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La Grecia corteggia il business, flat tax per i grandi investitori stranieri

Atene è pronta ad offrire generosi incentivi fiscali per riportare nel Paese gli investitori stranieri: una flat tax da 100mila euro sui redditi globali per chi si trasferisce (e investe) in Grecia, taglio alla corporate tax e alla tassa sui dividendi.

di Michele Pignatelli


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Il premier greco Kyriakos Mitsotakis

3' di lettura

Da Cenerentola d’Europa a paradiso dei ricchi investitori stranieri grazie a una politica di generosi incentivi fiscali. È questo il piano della Grecia pro-business del premier Kyriakos Mitsotakis, pronta a introdurre una flat tax da 100mila euro sui redditi globali dei grandi investitori che trasferiscano la residenza fiscale in Grecia (il cosiddetto programma non-dom) e ad alleggerire le imposte societarie pagate nel Paese ellenico e quelle su dividendi ed esercizio delle opzioni su azioni.

Il pacchetto fiscale
Le misure sono parte della legge fiscale che sarà sottoposta al Parlamento nella seconda metà di novembre. Più in dettaglio, stando alla bozza resa pubblica per consultazione, è previsto un taglio della corporate tax dal 28 al 24% e un dimezzamento della tassa sui dividendi, dal 10 al 5 per cento.

Per quanto riguarda l’esercizio delle opzioni, anziché tassare il ricavato come redito, si pensa ad una tassa una tantum del 15 per cento.

La misura più interesante appare però proprio il programma non-dom che - ispirandosi tra l’altro, almeno in parte, al regime introdotto anche in Italia con la Legge di bilancio 2017 - offre ai soggetti non residenti la possibilità di pagare una tassa annuale da 100mila euro sui redditi guadagnati fuori dalla Grecia, più 20mila euro per ogni membro della famiglia.

Per poterne beneficiare occorre però rispettare due requisiti fondamentali: prendere la residenza in Grecia e risiedervi effettivamente almeno 183 giorni all’anno, investire 500mila euro nell’economia nazionale (immobiliare, mercato azionario e obbligazionario gli ambiti interessati) nei primi tre anni da residenti. Il beneficio fiscale sarà ancora maggiore per chi è disposto a spendere di più: la tassa scende infatti a 50mila euro con investimenti pari a 1,5 milioni, a 25mila se gli investimenti sono pari a tre milioni.

Il programma ha una durata di 15 anni e garantisce chi decida di beneficiarne contro eventuali cambiamenti futuri nelle politiche governative.

Fondamentali in miglioramento
L’obiettivo del governo, a un anno dall’uscita dall’ultimo piano di salvataggio internazionale, è chiaro: attrarre soprattutto investimenti che creino lavoro. per sostenere una ripresa che anche le ultime previsioni di autunno della Commissione europea confermano robusta: +1,8% la crescita del Pil quest’anno, 2,3% l’anno prossimo. Meno del 2,8% auspicato dall’esecutivo, ma pur sempre il doppio della media dell’Eurozona.

LA CRESCITA

Var. % annua del Pil (Nota: *stime; Fonte: Commissione Ue)

Il debito rimane molto alto, ma l’anno prossimo dovrebbe scendere sotto il 170% del Pil grazie a un surplus di bilancio conseguito ormai da quattro anni consecutivi.

IL DEBITO PUBBLICO

In % del Pil (Nota: *stime; Fonte: Commissione Ue)

E cala anche la disoccupazione, seppure ancora alta: se nel 2021 scenderà al 14%, come nelle ultime proiezioni della Commissione, sarà dimezzata rispetto all’apice raggiunto nel periodo di crisi.

Investimenti ancora insufficienti

Dell’attratività per gli investitori il premier Mitsotakis e il suo partito, Nea Dimokratia , hanno fatto una bandiera sin dalla campagna elettorale che a luglio li ha visti sconfiggere la sinistra di Alexis Tsipras. Il governo, poi, ha subito sbloccato il piano Hellinikon, la riqualificazione e sviluppo immobiliare e turistico del vecchio sito aeroportuale, ha concesso permessi a lungo congelati alla canadese Eldorado Corp nel settore minerario, punta ad accelerare il piano privatizzazioni.

E ora, con il pacchetto fiscale in rampa di lancio, vuole colmare il gap ancora esistente tra gli investimenti in capitale fisso (macchinari, impianti, edifici industriali) prima della crisi, quando erano al 20,6% del Pil, e il livello attuale, stimato al 13,1% per il 2020.

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