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La leadership gentile può realmente aiutare le aziende a crescere e prosperare?

Che la rapida evoluzione dei contesti entro cui le aziende devono operare abbia imposto una netta evoluzione delle funzioni della leadership definendone nuovi confini e “umanizzando” la figura, per certi aspetti fino a qualche anno fa quasi mitologica, del leader, è ormai un assunto imprescindibile

di Nicola Spagnuolo (*)

(Adobe Stock)

2' di lettura

Che la rapida evoluzione dei contesti entro cui le aziende devono operare abbia imposto una netta evoluzione delle funzioni della leadership definendone nuovi confini e “umanizzando” la figura, per certi aspetti fino a qualche anno fa quasi mitologica, del leader, è ormai un assunto imprescindibile. Si è imposta all'attenzione di studiosi di leadership e accademici la figura del leader gentile, in grado di motivare i propri collaboratori, dimostrandosi un vero e proprio coach, un punto di riferimento per tutti coloro che fanno parte della struttura organizzativa, interna ed esterna, che ad esso si riferisce.
Se però da un lato ci si è resi conto dell'importanza di una leadership gentile quale approccio imprescindibile per i leaders di oggi e ancor più per i leaders di domani, dall'altro verrebbe da chiederci come questa combinazione di caratteristiche e competenze racchiuse in un individuo, il leader appunto, possa realmente portare giovamento ad una organizzazione.

In sostanza, se la leadership gentile rimanesse confinata in un approccio innovativo del leader, cosa succederebbe a quell'organizzazione quando quel leader illuminato dovesse andar via?

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Ciò che a mio avviso è fondamentale, non è tanto che le aziende si affidino alla buona sorte sperando di imbattersi in una leadership gentile, illuminata e coinvolgente, ma strutturare processi di apprendimento organizzativo tali da “istituzionalizzare” al proprio interno un simile modello di leadership, in grado di reiterarsi nel tempo al di là delle persone che ne sono portatrici.

In sostanza, un leader gentile per poter garantire che il suo approccio giovi alla propria organizzazione al di là di sè stesso, deve anche garantire che tale approccio pervada la cultura di quella specifica organizzazione, strutturando e implementando strumenti e meccanismi di apprendimento organizzativo che, nel tempo, trasformino la cultura organizzativa fino al punto che qualunque leader arrivi a farne parte. Non potrebbe pensare di avere un approccio diverso, seppure con connotazioni specifiche ed individuali.In altre parole, la missione del leader gentile non si esaurisce nella sola interazione contingente con la struttura organizzativa, ma continua fino al punto di riuscire a pervaderne la cultura organizzativa e la vision stessa. D'altra parte non dobbiamo dimenticare che il leader è tale perché i suoi seguaci o followers, se preferite, lo seguono attribuendogli potere, in quantità variabile, su sè stessi. Lo stile di leadership invece, attiene ai modelli organizzativi che l'azienda adotta. Ne è parte integrante e come tale coinvolge inevitabilmente la cultura di ogni organizzazione.

Se vogliamo dunque che la leadership gentile non rimanga solo una caratteristica individuale “eccezionale” di cui alcune aziende possono giovarsi per un certo lasso di tempo, occorre che se ne pervada l'intera organizzazione attraverso momenti e strumenti di apprendimento organizzativo (formali, informali e non formali), in grado di modificarne il senso più profondo, ossia la cultura, la vision e la sua stessa ragion d'essere.

(*) Direttore CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario

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