ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’allerta della Difesa

«La Gorshkov tra sette giorni a Gibilterra»: arriva nel Mediterraneo la fregata russa sorvegliata speciale della Nato

Armata di missili ipersonici Zircon, viaggiano a 9mila km/ora

di Marco Ludovico

(EPA)

3' di lettura

Dopo l’annuncio di Vladimir Putin e del ministro della Difesa Sergei Shoigu della partenza dal porto di Severomorsk, a nord di Murmansk, ora è già all’altezza delle coste norvegesi. Fila dritta in direzione stretto di Gibilterra per entrare nel Mediterraneo. Tempo previsto: una settimana, più o meno. La fregata russa Admiral Gorshkov, la seconda della sua classe dopo l’Admiral Kasatonon, già in navigazione nel Mare Nostrum, è attesa con la massima attenzione dal dispositivo militare Nato presente nell’area. Americani, francesi e italiani in totale simbiosi. Con un assetto interforze, navale innanzitutto, ma anche aereo, ma soprattutto attrezzato in uno scambio informativo in tempo reale. Condivisione permanente, interazione continua.

Missili Zircon: 9mila km/h di velocità

La Gorshkov, a differenza della Kasatonon, è dotata di missili ipersonici Zircon. Dalle prestazioni strabilianti: capaci di viaggiare a velocità elevatissime, superiori ai 9.000 chilometri l’ora; di attaccare obiettivi, navali o terrestri, da quote molto alte, fino a 40mila metri. Nell’andamento del conflitto russo-ucraino, non proprio esaltante per Mosca, l’invio della Gorshkov risulta così una sorta di esibizione muscolare. Segnale di potenza, di forza ostentata, ipertrofica. Ma l’Alleanza Atlantica non si fa certo intimidire. La fregata russa è seguita passo passo. Fin dalla sua partenza dalle coste russe.

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La postura della Nato

L’idea del lancio di un missile ipersonico Zircon nel Mediterraneo è quasi soltanto teorica. Se davvero i russi decidessero di premere il bottone, si scatenerebbe uno scontro immediato, deflagrante, su larga scala. Senza limiti, con il dispositivo Nato al massimo della sua capacità offensiva, già pronto a questo scenario apocalittico. Ipotesi, tuttavia, teorica, ma non per questo priva di concretezza e di azioni pratiche considerate se si dovessero tradurre in fatti concreti. Di certo, dall’ingresso nello stretto di Gibilterra, ma anche prima, la Gorshkov è una sorvegliata speciale della Nato. Ogni mossa, posizione o azione seguita millimetricamente da francesi, americani e italiani.

Nel Mare Nostrum una decina di navi russe

Nel Mediterraneo ci sono già una decina di unità navali di Mosca. La Admiral Kasatonon ha svolto diverse attività in mare operando dalla base di Tartous in Siria. La crescente presenza russa in Mediterraneo da fine 2021, in termini quantitativi e qualitativi, è stata più volte segnalata dal capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Confermata dal capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino: ha più volte sottolineato la necessità di aumentare le attività in mare della nostra flotta per fornire supporto adeguato all’Alleanza nella sorveglianza del Mediterraneo.

La minaccia alle infrastrutture strategiche

In queste ore, nel balletto di annunci da Mosca per una tregua rivelatasi quantomeno ambigua, l’arrivo della Gorshkov è una carta strategica piazzata nella comunicazione bellica di Putin. Le navi russe operano anche in modo ravvicinato alle coste italiane: così possono tenere d’occhio il gruppo portaerei statunitense ormai stabile in zona, prevalentemente tra l’Adriatico e lo Ionio. Guarda caso, le aree di operazione delle unità navali di Mosca finiscono spesso per sovrapporsi ai tracciati sottomarini delle infrastrutture strategiche energetiche e di telecomunicazioni: gasdotti, oleodotti, cavi telematici ed elettrici.

Operazione “Fondali sicuri”

Così la Marina italiana, come ha richiamato alcuni giorni fa il comandante in capo della Squadra Navale, ammiraglio Aurelio De Carolis, oltre alla presenza nel Mediterraneo in funzione di deterrenza anti-russa ha attivato già all’indomani dell’incidente nel Baltico una nuova operazione denominata Fondali Sicuri nell’ambito della più ampia missione di vigilanza marittima svolta dalla Marina. Azione, dunque, a tutto campo. In termini operativi, uno sforzo militare come non si vedeva da molti anni.


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