la missione della troika

La Grecia migliora ma Bruxelles corregge Atene: taglio alle pensioni ancora necessario

di Vittorio Da Rold


In Grecia finisce l'era dei salvataggi, ma non la crisi

2' di lettura

«La Grecia prevede di ridurre ulteriormente i controlli sui capitali e presto verranno eliminate tutte le restrizioni imposte tre anni fa». Lo ha detto il suo ministro delle Finanze, Euclide Tsakalotos. «Avremo un nuovo allentamento (dei controlli sui capitali) molto presto», ha detto il ministro in un’intervista al quotidiano Naftemporiki, senza specificare però quando, ma i tempi, secondo gli analisti, sembrano ormai maturi. «Con questo nuovo allentamento completeremo il secondo pilastro (dei regolamenti) riguardante i prelievi di contante e l’apertura di conti bancari, e entreremo nella fase finale per la piena abolizione dei controlli sui capitali, il terzo e ultimo pilastro ... in materia di restrizioni sul trasferimento di capitali all'estero », ha detto il ministro che ha sostituito nel luglio 2015 il bellicoso Yanis Varoufakis.

La Grecia ha imposto controlli sui capitali per arginare una fuga di liquidità dalle sue banche nel luglio 2015, quando, al culmine della crisi del debito, ha dovuto affrontare il rischio di fallimento e l'uscita dall'euro. Il mese scorso Atene è uscita dall'ultimo di tre salvataggi internazionali e quasi nove anni di austerità. La Grecia rimane però fortemente indebitata e sottoposta al monitoraggio fiscale, sebbene in maniera meno forte, da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale.

Restano i tagli alle pensioni
Più complessa la situazione per il previsto taglio delle pensioni che dovrebbe andare in vigore il prossimo 1° gennaio 2019. In un primo momento il portavoce del governo greco, Dimitris Tzanakopoulos, ha sostenuto che la Troika, in visita ad Atene in questi giorni e guidata dal decano Declan Costello, aveva aperto la porta al rinvio se non addirittura alla soppressione dei tagli previdenziali. Ma era un tentativo di forzare la mano alla Commissione. Immediata è giunta la precisazione da Bruxelles della Commissione europea che ha negato qualsiasi cedimento alla linea della austerità.

«La nostra posizione è cristallina: pacta sunt servanda». Il portavoce della Commissione Alexander Winterstein ha detto in un secco comunicato stampa, usando una frase latina che da secoli significa “gli accordi devono essere mantenuti”. Un brutto segnale per il premier Alexis Tsipras che si attendeva un segnale di maggior comprensione in vista delle elezioni. Segnali preoccupanti che giungono anche da Nea Dimokratia, dove il leader dell'opposizione, Kyriakos Mitsotakis ha promesso di ridurre le tasse e i contributi della previdenza sociale e introdurre riforme radicali quando il suo partito, oggi in vantaggio nei sondaggi, arriverà al potere, migliorando la vita quotidiana dei cittadini e mettendo fine a una “era grigia”.

Ancora una volta promesse irrealizzabili come se la crisi non ci fosse mai stata e il surplus primario del 3,5% fino al 2022 e poi del 2,2% fino al 2060 non valga più per il prossimo esecutivo.

Per le ultime speranze di rinvio del taglio alle pensioni è tutto demandato alla riunione dei ministri delle finanze dell'Eurozona prevista il 5 novembre. Sempre a novembre, la Commissione europea dovrebbe pubblicare la sua prima relazione sull'attuazione delle riforme da quando la Grecia è uscita dal programma di salvataggio il 20 agosto. Un controllo meno rigido ma comunque molto importante per poter accedere con maggiore tranquillità ai mercati internazionali.

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