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La guerra dei dazi ha già distrutto 300mila posti di lavoro negli Usa

A colpi di tariffe, le due superpotenze economiche hanno affossato il proprio interscambio commerciale

di Gianluca Di Donfrancesco


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Il presidente Usa Donald Trump

2' di lettura

Lo 0,3% del Pil e 300mila posti di lavoro: è questo il costo già pagato dagli Stati Uniti nella guerra dei dazi dichiarata dal presidente Donald Trump alla Cina. Lo rileva un recente report di Moody’s Analitics, secondo il quale, a colpi di tariffe, le due superpotenze economiche hanno affossato il proprio interscambio commerciale: le esportazioni Usa in Cina sono diminuite del 18,2% nei primi sette mesi del 2019 e il flusso nella direzione opposta è sceso del 12,3%, secondo i dati del dipartimento del Commercio statunitense.

Il report di Moody’s è stato pubblicato l’11 settembre, qualche ora prima dell’annuncio di Trump di congelare per due settimane l’aumento dei dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di dollari di prodotti made in China dal 1° ottobre. Ad agosto, Washington ha alzato le tariffe su 125 miliardi di dollari di prodotti cinesi a partire dal 1° settembre e su altri 175 miliardi di dollari a partire dal 15 dicembre. Sempre ieri, sono arrivati segnali distensivi anche da Pechino, che ha deciso di sospendere i dazi applicati su 16 prodotti importati dagli Usa.

Nel suo rapporto Moody’s mette in guardia dalla escalation della guerra commerciale, sottolineando come sia Trump che la sua controparte cinese Xi Jinping si siano lanciati in una pericolosa retorica, secondo la quale i rispettivi Paesi sarebbero abbastanza forti da reggere le conseguenze dello scontro. Una retorica smentita però dalle azioni dei due Governi, che stanno correndo ai ripari. Trump moltiplica gli attacchi alla Fed, dalla quale pretende una politica monetaria sempre più espansiva. E ha annunciato un pacchetto di aiuti per i coltivatori danneggiati dal calo dell’import di soia dalla Cina. Pechino, da parte sua, ha messo in campo una ricetta fatta di incentivi fiscali e al credito, taglio delle tasse, spese in infrastrutture.

Moody’s però avvisa che in questo gioco, o entrambi i Paesi fanno un passo indietro, e presto, oppure potrebbe diventare troppo tardi per evitare danni seri e una recessione globale.

Se i dazi già imposti rimanessero in vigore fino alla fine del mandato Trump e se le tariffe annunciate (ma ora sospese) per ottobre e dicembre dovessero scattare, secondo Moody’s, il Pil Usa alla fine del 2020 sarebbe dell’1% più basso di quanto potrebbe essere senza i dazi, con parallelo aumento della disoccupazione. Le conseguenze investirebbero l’economia globale, che perderebbe lo 0,5% di crescita.

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