pace fiscale due

La Lega riapre i condoni fiscali, M5S contrario

di Marco Mobili, Giovanni Parente


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3' di lettura

La Lega è pronta a riaprire una nuova stagione di condoni ma dai Cinque Stelle arriva subito uno stop. Ad annunciare la «pace fiscale 2» è stato il sottosegretario all’Economia del Carroccio, Massimo Bitonci. Un pacchetto di misure che va dal saldo e stralcio per le imprese a una riproposizione della sanatoria sulle liti pendenti, passando anche dalle cassette di sicurezza in Italia con l’emersione del contante. Ma soprattutto, anche se il termine non piace alla politica, con il condono sulle dichiarazioni infedeli. Una versione ritenuta «light» da Bitonci dell’integrativa speciale: non avrà né scudi penali né si applicherà ai capitali detenuti all’estero.

Ma potrebbe non bastare. Gli alleati di governo del M5S bocciano sul nascere l’ipotesi: «Con noi nessun condono passerà mai. Piuttosto bisogna intensificare la lotta, fino al carcere, contro i grandi evasori. Non è giusto che a pagare le tasse di chi ha evaso arricchendosi alle spalle del Paese siano famiglie e classe media. Bisogna lottare contro i grandi evasori». Proprio sul carcere agli evasori, però, i numeri dimostrano che ci sarebbe molto da fare: le denunce sono crollate del 28% nel 2018 e solo il 9% dei procedimenti si chiude con una condanna (si veda Il Sole 24 Ore di domenica 7 luglio).

Eppure proprio per superare il fuoco di fila del Movimento 5 Stelle che costrinse a una retromarcia nella conversione del Dl fiscale di fine 2018, la nuova dichiarazione integrativa speciale allo studio della Lega sarà depurata di qualsiasi copertura penale e non si potrà applicare né ai capitali oltreconfine né alle imposte dovute su attività finanziarie e immobili posseduti all’estero e non dichiarati al Fisco italiano. Si dovrebbe, comunque, ripartire dallo schema di fondo di un anno fa: la dichiarazione integrativa speciale prevedeva, oltre allo sconto di sanzioni e interessi, una flat tax del 20% sull’imponibile fatto emergere nei limiti del 30% del dichiarato e comunque entro un tetto massimo di 100mila euro. La principale novità potrebbe essere la certificazione dei professionisti che si tratterebbe di un’emersione da evasione.

Nel pacchetto della «pace fiscale 2» rientra, però, un altro cavallo di battaglia della Lega: la possibilità di estendere il saldo e stralcio, ossia la sanatoria sulle cartelle per il mancato versamento delle imposte o dei contributi, non solo ai cittadini ma anche alle imprese in difficoltà economica. Un progetto che dovrà superare almeno due ostacoli: da un lato, valutare se sia davvero una misura in grado di portare più gettito e che a conti fatti non comporti, invece, un’esigenza di copertura; dall’altro, individuare gli indicatori a cui ancorare lo stato di difficoltà per le imprese, visto che non c’è qualcosa di simile e di sintetico come l’Isee utilizzato per le persone fisiche e che quindi consenta ad agenzia delle Entrate-Riscossione di procedere ai calcoli senza troppe difficoltà .

Si prospetta, inoltre, una riapertura della sanatoria delle liti fiscali. Anche se le Entrate non hanno ancora reso noto alcun dato ufficiale, il sentiment dei professionisti e le dichiarazioni arrivate più volte dai rappresentanti leghisti al Governo lasciano presumere che l’ultima edizione (riservata a chi aveva notificato un ricorso al 24 ottobre 2018) abbia riscosso molto appeal tra i contribuenti in lite con l’Agenzia. Un appeal dovuto sia alle percentuali di pagamento che potevano arrivare dal 90% se ancora non c’era stata la pronuncia in primo grado fino al 5% in caso di doppia soccombenza del Fisco dopo i primi due gradi di giudizio sia alla possibilità di saldare il conto in un massimo di 20 rate trimestrali in cinque anni. Il punto di (ri)partenza potrebbe essere quello di una nuova data in cui fotografare le liti pendenti e quindi ammissibili alla sanatoria.

Nel tam tam politico delle settimane post europee era circolata nuovamente l’ipotesi di una sanatoria sul contante detenuto nelle cassette di sicurezza. Anche in questo caso si tratterebbe di un’emersione delle somme “domestiche” e non all’estero.

In parallelo alle sanatorie in quello che appare a tutti gli effetti lo schema del consueto decreto fiscale di fine anno per garantire risorse alla manovra, ci sarà anche un intervento a favore della tracciabilità dei pagamenti con la riduzione (fino ad arrivare all’«azzeramento» come promette Bitonci) delle commissioni per chi utilizza la moneta elettronica, come carte di credito, bancomat o applicazioni.

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