il reportage

La Grecia esce dal bailout dopo otto anni di austerità

dal nostro inviato Stefano Carrer


default onloading pic
(REUTERS)

4' di lettura

KASTELLORIZO - L’Europa finisce in una piccola baia a ferro di cavallo, su un mare di cobalto contornato da edifici color pastello: il massimo di una Grecia da cartolina, nella minuscola e remota isola di Kastellorizo, la più sudorientale del Dodecanneso, separata solo da un paio di chilometri di acque cristalline dalla costa dell’Asia minore. È la Castelrosso della dominazione italiana, la scenografia del film da Oscar “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. Trecento residenti. Una Grotta Azzurra più bella e grande che a Capri, ma anche un robusto presidio militare.

Qui, nell’aprile 2010, l’ex premier George Papandreou annunciò la resa del Paese nella guerra delle finanze pubbliche e dei mercati, con l’accettazione del maggior “salvataggio” della storia. Qui sarebbe dovuto arrivare oggi l’attuale primo ministro per annunciare l’uscita finale da tre consecutivi bailout. Ma Alexis Tsipras è rimasto ad Atene: dopo le feroci polemiche sulla gestione degli incendi di luglio nell’Attica orientale, sta vivendo la sua fase politica più difficile dai tempi delle psicodramma nazionale dell’estate 2015, quando condusse una emotiva campagna per il “no” all’austerita' (un “oxi” che richiamava l’orgoglioso rifiuto all’ultimatum di Mussolini del 1940 e che dà oggi il nome alla festa nazionale), per poi accettare – solo pochi giorni dopo il vittorioso referendum - tutte le imposizioni dei creditori al fine di evitare l’uscita dall’euro.

Tsipras aveva anche pensato di invitare ad Atene alcuni leader europei: ipotesi rivelatasi impraticabile, anche per la riluttanza altrui a rischiare di sponsorizzare una narrativa di partito secondo cui è stato proprio il governo guidato dalla sinistra radicale – rilevatosi pragmatico più che ideologico – a tirare fuori la Grecia dalla crisi provocata da socialisti e centrodestra. Così la sera del 20 agosto 2018 sarà Grexit senza celebrazioni, nella versione più edulcorata: non un addio all’euro e tantomeno alla Ue, ma la fuoriuscita dal commissariamento delle politiche economiche, che Tsipras imposta come un riacquisto di indipendenza, psicologicamente fondamentale per un Paese che tra poco più di due anni e mezzo celebrerà i due secoli dell'avvio della guerra contro l'impero ottomano che ne fece una nazione (da allora sempre orgogliosa e quasi sempre in sostanziale bancarotta). Non proprio una “uscita pulita”, visto che Atene resterà soggetta a un occhiuto monitoraggio trimestrale e si è dovuta impegnare nella “mission impossible” di forti avanzi primari costanti fino al 2060. Ma Tsipras sottolinea il recupero di più ampi spazi di intervento governativo autonomo e intanto fa il buon europeo, tra l’accordo storico con Skopje e quello recentissimo con la Merkel per riprendersi i migranti registrati in Grecia e poi scappati in Germania.

La Nuova Odissea: da Kastellorizo a Itaca

Se il controverso ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis aveva definito l’euro un Hotel California, nel weekend anche al grazioso Hotel Kastellorizo si può fare il check-out quando si vuole, ma non si può uscire (dall'isoletta). L’ultimo traghetto – il gigantesco Nisson Chios da 141 metri, che costringe la nave da guerra della Marina greca a uscire in rada perché da solo occupa mezza baia – parte il venerdì mattina: il successivo collegamento con Rodi è il lunedì, mentre il singolo volo del weekend con il piccolo DCH-8-100 della Olympic è sempre pieno. Unica possibilità: prendere un traghettino che issa a poppa la bandiera greca e a prua quella turca, per dirigersi in un quarto d’ora verso i brulli contrafforti, vagamente minacciosi, dei monti dell’Anatolia. Con la crisi valutaria e l’involuzione autoritaria della Turchia, viene spontaneo considerare che lì davanti inizi il Medio Oriente, evocatore di fanatismi, violenze tribali, dittature e (maggiore) povertà. Da quelle sponde vennero a Kastellorizo, un paio di anni fa, 700 profughi, da lì arrivarono parte degli avi di Yannis Doulgaroglou, 57 anni, titolare dell’Hotel Kastellorizo, quando oltre un milione di profughi greci dovette lasciare la costa nei primi anni Venti, dopo che Mustafà' Kemal infranse la megalomania della “Grande Idea” (il folle tentativo di ricreare Bisanzio con la forza). «Concordiamo praticamente tutti sul fatto che l’austerità e' stata feroce, eccessiva, ingiusta – afferma Doulgaroglou - ma anche che sia stato meglio non uscire dall’euro e restare ancorati a una Europa che ci dà vantaggi, non solo pene». «Ci dà un senso di protezione», aggiunge Nektarios Karavelazis, che gestisce servizi per turisti con la società Karnayo e che pure ha parole di fuoco contro l’aumento vertiginoso delle tasse e delle bollette. La ripresa del turismo – atteso quest’anno a livelli record – si sente anche nel punto più remoto del Paese. «I piu' numerosi restano gli australiani di origine greca e gli italiani, che vengono a vedere i luoghi del film, e restano, mentre prima stavano solo sugli yacht – dice l’albergatore, che passa a correggere un dettaglio riportato dall'Economist: quando Papandreou annunciò a sorpresa l’accettazione del primo “memorandum”, alla grande notizia i giornalisti presenti scapparono immediatamente in elicottero, lasciando da pagare non il conto totale dell’hotel, ma solo gli extra. L’intero conto della crisi è stato salato non solo per la Grecia ma per l’idea positiva di Europa, che ora si trova a riscontrare nel suo edificio complessivo, al di là dell’angolo di sudest, crepe da fissare con riforme per evitare rischi di futuri cedimenti strutturali.

Al di là del turismo, altri indicatori macroeconomici segnalano un recupero dell’economia ellenica, con un export in crescita a doppia cifra e una ripresa delle produzione industriale e di alcuni consumi. I più critici prendono a riferimento non il 2015, ma il 2007 o il 2009: allora risulta evidente la tragedia greca di una crisi che ha ridotto di un quarto il reddito nazionale, aumentando povertà e diseguaglianze e costringendo molti giovani qualificati a cercare opportunità all’estero. «Io spero e contro di restare, ma molti miei compagni di università vedono il loro futuro fuori dal Paese, o se ne sono già andati», afferma Elina, 24enne di Kastellorizo che passa i mesi estivi a dare una mano alla famiglia con i turisti. Sono andati in Europa, però. Non verso il mondo che si intravede - e anzi sembra incombere fisicamente – proprio di fronte alla paradisiaca isola di “Mediterraneo”.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...