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La Gran Bretagna scongela le cedole: per le banche payout al 25% degli utili

La Bank of England, dopo una serie di stress test, ha dato il via libera allo scongelamento dei dividendi, bloccati da mesi

di Simone Filippetti

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(REUTERS)

La Bank of England, dopo una serie di stress test, ha dato il via libera allo scongelamento dei dividendi, bloccati da mesi


3' di lettura

LONDRA - L’Inghilterra riapre ufficialmente la stagione dei dividendi di Borsa. Dopo un anno di digiuno, la prossima primavera le banche potranno tornare a distribuire cedole. Gli azionisti, rimasti all’asciutto nel 2020, trovano sotto l’albero di Natale un super regalo da 8 miliardi di sterline (il monte cedole stimato). Un regalo che sazia la fame di cedole a parte degli investitori istituzionali, dai fondi pensione alle fondazioni accademiche, finiti sotto pressione per la mancanza di incassi dalle loro partecipazioni.

La Bank of England, dopo una serie di stress test, ha dato il via libera allo scongelamento dei dividendi, bloccati da mesi: per il governatore Andrew Bailey, le banche di Sua Maestà sono solide abbastanza da poter pagare cedole nel 2021, anche nello scenario peggiore. Nell’ultimo trimestre, le banche inglesi avevano esibito degli utili superiori alle stime. L’atteso sblocco dei dividendi ha, però, delle limitazioni: potrà essere distribuito ai soci non più del 25% degli utili sommati del 2019 e 2020; oppure lo 0,2% del valore dei rischi in bilancio. Si sceglierà in base al maggiore dei due parametri. Oltre a un tetto massimo per le cedole, l’autorità di vigilanza britannica ha posto anche un freno sui controversi bonus dei banchieri: monitorerà affinché le banche non siano troppo generose coi loro top manager, vista la situazione economica difficile che il paese dovrà affrontare.

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Che la Gran Bretagna eliminasse il divieto sui dividendi era nell’aria, dopo che già le due più grandi banche del paese avevano lasciato intendere un’apertura in tal senso: HSBC, il più grande istituto in Europa per capitalizzazione (oltre 80 miliardi di sterline), e Barclays, la seconda banca inglese, sono state le prime, un mese fa, a fare da apripista. Il terzo trimestre, annunciato a fine ottobre, si è chiuso con un utile lordo in calo del 36% a 3,1 miliardi di dollari, per colpa sì della pandemia, ma con molti meno accantonamenti del previsto. Per Barclays, l’utile è stato più risicato, “solo” 196 milioni, ma la presenza del segno più sull’ultima riga di bilancio, per entrambe le banche, è stata la notizia incoraggiante.

Tanto incoraggiante che la Borsa ha già scontato un ritorno alla normalità: il colosso bancario anglo-cinese è stato protagonista di un rally di oltre il 20% da ottobre a oggi; Barclays è balzata da 98 a oltre 140 pence. In realtà, la strenna della Bank of England è solo un effetto traslazione: lo scorso marzo l’autorità bancaria britannica aveva vietato agli istituti di pagare i dividendi già previsti per il 2002, basati sui bilanci del 2019, e dunque prima dell’epidemia. Lo stesso aveva fatto la Bce. Il fiume di denaro in arrivo per i soci delle banche nel 2021 è semplicemente quello non incassato quest’anno.

La mossa della BoE batte in velocità l’Europa, le cui banche non possono tuttora pagare cedole di qualsiasi tipo. Dal vaccino anti-Covid ai dividendi di Borsa, è come se in vista della Brexit, la Gran Bretagna abbia deciso di ingaggiare una battaglia indiretta con il Vecchio Continente a suon di tachimetro. Nel caso delle cedole, l’EBA, l’organismo che riunisce tutte le banche dell’Eurozona, e la Bce devono ancora sciogliere la loro riserva: Andrea Enria, il presidente della vigilanza europea, e la numero uno Christine Lagarde, erede di Mario Draghi, dovranno decidere nei prossimi giorni. Di fronte al “liberi tutti”, seppur con limiti, della Banca centrale inglese, difficilmente l’Europa potrà rimanere inerte. In caso di proroga del divieto di pagare cedole, si creerebbe un’asimmetria sul mercato: alle stesse condizioni, gli investitori preferirebbero comprare titoli di una banca (inglese) che distribuisce dividendi a una (europea) che non lo fa.

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