conto dell’aumento considerevole della popolazione mondiale, questo appare come un risultato ancor più impressionante.

Se vogliamo portare avanti questi successi, dovremo adoperarci ancor di più per eliminare le restanti barriere al commercio e all’accesso alle informazioni. In questo modo, anche coloro che vivono nei luoghi più remoti potranno trarre beneficio dalla crescente ricchezza globale.
Ceo di Dhl Express

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