Rapporto Confcooperative Censis

«La guerra dell’energia brucia il 3% del Pil»

Secondo il report, sono a rischio 184.000 imprese con almeno 3 addetti. Sul piano delle competenze, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel 2021 ha bruciato 1,2% di Pil e continua a pesare nel 2022 per quasi 200.000 imprese

Guerra e energia frenano Pil, industria ancora debole

2' di lettura

Un’ombra su ripresa e crescita. La fiammata dell'energia prima e la crisi provocata dalla guerra in Ucraina poi rischia di incenerire 3% del Pil nel 2022. Un macigno che potrebbe mandare in default 184.000 imprese che danno lavoro a 1,4 milioni di persone. A mettere sotto la lente le conseguenze di questi due passaggi sull’economia italiana è un focus Censis Confcooperative elaborato sull'analisi del Fmi, presentato oggi, martedì 15 marzo.

A rischio 184.000 imprese

Secondo il report, sono a rischio 184.000 imprese con almeno 3 addetti. Maggiore l'incidenza del rischio fra le imprese dei servizi (20,5%) e fra le piccole (21,3% nella classe 3-9 addetti). In base alle previsioni sul primo semestre 2022, circa 184mila imprese sarebbero esposte a un rischio tale da pregiudicare la propria attività operativa. Occupano poco meno di 1,4 milioni di addetti (il 10,5% sul totale) e rappresentano il 10,9% del valore aggiunto del sistema produttivo (Istat).

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L’analisi del Fmi: la febbre dei costi di energia gela la crescita

Secondo il Fondo monetario internazionale la concatenazione di restrizioni alle attività produttive, di strozzature sul lato dell'offerta di materie prime ed energia e degli effetti inflattivi collegati al rimbalzo della domanda sono costati all'Italia nel 2021 circa un punto e mezzo di Pil. Stima confermata anche per il 2022 dai risultati dell'analisi controfattuale del Fondo Monetario Internazionale. Le stime più recenti del Pil italiano, rilasciate da istituzioni e agenzie internazionali, si attestano intorno al 4% per il 2022 e variano fra il 2,2% e il 2,6% per il 2023. «Per il caro energia - spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative - il Fmi, nel periodo prebellico, aveva stimato una contrazione del Pil pari all'1,5% a cui vanno aggiunti gli effetti della guerra che rischiano di costarci almeno un altro 1,5% di Pil (fonte centro studi Confcooperative) tra rincari delle materie prime, difficoltà negli approvvigionamenti, mancato export verso la Russia, chiusura dei flussi turistici e peggiorate condizioni per la circolazione delle merci».

Previsione di capacità produttiva nel I semestre 2022

Il 29,8% delle imprese italiane – oltre 285mila, di cui 221mila imprese del terziario – non è in grado di recuperare i livelli di capacità produttiva precedenti la pandemia. Il 61,7% è già tornato a un regime produttivo in linea con i livelli pre pandemia (il 65,1% nell'Industria, il 60,2% nei servizi), mentre l'8,5% (circa 82mila imprese) ha già superato la fase critica con un incremento della capacità produttiva rispetto a due anni fa, anche se nel terziario la quota scende al 6,7% e nell'industria supera il 12%, così come minore è l'incidenza fra le piccole imprese (il 6,6% nella classe 3-9 addetti) e maggiore fra le più grandi (il 23,9% nella classe con almeno 250 addetti).

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel 2021 è costato 1,2% di Pil

Le imprese sono pronte ad assumere ma manca il personale qualificato: il mismatch nel 2021 ha bruciato 1,2% di Pil e continua a pesare nel 2022 per quasi 200.000 imprese. Pesa il reperimento di figure professionali. È quanto lamenta il 20% delle imprese italiane (184mila), con almeno 3 addetti nel formulare le attese sul primo trimestre 2022. Nell'industria l'incidenza sale al 23,1% (poco meno di 67mila) e nelle costruzioni raggiunge il 27,3% (circa 30mila). Molto più sentito il condizionamento della scarsità di professionalità da parte delle imprese con una dimensione compresa fra i 50 e i 249 addetti (28,1%).

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