AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùGRAFINOMIX

La guerra commerciale Usa-Cina potrebbe durare all’infinito

Un accordo tra le due superpotenze potrebbe dare una notevole spinta ai mercati azionari secondo il 70% dei gestori ma questa prospettiva, al momento, appare improbabile. Al punto che lo scontro potrebbe diventare il «new normal». Ecco perché

di Andrea Franceschi

default onloading pic

3' di lettura

La notizia dell’accordo raggiunto nel fine settimana tra Stati Uniti e Cina per rinviare l’entrata in vigore dei dazi ha infuso una notevole dose di ottimismo sui mercati finanziari. Ci sono Borse, come quella di Francoforte, che hanno messo a segno un rialzo settimanale di oltre il 4% sulla scommessa dell’intesa poi raggiunta nel fine settimana. L’ennesima dimostrazione di quanto il tema della guerra commerciale stia acquistando importanza nel dare la rotta ai listini.

Indice di Wall Street Standard and Poor’s 500

L’accordo siglato sabato blocca l’aumento dei dazi già in vigore su 250 miliardi di merci importate dalla Cina dal 25 al 30% ed è un risultato che è stato giustamente accolto positivamente dagli investitori. Ma per il momento siamo ancora alla fase uno delle trattative, come l’ha ribattezzata il presidente Donald Trump. La guerra commerciale resta ancora una spada di Damocle che pende sull’economia mondiale e sui mercati. Lo ha ricordato di recente il segretario al Tesoro americano Steve Mnuchin ammonendo che, in mancanza di un’intesa più ampia, il prossimo 15 dicembre scatteranno i dazi su merci cinesi per 156 miliardi.

CONSULTA ANCHE / Tutti gli indici di Borsa in tempo reale

La partita resta aperta e l’incontro tra l’inquilino della Casa Bianca e l’omologo Xi Jinping in programma per il prossimo mese in occasione del summit per la cooperazione economica che si terrà in Cile sarà decisivo per le sorti della trattativa. La speranza degli investitori è che un’intesa tra Stati Uniti e Cina possa essere finalmente raggiunta togliendo di mezzo un fattore di incertezza che da mesi sta tenendo in ostaggio l’economia mondiale.

LEGGI ANCHE / Dazi, Apple produrrà il Mac Pro in Texas

La guerra commerciale oggi rappresenta oggi il fattore di rischio numero uno sui mercati secondo l’ultimo sondaggio tra i gestori condotto da BofA Merrill Lynch. Non c’è da stupirsi quindi se oltre il 70% degli operatori intervistati abbia indicato nell’eventuale fine della controversia tra le due superpotenze la buona notizia che potrebbe dare la spinta decisiva ai mercati azionari.

Ma quanto è concreta questa ipotesi e quando verosimilmente la partita commerciale tra le due superpotenze è destinata a chiudersi? Le opinioni dei gestori non sembrano essere orientate all’ottimismo dato che la maggioranza degli intervistati (43%) si è detta convinta che la controversia non sarà mai sanata e che lo stato attuale di perenne scontro diventerà una sorta di nuova normalità a cui fare l’abitudine. Non tutti però sono pessimisti visto che il 30% degli intervistati crede che ci sia la possibilità di un’intesa prima delle elezioni presidenziali del 2020. Solo una minoranza (5%) crede infine che la partita potrà chiudersi già quest’anno mentre più del 10% vede un traguardo possibile dopo le elezioni del prossimo anno.

Quanto ci può far male una recessione in Germania

Insomma, nonostante le recenti schiarite, la chiusura della partita sui dazi rischia di trasformarsi in una chimera. Lo dimostra il fatto ad esempio che gli Stati Uniti hanno mantenuto in vita la minaccia di nuovi dazi a dicembre. O il fatto che le autorità cinesi si siano finora rifiutate di definire quello raggiunto nei giorni scorsi un “accordo”. Ma soprattutto l’esistenza di altri fronti, come quello che riguarda i furti di proprietà intellettuale, la lotta per la supremazia tecnologica e il ruolo del colosso cinese Huawei, su cui nulla ancora è stato deciso.

LEGGI ANCHE / Huawei sfida Trump: arriva il Mate 30, primo smartphone senza app di Google

Guardando al futuro non ci sono tutte queste ragioni per essere ottimisti. L’incertezza alimentata dalla guerra dei dazi ha già fatto sentire i suoi effetti sull’economia globale. Gli scambi commerciali sono al palo e in Europa la manifattura (soprattutto in Germania) sta accusando il colpo come dimostra il crollo degli indici di fiducia. Il recente taglio delle stime sul Pil globale deciso dal Fmi si riflette in aspettative analoghe da parte dei grandi gestori: il 32% degli intervistati vede una recessione globale nei prossimi 12 mesi.

In questo contesto, e in mancanza di significativi sviluppi sul fronte della guerra commerciale, gli investitori devono fare i conti con un mercato obbligazionario (tradizionale rifugio in tempi di crisi) fortemente sopravvalutato. In particolare in Europa. Il 46% degli intervistati indica i governativi europei come l’asset class più sopravvalutata in assoluto. In mancanza di alternative valide e con le prospettive dell’economia mondiale in peggioramento gli investitori continuano a privilegiare l’azionario ma limitatamente ai settori difensivi come la sanità, le utility o la tecnologia.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...