Il nuovo rapporto Anvur sull’università

La laurea migliora le chance di lavoro ma l’Italia rimane agli ultimi posti

di Eugenio Bruno


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(Fotolia)

2' di lettura

Che laurearsi conviene lo ha ricordato di recente Almalaurea. Ma adesso arriva anche il “bollino”dell’Anvur. Nel rapporto biennale sull’Università e la ricerca che l’Agenzia nazionale di valutazione guidata da Paolo Miccoli presenterà giovedì 12 luglio un intero capitolo è dedicato a misurare, attraverso le più recenti statistiche nazionali e internazionali, le performance dei laureati italiani sul mercato del lavoro. Da cui emergono luci e ombre.

Partiamo da queste ultime. E dalla classifica Ocse sui tassi di occupazione dei 25-34enni in possesso di un’istruzione terziaria. Ebbene, con il nostro 64,3% totale, a fine 2016 eravamo al 33esimo posto su 33 paesi. Distanti oltre venti punti da Francia, Germania, Austria e Regno Unito. Meglio di noi facevano persino Turchia e Grecia. Un quadro che si arricchisce di qualche pennellata di colore se si passa a misurare il rapporto tra l’occupabilità dei laureati nella classe d’età 25-34 anni e il resto dei loro coetanei. Per l’Italia il risultato è di 1,07. Leggermente al di sotto dell’1,10 di media Ocse, ma stavolta al di sopra di austriaci e britannici.

I NUMERI

I NUMERI

Subito dopo il rapporto dell’Anvur passa ad analizzare i numeri di Eurostat e mette a confronto i tassi di occupazione e disoccupazione di due gruppi di giovani: 25-29enni e 30-34enni. In possesso del semplice diploma o della laurea. Traendo tre conclusioni. La prima è che il trend migliora per entrambe le categorie e per tutti e due i titoli di studio. La seconda è che i laureati lavorano più dei diplomati anche se la forbice si assottiglia. La terza - che sembra anche la più rilevante - dimostra come i nostri risultati (57,1% di occupati tra i laureati di 25 e 29 anni, 77,3 tra 30 e 34 anni) risultino ancora inferiori, rispettivamente, di 18 e 10 punti rispetto all’Unione europea.

Fin qui il confronto internazionale. Ma ricco di spunti, soprattutto a inizio legislatura, appare anche il fronte interno. Che continua a essere caratterizzato da un doppio squilibrio: territoriale e di genere. Nelle regioni meridionali l’inserimento nel mondo del lavoro continua a essere più difficoltoso anche per i laureati. Con il titolo di I e II livello, il 47,7% lavora a tempo determinato oppure con contratti di collaborazione o di prestazione d’opera occasionale o con borse di studio/lavoro. Una quota che per le laureate arriva al 52,9 per cento.

L’ultima istantanea dell’Anvur riguarda le performance occupazionali per tipologia di laurea. Osservando i laureati del 2011 a quattro anni di distanza - sottolinea l’Agenzia - si nota che l’inserimento nel mercato del lavoro, dopo il conseguimento del titolo, è più facile per i gruppi Medico, Scientifico e Ingegneria per le lauree di I (rispettivamente 72,8, 69,9 e 65,8%) e Ingegneria, Chimico-farmaceutico e Medico per quelli di II livello (82,7, 81 e 80,4). Percentuali che i ragazzi freschi di maturità dovrebbero tenere a mente quando al ritorno dalle vacanze sceglieranno la facoltà dei loro sogni.

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