Commercio internazionale

La guerra dei voli Usa-Cina paralizza le aziende americane in Cina

L’Italia ha avviato una trattativa con l’agenzia dei voli civili per la ripresa delle tratte già nel mese di giugno.

di Rita Fatiguso

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(EPA)

L’Italia ha avviato una trattativa con l’agenzia dei voli civili per la ripresa delle tratte già nel mese di giugno.


3' di lettura

Gli effetti della guerra degli spazi aerei con veti incrociati ai voli Cina-Stati Uniti sta mettendo in ginocchio le aziende americane in Cina molto più della guerra commerciale in atto tra le due superpotenze ormai da un anno e mezzo.
Il presidente americano Donald Trump ha appena bandito qualsiasi volo da e per la Cina, mentre Pechino apriva i cieli a otto Paesi escludendo espressamente gli Usa. I voli business, quelli più utili alla ripresa delle attività restano bloccati.

Via da Hong Kong?

Viste le incertezze politiche su Hong Kong, le aziende americane già stanno riconsiderando il loro futuro nell'ex colonia britannica nella previsione che la situazione di instabilità continuerà per mesi.
Il varo della legge sulla sicurezza da parte della Plenaria del parlamento cinese ha scatenato le controreazioni americane sullo status concesso a Hong Kong che resta un hub strategico per gli Stati Uniti in Asia.
Non solo. In Mainland China, dove la maggior parte delle aziende è attiva nell'area di Shanghai, la megalopoli che per prima è tornata alla piena operatività, Amcham China, la Camera di commercio americana, vanta tremila iscritti sul totale dei quattromila. A causa delle frizioni tra i due Paesi, qui va anche peggio e se tornare alla piena operatività è un must, passare ai fatti – in presenza di questi veti incrociati - sarà praticamente impossibile.

Pechino apre, ma non a tutti.

Centinaia di aziende, al contrario, si ritrovano sguarnite, mentre dalla scorsa settimana Pechino ha deciso di riaprire i cieli ai voli di otto Paesi escludendo espressamente gli Usa, i giapponesi hanno riportato 135 manager nelle aziende Nissan e Honda a Wuhan, epicentro del contagio, e i tedeschi sabato scorso con volo Lufthansa duecento dei loro (di cui due risultati positivi ai controlli anti Covid-19) da Francoforte a Tianjin.
Gli italiani hanno in corso con la Caac, l'agenzia per i voli civili, trattative per una ripresa dei voli in sicurezza già da questo mese e così è per altri Paesi tra cui Singapore, Corea del Sud, Svizzera, Francia.
Dopo le evacuazioni massicce legate alla pandemìa, il rientro dei manager è una sorta di risorsa indispensabile alla ripresa delle attività in Cina – così l'ha definita Joerg Wuttke, (si veda il Sole 24 Ore del 3 giugno) presidente della Camera di commercio europea in Cina, sottolineando le ulteriori difficoltà dei colleghi americani.
Una guida per il fronte interno. Per gli Stati Uniti l'operatività è seriamente in pericolo.
William Zarit, presidente di AmCham China vanta un'esperienza pluridecennale del Paese. Davanti alla decisione del governo cinese del 28 marzo scorso di vietare l'accesso ai viaggiatori stranieri in arrivo, ha suggerito una strategia tutta orientata sul fronte interno.
AmCham Shanghai, in particolare, ha incontrato i governi del delta del fiume Yangtze per chiedere maggiori informazioni su come le aziende americane potessero ottenere esenzioni locali al divieto. Molto in Cina dipende infatti dall'interpretazione che i funzionari locali danno della generale.
AmCham Shanghai ha addirittura predisposto una Guida per aiutare le aziende interessate a richiedere queste esenzioni.
In più ha promosso attivamente la fine del divieto sempre parlando con tutti i governi del delta del fiume Yangtze. L'economia cinese, a sua volta, soffre per i problemi causati da questi divieti, specie le economie locali. I leader del governo cinese hanno lavorato con le aziende americane per fornire informazioni tempestive durante la crisi incoraggiando il supporto alle società americane. Gli americani, come tutte le altre società presenti in Cina, hanno collaborato nei controlli per evitare la diffusione del virus.
La necessità di riprendere i viaggi di lavoro in Cina vale per tutti. Ma per le aziende degli Stati Uniti, evidentemente, il fuoco amico, oggi, è il nemico numero uno.

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