New York

La Hollywood sul Tevere incanta ancora New York

di Filipppo Brunamonti

«Torna a settembre» (1961), di Robert Mulligan, con Gina Lollobrigida e Rock Hudson (courtesy Film Forum)

3' di lettura

Sulle musiche di Alessandro Cicognini e Carlo Savina, i titoli di testa creati dal color co-ordinator e fotografo Hoyningen-Huene, tratti dai dipinti della pittrice caprese Carmelina Alberino, con le sue vedute naif dell'isola, ha inizio la serie Roman Hollywood (American Movies Go To Italy), al Film Forum di New York fino al 21 dicembre. La programmazione, curata da Giulia D'Agnolo Vallan, è una planimetria di alcune tra le più importanti produzioni hollywoodiane in trasferta a Cinecittà e a spasso nell'Italia del dopoguerra. Si comincia da La baia di Napoli (1960) diretto da Melville Shavelson, con Clark Gable, Sophia Loren e Vittorio De Sica – “Ecco qua Napoli. La bellissima Napoli, con la sua incantevole baia. È la seconda volta che ci vengo ma la prima ci arrivai in ben altre circostanze. Ci arrivai con la Quinta Armata durante la guerra. I napoletani ci accolsero con grande entusiasmo e con la gioviale vivacità che avevano conservato nonostante gli innumerevoli bombardamenti subiti e la fame sofferta…” – passando per Avanti! (Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?, 1972) di Billy Wilder e con Jack Lemon, Juliet Mills, Clive Revill, e Tre soldi nella fontana (1954) del rumeno Jean Negulesco, con Clifton Webb e Dorothy McGuire, seguito da Gli amanti devono imparare (1962) per la regia di Delmer Daves e, tra gli interpreti, Troy Donahue, Suzanne Pleshette, Rossano Brazzi.

Vallan, torinese residente a New York da trent'anni, giornalista e US programmer per la Mostra del Cinema di Venezia, è esperta di cinema americano: “La rassegna Roman Hollywood mostra al pubblico di New York un Paese delle Meraviglie purtroppo scomparso. Per me è stato un po' come tornare in Italia, attraverso lo sguardo di film come Stromboli di Rossellini. Il paese liberato ha pesato sull'immaginario di Hollywood, lo si vede da come John Huston o Michael Cimino inquadravano luoghi e volti, tra gli anni Cinquanta e Ottanta”. Quello di Torna a settembre (1961) di Robert Mulligan, con Rock Hudson e Gina Lollobrigida, è il posto in cui gli americani vanno a innamorarsi, per le stanze di una villa barocca o sulle note di Bobby Darin. Le Vacanze romane (1953) di Gregory Peck e Audrey Hepburn hanno mobilitato masse enormi. “In questi giorni di città ne ho visitate tante… ma la mia preferita è di sicuro stata Roma!”. La penserà ancora così la Cenerentola capovolta/ Principessa Anna?
Gli anni Trenta erano tutti per i maggi e la pioggia parigina (“I francesi sono nazionalisti, ma a Parigi vedi di tutto” sostiene Rossana Rossanda), i Quaranta appartenevano al Latin America e i Sessanta alla Swinging London. Mentre negli Usa inaugura Disneyland ad Anaheim, Elvis Presley fa la sua prima apparizione all'Ed Sullivan Show e James Dean-il ribelle entra nella leggenda, Hollywood trova in Italia le sue location, facilitata dal tax break e dai complessi di Cinecittà (di prim'ordine).

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Hollywood sul Tevere

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“L'Italia liberata da Mussolini entrava in contatto con la ricerca di libertà degli americani” spiega Vallan che, per Roman Hollywood, ha recuperato parecchi 35 mm che non si vedevano da tempo. Copie provenienti direttamente dall'Italia e concesse da grandi Studios come Warner Bros. Uno dei piaceri forti del ciclo di film è la doppietta Il corsaro dell'isola verde (1952, di Siodmak con Burt Lancaster) e I pirati di Capri (1949) co-diretto da Edgar G. Ulmer e Giuseppe Maria Scotese. Il lavoro di Ulmer-il pictorialist è un 16mm concesso da Tim Hunter, Jon Davison, e Joe Dante.

L'Italia del boom economico, così viva e gioiosa, ha attratto un fiume di divi, registi e produttori, inclusi Orson Welles, Vincent Minnelli, William Wyler e Robert Aldrich e le star Ingrid Bergman, Katharine Hepburn, Kirk Douglas e Victor Mature, oltre a Audrey e Gable. Respinti da Hollywood che non riusciva più a controllarli né a capirli, Ulmer e Welles sceglieranno l'Italia da rifugiati, pronti a inseguire nuovi stimoli in un paese morso dalla miseria. Secondo Vallan, “quella che è diventata la Hollywood sul Tevere era un improbabile incrocio culturale/cinematografico, dove le epiche sfarzose di Quo Vadis, Ben Hur, e Cleopatra sono cresciute fianco a fianco con il Neorealismo. Liberata dal Fascismo, l'Italia è divenuta simbolo di una nuova autonomia in Europa: un'emancipazione politica, culturale e sessuale. Uno stato mentale progressista con gli scenari autentici del Vecchio Mondo, e un'industria filmica capace di tener testa al suo equivalente in California”. Non a caso, più avanti nel tempo, i registi italo-americani Francis Ford Coppola, Cimino e Martin Scorsese ritorneranno a girare a Cinecittà. Roman Hollywood non solo contrappone kolossal a Neorealismo italiano, ma è in grado di cambiare l'ordine delle idee e anticipare l'entusiasmo degli spettatori, è una contaminazione di alto e basso, oggetti d'autore e materia weird. Strana.

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