il graffio

La Juve supera il Milan e l’Inter fallisce la prova del nove

La Juventus ferma la corsa del Milan superandolo in casa per 3-1 mentre l'Inter, battuta a Marassi dalla Sampdoria di Ranieri (2-1), perde una ghiotta occasione per effettuare il sorpasso sui rossoneri

di Dario Ceccarelli

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(REUTERS)

3' di lettura

Attenzione, doppio colpo di scena: nel mercoledì del tampone, la Juventus ferma la lunga corsa del Milan superandolo in casa per 3-1 dopo una partita intensa che rimette in gioco i bianconeri in chiave scudetto ma ribadisce la qualità della squadra di Pioli, comunque penalizzata dall'assenza di 7 titolari e dall'handicap di una panchina più stretta.

Il secondo colpo di scena riguarda l'Inter che, paradossalmente, perdendo a Marassi con la Sampdoria di Ranieri (2-1), perde anche una ghiottissima occasione per effettuare quel famoso sorpasso cui tanto Conte anelava. E anela. Era lì, a portata di mano. Bastava mettere la freccia. Invece, dopo 8 vittorie consecutive, l'Inter fallisce proprio la prova del nove impantanandosi contro il bunker doriano. La puniscono due ex, Candreva e Keitha, mentre Sanchez fallisce un rigore sullo zero a zero. A parte il diluvio inclemente si è sentita la scarsa incisività di Lukaku, entrato nella ripresa ma con i postumi di una contrattura.

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Tornando a San Siro, nella sera in cui Ronaldo va in ombra, emerge prepotentemente Chiesa firmando una doppietta (il terzo gol è di Mckennie) che taglia le gambe al Milan nel suo momento migliore. Oltre a Chiesa, quasi inafferrabile sulla destra, torna alla ribalta anche Dybala, autore di due assist decisivi e quasi sempre sul pezzo. Il contrario di Ronaldo, impalpabile e svogliato. Il Milan, imbattuto da 27 partite, esce da San Siro comunque a testa alta confermando di non essere arrivato in cima per caso.

Il covid ha colpito in modo equo privando la Juventus di Alex Sandro e Cuadrado e il Milan di Rebic e Krunic. Con una differenza, però: che la squadra di Pirlo ha una rosa talmente ampia da colmare qualsiasi emergenza. Discorso diverso per il Milan che, pur giocando a viso aperto, alla fine va in corto circuito permettendo ai bianconeri di riavvicinarsi (-7) alla vetta con una partita da recuperare col Napoli.

Insomma, a tre giornate dalla fine del girone d'andata , il mazzo dello scudetto si rimescola. L'Inter, nonostante i suoi alti e bassi e la sua Lukaku-dipendenza, è sempre in agguato a un punto dal Milan. Conte, sbuffando e imprecando alla sfortuna (“Non meritavamo la sconfitta…”) non molla comunque l'osso. Mentre per la Juventus si aprono nuovi scenari dopo il lungo autunno di scontento. Confortante l'esplosione di Chiesa, mai così incisivo in bianconero. Significativo anche il recupero di Dybala coinciso con l'eclissi quasi totale di Ronaldo. Quando il pendolo gira dalla parte dell'argentino, il fenomeno va in ombra. Un problema per Pirlo, fa notare qualcuno. Forse, questi problemi di abbondanza, li vorrebbero avere anche il Crotone e il Genoa.

Ci stavamo dimenticando della Roma. Senza farsi troppo notare, i giallorossi sono diventati la terza forza del campionato. Col minimo sforzo (3-1) questa volta capitalizzano la trasferta di Crotone e ora aspettano l'Inter all'Olimpico per cercare di agganciare al secondo posto la squadra dell'imbufalito Conte. La Roma scopre di avere una panchina extralarge. A Crotone, lo spagnolo Mayral, con due reti d'autore, sostituisce brillantemente Dzeko, uno che quando manca te ne accorgi subito.

L'unico freno, in questo clima di rinnovamento, viene tanto per cambiare da un tampone: quello che ha trovato positivo il nuovo general manager portoghese Tiago Pinto, chiamato a Roma dai Friedkin per portare aria fresca e nuovi talenti a Fonseca, pur lui portoghese. La rivoluzione dei garofani dovrà attendere, il paradiso pure, ma l'aggancio all'Inter non è vietato sognarlo.

E Il Napoli? Altro che mercoledì da leoni. Forse più da asinelli. Farsi sbertucciare in casa dallo Spezia (1-2) in uno snodo come questo, è un doppio passo falso. Perdere punti può capitare, perdere la testa invece non è concesso.

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