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La guerra dei dazi moltiplica per 8 le tariffe Usa contro la Cina

Se entreranno in vigore i balzelli in programma per il 15 dicembre, le tariffe medie americane sfioreranno il 24%. A colpi di ritorsioni, quelle cinesi supereranno il 25%.

di Gianluca Di Donfrancesco


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AFP

2' di lettura

A partire dal 15 dicembre del 2019, i dazi medi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti importati dalla Cina saranno quasi 8 volte più alti di quelli applicati nel gennaio 2018, quando il presidente Donald Trump ha dichiarato guerra commerciale alla Cina.

Secondo un’analisi di Chad Bown, del Peterson Institute for International Economics (think tank liberale con base a Washington), dal 3,1% medio dello scorso anno, i dazi Usa sono già passati al 21,1% con la salva di balzelli sparata il 1° settembre, uguagliando così il livello di imposizione cinse. Le tariffe Usa arriveranno al 23,8% tra poco meno di due mesi, se entrerà in vigore l’aumento del 15% su 300 miliardi di dollari di merci made in China in programma per il 15 dicembre. Pechino, che partiva con tariffe medie dell’8%, a colpi di ritorsioni arriverà al 25,1%.

LA CORSA DEI DAZI

Tariffe medie, in %. (Fonte: Chad Bown, Peterson Institute for International Economics)

I negoziati per dare sostanza alla fragile tregua raggiunta l’11 ottobre (quella che ha permesso di disinnescare i dazi in programma per il 15 ottobre) sono in corso, ma le tensioni tra le due superpotenze hanno già vissuto fasi di calma apparente, seguite da improvvise accelerazioni. Come quella di giugno, con le tariffe medie Usa quasi raddoppiate (dal 12 al 21%) come conseguenza dell’aumento dal 10 al 25% dei dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina (in vigore dal 15 giugno).

IL DOSSIER: La guerra dei dazi

Gli effetti dello scontro sulla bilancia commerciale tra i due Paesi si vedranno nella loro interezza nei prossimi mesi (mentre quelli sulla frenata dell’economia mondiale sono già palesi). Ad agosto, ultimo dato disponibile sul sito del dipartimento del Tesoro Usa, il surplus cinese (solo scambio di beni, esclusi i servizi) si è attestato a quota 31,8 miliardi di dollari, in calo del 21,4% su base annua. Nei primi otto mesi del 2019, l’avanzo si è fermato 231,6 miliardi dollari, contro i 258,6 dello stesso periodo del 2018, con una contrazione dell’11,7%.

Il deficit commerciale complessivo degli Stati Uniti (nei confronti del resto del mondo) è però aumentato: tra gennaio e agosto del 2018, era stato di 570 miliardi di dollari, salito a 579 nello stesso periodo del 2019. La riduzione dell’import dalla Cina (-12,5%) è stato compensato dai maggiori acquisti da altri Paesi, soprattutto dal Vietnam: l’export negli Usa è balzato del 30,4%. Tra gennaio e agosto del 2019, il surplus nei confronti degli Stati Uniti è salito del 39%, a 35,7 miliardi di dollari. Nei primi otto mesi dell’anno, l’avanzo commerciale del Vietnam è stato pari al 90% dell’avanzo messo a segno nell’intero 2018.

Nello stesso periodo, il surplus italiano è passato da 21,4 miliardi di dollari a 22,8, con un aumento del 6%.

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