il personaggio

La grande ascesa di Milleri, da fornitore a capo-azienda

di Marigia Mangano

(Imagoeconomica)

6' di lettura

Tutto è partito da un rapporto di buon vicinato. Il legame tra Francesco Milleri, da un mese amministratore delegato di Luxottica, e Leonardo Del Vecchio, fondatore del colosso degli occhiali, si è consolidato nella crescita e gestione manageriale del gruppo ma, sorprendentemente, è nato sulla strada che divide la casa del patron di Luxottica dall’abitazione del manager, oggi in ascesa nell’organico del colosso. Insomma, erano semplicemente vicini di casa.

Il Sole 24 Ore ha ricostruito il percorso imprenditoriale di Francesco Milleri e la scalata del manager ai vertici del gruppo Luxottica. Una crescita, sia nel rapporto personale con il fondatore Leonardo Del Vecchio, sia nei ruoli via via ricoperti all’interno del gruppo degli occhiali, che si è sviluppato negli ultimi quindici anni. Ed è culminato un mese fa con una designazione ufficiale e “pubblica”.

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E’ stato lo stesso Del Vecchio, in occasione del quarto ribaltone al vertice degli ultimi tre anni, con l’uscita dell’ex ceo Massimo Vian e la nomina di Francesco Milleri come capo azienda, a sigillare il passaggio di consegne: «Considerata la mia età, ho espressamente voluto che nel contratto sottoscritto con Essilor, sia Francesco Milleri a sostituirmi nel caso io venissi a mancare», ha dichiarato l’imprenditore di Agordo in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera lo scorso 15 dicembre.

Il primo mandato

Vicini di casa, si diceva. E proprio nel contesto dell’amicizia tra Milleri e Del Vecchio (e quella delle rispettive mogli e figli) si sarebbero create le condizioni per l’assegnazione di un mandato di consulenza e per consolidare il rapporto di fiducia. Milleri, 57 anni, imprenditore attraverso la Milleri & associati, oggi trasformata in Mea srl, era, ed è tutt’ora, il proprietario di una società che, di mestiere, sviluppa soluzioni e pacchetti applicativi per gli ambienti Sap. Insomma vende software. E Luxottica, nel 2007, aveva bisogno proprio di questo. All’epoca il gruppo degli occhiali guidato dall’ex amministratore delegato Andrea Guerra decise di investire nella migrazione al sistema gestionale Sap. Si racconta che fu proprio Leonardo Del Vecchio a presentare il consulente agli ex vertici di Luxottica, suggerendo di affidare un mandato alla società di Milleri. Si trattava, ad ogni modo, di un contratto marginale, del valore di un paio di milioni di euro. Nulla in confronto al costo del progetto nel suo complesso che fu affidato ad Accenture.

Dal 2007 al 2014 l’implementazione del sistema Sap, secondo alcune fonti, diventò per Milleri l’occasione per capire come funzionava il gruppo Luxottica. Ma soprattutto cosa “non funzionava” all’interno del colosso degli occhiali. Milleri aveva in mano la mappa del sistema industriale del gruppo: dirigenti, mercati, prodotti, e soprattutto i problemi gestionali. E questo in virtù della posizione privilegiata da cui poteva osservare tutti i dati, dai fornitori ai clienti finali. Una visione ampia che ha permesso al manager di iniziare a dialogare con il patron del gruppo nel merito dei problemi societari.

All’epoca l’imprenditore di Agordo viveva a Montecarlo e Milleri era il suo referente su cosa succedeva in azienda in sua assenza, tanto che Del Vecchio era solito presentarlo all’esterno come il «mio segretario». Il vero salto, sottolinea una fonte, ci sarebbe stato in occasione dell’uscita dell’ex ceo Andrea Guerra, nel 2014. Decisivo il sostegno di Milleri al fondatore. Il consulente ormai aveva capito l’azienda dall’interno e, in un passaggio difficile per il gruppo, avrebbe rassicurato Del Vecchio sulla futura gestione di Luxottica.

Da quel momento, Milleri è diventato l’unico manager con un rapporto esclusivo e di piena fiducia con Leonardo Del Vecchio. Zero deleghe, ma tanto potere. Consigliere, amico e presenza costante nella vita del fondatore. Tanto che da allora, ogni mattina lo va a prendere a casa, fanno colazione insieme e arrivano intorno alle 9 in Luxottica. Milleri è un punto fermo nelle scelte che coinvolgono il gruppo Luxottica. Molte le soluzioni anche brillanti, come quella con cui Milleri ha consentito a Del Vecchio di avere sul suo cellulare il pieno controllo di tutto il sistema distributivo di Luxottica. Un mondo complesso, di migliaia di store sparsi per il mondo, in una semplice App.

Tuttavia, proprio il ruolo centrale del consulente avrebbe rappresentato crescente motivo di tensione al vertice del gruppo e, secondo alcune fonti, anche la causa scatenante dell’uscita di diversi manager storici. Si racconta, in proposito, che una settimana dopo le dimissioni di Guerra e la nomina di Enrico Cavatorta alla guida di Luxottica, il consulente avrebbe inviato alla prima linea del gruppo l’agenda di tutti i temi che Del Vecchio avrebbe dovuto affrontare nelle settimane successive. La situazione, inevitabilmente, avrebbe scatenato un acceso confronto tra il neo amministratore delegato e l’amministratore “ombra” Milleri. Scontro rientrato sul momento, salvo poi precipitare nuovamente qualche settimana dopo con l’uscita di Cavatorta, a un mese dalla sua nomina.

All’epoca la scelta di Milleri come capo azienda non era matura. Lo diventò in occasione del divorzio, dopo appena un anno di incarico, dell’ex ceo Adil Mehboob-Khan, che sancì il ritorno in prima linea dello stesso fondatore. Fu allora che Del Vecchio si convinse di avviare la macchina per l’ingresso ufficiale di Milleri in Luxottica, non più come consulente, ma come dirigente. Tanto più che proprio la presenza sempre più centrale del manager nelle scelte strategiche di Luxottica («è Milleri che ha raggiunto l’accordo con Essilor in soli 15 giorni» ha svelato Del Vecchio al Corriere della Sera), secondo i ben informati, era diventata incompatibile con la nomina di un qualsiasi nuovo Ceo esterno ed interno. La scalata, così, è stata rapidissima: a marzo del 2016 Milleri è entrato in cda, ad aprile dello stesso anno è stato nominato vice presidente e a dicembre scorso è diventato amministratore delegato di Luxottica.

Il raddoppio del contratto

La storia del Milleri “manager” va di pari passo con quella del Milleri consulente. Man mano che cresceva il suo ruolo in Luxottica anche le sue società personali diventavano sempre più centrali nella gestione dei servizi It di Luxottica. L’ingresso di Milleri nel consiglio di amministrazione di Luxottica e i successivi ruoli da lui ricoperti hanno reso obbligatorio la comunicazione del valore dei contratti in quanto parte correlata. Gli ultimi documenti depositati alla Sec danno uno spaccato del valore di quei contratti a partire dal 2013. Il corrispettivo pagato da Luxottica alla Milleri e associati è passato da 4,4 milioni (2013) a 4,9 milioni (2014), per poi incrementarsi fino a 16,5 milioni (2015) e 11,9 milioni nel 2016. Nella nota integrativa allegata al bilancio 2016 del gruppo Luxottica si riferiva di un contratto per il 2017 e il 2018 affidato alla stessa società del valore complessivo di 10 milioni di euro l’anno. In realtà, secondo quanto risulta al Sole24 Ore, a ottobre scorso quello stesso contratto è stato raddoppiato e la Milleri e associati ha firmato un nuovo mandato per il triennio 2017-2019 di 60 milioni, e cioè di 20 milioni l’anno. In tutto dunque, considerando anche l’ultimo contratto si tratta di 97,7 milioni di euro. Questo senza considerare i corrispettivi incassati dal 2007 al 2013, anche se in proposito alcune fonti parlano di valori assai più contenuti.

Se si guarda poi ai conti della Mea srl il confronto è ancor più significativo. La società alla fine del 2016 aveva un attivo netto di 30 milioni, un fatturato di 20,2 milioni e un utile di 2,4 milioni. Tre anni prima, nel 2014, l’attivo era di 7 milioni, il fatturato di 500 mila euro e la società era in perdita. La differenza si spiega anche con la girandola di fusioni realizzata in capo alla Mea srl (in passato denominata Ventuno srl) con l’incorporazione di diverse società che facevano capo al manager, come IDoq, Hurema, Kevo, Exstone solo per citarne alcune. A gennaio del 2017 Milleri ha rassegnato le dimissioni dal board della Mea srl, oggi composto dai professionisti Silvia Ronchi e Stefano Reggiani.

Luxottica, interpellata dal Sole24 Ore, «conferma la revisione avvenuta a ottobre del contratto con la Mea, società di cui Milleri è socio, di cui sarà data, come in passato, puntuale evidenza nella relazione finanziaria annuale in pubblicazione a marzo». «L’accordo», spiegano dalla società, «è stato esaminato dagli organi sociali preposti al controllo in linea con quanto previsto dalla procedura per le operazioni con parti correlate. È stato inoltre approvato dal Consiglio di Amministrazione e il suo importo annuale corrisponde a meno del 10% del totale della spesa IT e in digitalizzazione del Gruppo».

Completano la rete di società riconducibili a Milleri la Acqua mundi e la Società di centri diagnostici. La prima, Acqua mundi, è stata costituita a inizio 2016 e ricapitalizzata per 12 milioni di euro a settembre 2016. La nuda proprietà è intestata al figlio Matteo e l’usufrutto fa capo a Francesco Milleri. A questa società fanno capo le Terme di Fontecchio a Città di Castello.

Infine, la Società di gestione dei centri diagnostici, costituita nel 2005. Non è mai stata operativa – unico bilancio pubblicato nel 2006 – pur non essendo mai stata formalmente liquidata. Nel libro soci, oltre a Milleri con una quota del 10% (corrispondente ad un valore simbolico di mille euro), figura anche Paolo Veronesi con un pacchetto identico di azioni. Proprio di recente Del Vecchio, attraverso Delfin H, il cui unico amministratore è Milleri ed è destinata a diventare una Fondazione, è entrato nello Ieo con una quota del 18,4% del capitale dell’Istituto fondato da Umberto Veronesi. Ma la scelta di investire nello Ieo, riferiscono fonti vicine a Luxottica, sarebbe stata una decisione personale del fondatore.

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