sbagliando si impara

La leadership del futuro riassunta in 5 punti chiave

La realtà ci vede proiettati in un mondo con fenomeni tecnologici e organizzativi la cui portata è simile a quella che avremmo raggiunto tra anni

di Gianluca Rizzi *

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(sveta - stock.adobe.com)

La realtà ci vede proiettati in un mondo con fenomeni tecnologici e organizzativi la cui portata è simile a quella che avremmo raggiunto tra anni


4' di lettura

Il 10 settembre scorso ho avuto la fortuna e il privilegio di partecipare come moderatore ad una tavola rotonda su un tema mica da ridere: “Nuovi modelli di leadership”. Ho potuto fare domande e conversare con autorevoli esperti, donne e uomini d'azienda o provenienti dalla consulenza che quotidianamente si confrontano con questi temi o addirittura se ne occupano in prima persona. E ho finalmente compreso il senso di una celebre citazione di Enrico Fermi: «Before I came here, I was confused about this subject. Having listened to your lecture, I am still confused, but on a higher level». «Prima di venire qui avevo un po' di confusione rispetto a questo tema. Dopo avere ascoltato questa lezione (nel mio caso il contributo dei relatori, ndr) sono ancora confuso, ma a un livello più alto». Perfetta!

È esattamente così che mi sono sentito. Anche io quotidianamente mi occupo di supportare le aziende nei grandi processi di evoluzione culturale e, in questi contesti, i leader hanno un ruolo rilevante. I fatti recenti hanno letteralmente imposto un'evoluzione culturale a tutti i livelli nelle aziende e i leader ne sono stati inesorabilmente travolti. Molti hanno saputo cavalcare l'onda. Hanno sperimentato, compreso, imparato e saputo davvero cogliere un'occasione preziosa di autentica evoluzione. Alcuni altri, pochi a dire il vero, hanno improvvisato, anche perché in fondo la leadership spesso la cerchi fortemente, talvolta ti tocca, non necessariamente ti appartiene.

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Eppure, io credo che nell'improvvisazione, purché non sia quella all'italiana (“comunque vada sarà un successo…”), rappresenta una risorsa, forse addirittura un autentico talento.La maggior parte ha affrontato con grande senso di responsabilità e con coscienza la sfida inedita e difficilissima e ha avuto l'onestà intellettuale di ammettere anche qualche sconfitta insieme ai successi.

Soprattutto questi ultimi sono quelli a cui ci siamo rivolti nella nostra chiacchierata sui nuovi modelli di leadership, cercando di immaginare quali spunti potessero fare al caso loro per affrontare il contesto attuale e poi un futuro che è già presente, e non si tratta di un gioco di parole ma di una realtà che ci vede proiettati in un mondo in cui osserviamo fenomeni tecnologici e organizzativi la cui portata è paragonabile a quella che avremmo raggiunto tra circa cinque anni.

Si è parlato di leadership inclusiva, ispirativa, al femminile, del cuore, sostenibile, umanista, femmina e, indubitabilmente, ognuna di queste proposte porta con sé il valore autentico e il peso di quelle ricerche che durano anni o di quelle esperienze accumulate anche con grande fatica. Dal canto mio, ho preso molti appunti e proverò a contaminare la mia proposta con questi splendidi ingredienti.

Nel frattempo sento di volere dire la mia anche perché poi ho bene a mente lo sguardo (e il pensiero) di chi mi ascolta, che incalza: “e quindi?” “Cosa posso fare nel concreto?”E allora io ci provo e propongo cinque punti che, a mio modesto modo di vedere, dovrebbero caratterizzare un leader perché possa affrontare con senso di presenza e responsabilità questa fase storica:

1) La curiosità, perché in fondo (come ho sopra mostrato) le proposte sono tante e non esistono ricette; fermarsi alla prima lettura o al primo spunto potrebbe essere fatale.

2) La capacità di sintesi ed elaborazione personale, perché l'approccio alle tante proposte non deve essere enciclopedico ma sintetico, ovvero capace di trarre il meglio che c'è in ogni spunto per ricavarne una proposta personalissima

3) L'antifragilità, destinata a godere della stessa fama di un'altra parola, resilienza, quella fama per cui quando la senti alzi gli occhi al cielo e pensi: “ancora con questa storia della resilienza?”. L'antifragilità però individua un'abilità che forse davvero abbiamo messo da parte, ovvero quella di prestare il fianco al caos (assenza di routine, punti di riferimento, regolarità, abitudini, serenità) con l'obiettivo di apprendere e prosperare.

4) L'improvvisazione, ma quella alla maniera dei jazzisti o dei teatranti che apparentemente improvvisano, ma in realtà attingono ad un repertorio vastissimo di esperienze accumulato nel tempo.

5) La compostezza davanti ai trade off, ovvero la capacità di non scandalizzarsi di fronte alle contraddizioni della realtà che ci circonda; questi apparenti paradossi sono parte integrante di un mondo complesso; ai leader (e non solo) la sfida di individuare delle sintesi utili e intelligenti.

E poi forse aggiungerei, in extremis, un grande senso di sportività di fronte al caso che, a detta di molti tra cui Taleb, rappresenta un fattore ineliminabile nella partita quotidiana dei leader e di fronte alla quale talvolta si corre il rischio di diventare un po' “iper-confidenti”. L'alea è ineliminabile dalla vita, non solo dei leader ma anche di tutti noi. E allora, se di fatto concorre insieme alla nostra azione alla determinazione del risultato che vogliamo ottenere, quello su cui vale la pena di focalizzarci è la qualità della nostra azione quotidiana. Temo possiate essere confusi, mi auguro ad un livello più alto.

* Partner di Newton S.p.A.

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