Denominazioni

La guerra del Montepulciano: stop al «Nobile d’Abruzzo»

Accordo transattivo tra il Consorzio toscano del Nobile e il produttore abruzzese Ettore Galasso che imbottigliava il “Nobile delle Rocche”

di Giorgio dell'Orefice

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2' di lettura

Bloccato il “Nobile di Montepulciano d'Abruzzo”. Nonostante l’accordo firmato nel 2012 sulla coesistenza tra Nobile di Montepulciano e Montepulciano d’Abruzzo (durante un Vinitaly a Verona) non si fermano i contenziosi tra le due realtà. Nei giorni scorsi un accordo transattivo, prima di finire davanti al giudice, è stato raggiunto tra il Consorzio toscano del Nobile e il produttore abruzzese Ettore Galasso che imbottigliava un Montepulciano d’Abruzzo (cosa consentita dall’accordo del 2012) ma chiamandolo però “Nobile delle Rocche”. E un “Nobile di Montepulciano d’Abruzzo” è qualcosa di escluso dall’accordo anche perché si tratta in maniera evidente di una denominazione ad altissimo rischio confusione.

Il nuovo accordo raggiunto prevede rigide regole. «L’azienda abruzzese – ha spiegato il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – non potrà più immettere sul mercato bottiglie con l'etichetta contestata. Dovrà sostituire l'etichetta contestata nelle bottiglie non ancora immesse in commercio e distruggere le etichette in suo possesso. E infine dovrà eliminare la dicitura dal proprio sito internet e dalla pubblicità in generale nonché né potrà utilizzarla in futuro come marchio di fatto»

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L'oggetto della contestazione, avviata nel 2019 da parte del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, era infatti un vino denominato “Nobile delle Rocche”, Montepulciano d'Abruzzo. Prima del giudizio le due parti sono giunte a una conciliazione favorevole al Consorzio toscano. Un nuovo caso quindi che ribadisce l'importanza della lealtà in etichetta, ma soprattutto il rischio la confusione facilmente generata da una nomenclatura che per il Montepulciano toscano fa riferimento a un nuovo geografico in provincia di Siena mentre per il vino abruzzese fa semplicemente riferimento al vitigno utilizzato.

«Non a caso siamo stati il primo Consorzio a richiedere e ottenere dall'Unione europea l'obbligo di immettere in etichetta la dicitura “Toscana” – aggiunge Rossi – e questo nuovo caso dimostra come la collaborazione tra le due realtà dovrebbe essere più efficace, anche per tutelare il consumatore finale troppo spesso ingannato dall'omonimia».

L’introduzione della dicitura obbligatoria “Toscana” in etichetta è avvenuta a luglio 2020 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea delle modifiche ai disciplinari del Vino Nobile di Montepulciano Docg, del Rosso e del Vin Santo di Montepulciano Doc, che estendono l’obbligo a tutto il mondo. Fino a quel momento la dicitura era obbligatoria solo per l’Italia per effetto delle modifiche approvate appena qualche mese prima dal ministero per le Politiche agricole.

Un risultato raggiunto nel 2020 al termine di un lungo percorso intrapreso dal Consorzio con la Regione Toscana. «Oggi riteniamo - ha aggiunto il presidente del Consorzio del Nobile di Montepulciano - ancora più evidente l'importanza di questa modifica che rafforza da un lato l'origine della nostra denominazione, ma soprattutto è pensata per il consumatore finale che potrà avere più chiarezza sul prodotto scelto».


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