VINI

La guerra dell’Amarone sbarca in fiera

di Giorgio Dell'Orefice

3' di lettura

La tanto annunciata pace tra i produttori di Amarone sembra ancora lontana da venire. Anzi, la prima occasione pubblica per riavvicinare le parti, ovvero l’ormai prossima manifestazione Anteprima Amarone (dal 3 al 5 febbraio prossimi al palazzo della Gran Guardia a Verona) da potenziale occasione di ricomposizione rischia di diventare un nuovo terreno di scontro. La spaccatura tra i produttori è esplosa ormai quasi 10 anni fa, nel 2009, quando un gruppo di 13 aziende storiche della Valpolicella fondarono l’associazione delle Famiglie dell’Amarone d’arte in aperta polemica con l’organismo di tutela.

L’associazione è composta da vere e proprie «griffe» (nomi come Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Torre D'Orti, Venturini e Zenato) uscite negli anni seguenti dal Consorzio a causa dei dissidi su temi come l’allargamento della zona di produzione (dalle aree storiche di collina a zone ritenute meno vocate e in pianura) e la tutela del nome Amarone sui mercati internazionali. Una contrapposizione che nel tempo non è rimasta sul piano delle polemiche ma ha avuto anche strascichi giudiziari e a colpi di carte bollate è approdata a due differenti giudizi proprio negli ultimi mesi. Da un lato quello dell’Euipo (l’ufficio Ue per la proprietà intellettuale) che a luglio 2017 ha respinto la richiesta di nullità del marchio «Famiglie dell’Amarone d’Arte» che era stata presentata dal Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella. Dall’altro invece la giustizia italiana che con il Tribunale di Venezia, nello scorso ottobre, ha deciso che il nome «Amarone» è di proprietà dei produttori della denominazione e quindi ha intimato alle Famiglie dell’Amarone d’arte di modificare la propria intestazione. Cosa avvenuta poi con l’associazione che ha ripiegato sulla dicitura «Famiglie storiche».

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Prendendo però spunto proprio da quei due giudizi divergenti, da entrambi i versanti era stata avanzata la proposta di una tregua o almeno di lavorare a un percorso di riavvicinamento e di ricomposizione dei dissidi. «Ma purtroppo – spiega la presidente dell’associazione delle Famiglie storiche, Sabrina Tedeschi – dobbiamo rilevare che la prima occasione utile a un riavvicinamento, ovvero la manifestazione clou della nostra denominazione, Anteprima Amarone, sarà invece sprecata. Vista la contrapposizione che c’è stata in questi anni con il Consorzio, nessuna delle nostre etichette ha partecipato nel recente passato alla kermesse organizzata proprio dall’organismo di tutela. Tuttavia quest’anno, visto il nuovo clima che tutti vorremmo instaurare, ci saremmo aspettati un segnale distensivo, mentre invece a ormai un mese dall’appuntamento nessuna delle nostre aziende ha ricevuto alcun invito a partecipare all’evento nel quale, tra l’altro, quest’anno si celebra anche il 50esimo anniversario della denominazione Valpolicella. Inoltre considerati i poteri erga omnes del consorzio (cioè di dettare regole valide anche per i non soci) riteniamo che nell’appuntamento avrebbero dovuto coinvolgere tutti i produttori. Insomma, un vero peccato».

«Anteprima Amarone non è una manifestazione a inviti ma un appuntamento riservato ai soci del Consorzio – spiega il direttore del Consorzio di tutela vini della Valpolicella, Olga Bussinello -, organizzato con le risorse delle quote associative. Noi non siamo tenuti a far partecipare i non soci, anzi, lo riterremmo poco corretto nei confronti di chi è nell’organismo di tutela, ne sostiene i costi e si sottopone al rispetto delle regole della denominazione. Non siamo noi a volere ostacolare le Famiglie storiche. Loro rientrino nel Consorzio e nelle sue regole e saranno i benvenuti».

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