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La guerra fredda 2.0, l’esempio dell’Europa e il saggio cavaliere

di Giancarlo Mazzuca

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(© Joe Fox)

2' di lettura

È “una guerra fredda 2.0”. Anche se nelle ultime ore Trump ha lanciato segnali di disgelo, lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina è tornato a essere senza mezze misure tanto che Pechino è ricorsa persino ai vecchi proverbi confuciani e ha rispolverato l'antico filosofo Mencio che aveva sentenziato: «Una causa ingiusta non trova sostegno». Inutile sottolineare che, nel nostro caso, la causa ingiusta, secondo i cinesi, sarebbe quella americana. Se il pianeta giallo ha risposto con ulteriori dazi a quelle che considera vere e proprie provocazioni, la contromossa di Washington, prima delle ultime aperture, è stato il divieto d'accesso per il “colosso” Huawei al mercato a stelle e strisce.

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Una situazione di stallo, insomma, con i due avversari impegnati in un lungo braccio di ferro che è anche diventato una vera e propria corsa tecnologica. A questo punto, non è facile prevedere come andrà davvero a finire ma, a differenza di un anno fa (quando i contraccolpi dei primi dazi vennero attutiti da un'economia globale in crescita), stavolta la guerra commerciale rischia di avere anche un forte impatto sulla ripresa economica se gli ultimi segnali di disgelo del presidente Usa non avranno seguito. Per cercare di limitare le conseguenze del nuovo scontro, anche Pechino, dopo le prime ritorsioni, è comunque tornata in campo con le dichiarazioni più incoraggianti di alcuni ministri. La Casa Bianca, da parte sua, prima dell'ultima apertura, aveva “twittato” invitando la Fed a emulare la People Bank of China sul fronte dei tassi e ad avviare contestualmente il “quantitative easing”.

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A rendere più incerta la situazione sullo scenario internazionale ha pure contributo la campagna elettorale per le Europee perché, da più parti, sono stati sferrati colpi mancini all'integrità stessa della costruzione della Ue come dimostrano gli ultimi sviluppi della Brexit e le dimissioni in lacrime della May. Tanti punti interrogativi che ovviamente si ripercuotono a livello anche italiano: basta guardare alle ultime polemiche che si sono registrate all'interno del governo gialloverde.

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