ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso la Cop27

La guerra in Ucraina condiziona già il vertice Onu sul clima

Tensioni e crisi energetica pesano sulla conferenza di Sharm el-Sheik. Tra i dossier più delicati gli aiuti ai Paesi emergenti per transizione e disastri

di Gianluca Di Donfrancesco

 La Conferenza Onu sul clima si terrà a Sharm el-Sheikh

4' di lettura

Difficilmente sarà il «punto di svolta» chiesto dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Magari non sarà neppure uno show utile solo per offrire l’opportunità «alle persone al potere di mentire e fare greenwashing», come prevede Greta Thunberg. Ma il rischio che la Cop27 di Sharm el-Sheik incida poco nella lotta al climate change è di sicuro alto. Anche perché, sui mai semplici lavori delle conferenze mondiali sul clima, quest’anno è piovuto un macigno: alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, ormai il new normal, si somma la scellerata invasione russa dell’Ucraina. Il risultato è il quadro geopolitico più tossico dalla fine della Guerra fredda.

La guerra ha creato nuove fratture e approfondito quelle esistenti. Ha inasprito una crisi energetica che ha rallentato gli sforzi verso la “decarbonizzazione” dei sistemi di produzione e consumo, spingendo perfino l’Europa del Green Deal e la Germania dei Verdi a riscoprire il carbone. Cina e India avranno così nuovi argomenti per difendere la propria dipendenza dalla più sporca delle fonti fossili. L’amministrazione Usa, che pure sta accelerando la propria agenda climatica, esorta i produttori di gas e petrolio ad aumentare l’estrazione per far scendere i prezzi. Il presidente Joe Biden aveva promesso di porre rapidamente fine all’era dei combustibili fossili, ma la guerra in Ucraina ha stravolto le priorità.

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Nel complesso, le nazioni del G20 hanno speso 693 miliardi di dollari a sostegno dell’industria dei combustibili fossili nel 2021, con un incremento del 16% sul 2020 e ai massimi dal 2014, secondo un rapporto BloombergNef. E secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, la quota di combustibili fossili nel mix energetico globale è ancora l’80% del totale.

In questo quadro, domenica parte la Cop27 in Egitto. Sul palco sfileranno i leader di quasi 200 Stati, con punti di vista a volte molto lontani sull’intensità e la velocità della transizione energetica, sulle responsabilità storiche dell’inquinamento e su chi deve pagare il conto della trasformazione e dei danni. Molti Paesi avanzati (Europa in testa), Stati insulari del Pacifico (assediati ogni giorno dall’innalzamento dei mari), organizzazioni internazionali e attivisti del clima chiederanno di fare di più e più in fretta. Molti Paesi emergenti (India in testa) chiederanno più tempo e più finanziamenti, per conciliare transizione energetica e sviluppo.

Il global warming di tempo però non ne concede. Anche se gli Stati mantenessero le promesse fatte, le temperature medie globali salirebbero di almeno 2,5 gradi a fine secolo, rispetto ai valori preindustriali, secondo gli ultimi rapporti delle Nazioni Unite. Poiché però gran parte dei Paesi è indietro anche su queste promesse insufficienti, il rischio è di un surriscaldamento vicino ai 3 gradi.

La scienza (ormai quasi unanime) e l’Accordo di Parigi del 2015 raccomandano di non superare 1,5° di aumento, e comunque di stare il più possibile sotto i 2°, per evitare il drastico peggioramento delle condizioni di vita sul pianeta. Le temperature medie sono già salite di 1,1°, per effetto delle attività umane, avvisano sempre le Nazioni Unite. Per limitare il riscaldamento a 1,5°, le emissioni nette di anidride carbonica dovrebbero scendere del 43% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010. Secondo gli scienziati Onu del clima, vanno invece verso un aumento del 10,6%.

La Cina è di gran lunga il Paese che ne produce di più: il 33% del totale nel 2021. Da sola supera la somma delle quattro economie che la seguono: Stati Uniti (12,6%), Unione Europea (7,3%), India (7%) e Russia (5%).

Di anno in anno, i disastri naturali diventano intanto più gravi: gli incendi in Europa o negli Stati Uniti, gli uragani, le alluvioni che hanno ucciso oltre 1.700 persone in Pakistan a settembre, con circa 40 miliardi di dollari di danni, secondo la Banca mondiale.

Per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050, servono investimenti stimati tra i 4 e i 6mila miliardi di dollari l’anno. L’Agenzia internazionale per l’Energia calcola che siamo a 1.300 miliardi e che si arriverà oltre 2mila entro il 2030. Una accelerazione innescata proprio dalla guerra in Ucraina, che ha indotto le principali economie a spingere sulle rinnovabili.

In Egitto, i capitoli forse più delicati saranno quelli degli aiuti per l’adattamento e della compensazione dei danni, i temi più sentiti dai Paesi emergenti e che coglie le economie avanzate con la coscienza sporca. Nel 2009, si erano impegnate a erogare agli Stati vulnerabili 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Non ci sono ancora arrivate.

Per il capo-negoziatore egiziano, Mohamed Nasr, il successo della conferenza dipenderà dalla capacità di tenere accesa la speranza di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, senza dimenticare le nazioni più povere. «La scienza ci dice che non siamo sulla strada giusta su nulla», ha affermato Nasr. Per Alessandro Modiano, inviato speciale per il clima dell’Italia, «sarà già un risultato evitare di tornare indietro rispetto agli impegni presi con la Cop di Glasgow dello scorso anno».

La Posta in palio in Egitto

Si parte il 6 novembre
La 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) prende il via domenica 6 novembre a Sharm El-Sheikh. Da programma, i lavori si dovrebbero chiudere il 18 novembre. Il 7 e l’8 novembre sfileranno capi di Stato e di Governo. Poi toccherà a ministri e negoziatori di quasi 200 Paesi portare avanti l’agenda tracciata dall’Accordo di Parigi 2015

L’appello dell’Onu
Secondo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «la Cop27 deve essere il luogo in cui ricostruire la fiducia e ristabilire l’ambizione necessaria per evitare di guidare il nostro pianeta verso sviluppi che renderanno il caos climatico irreversibile». Guterres ha lanciato l’appello a fare della Cop di Sharm El-Sheikh un punto di svolta nella lotta la climate change

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