IN COMMISSIONE FINANZE ALLA CAMERA

La Lega rilancia: «Abolizione della Tasi». Mef: «Fantasticheria»

La proposta del vicepresidente della commissione Finanze della Camera, il leghista Alberto Gusmeroli. Tagli mirati per l’Imu (come sugli immobili sfitti o occupati) e cancellazione del tributo per i servizi indivisibili

di Nicoletta Cottone


Imu-Tasi: ecco dove agiranno i tagli chirurgici

3' di lettura

Dopo la richiesta di unificare Imu e Tasi la Lega rilancia: abolire la Tasi. «Se c'è l'impegno del Mef sulle maggiorazioni Tasi allora l’eliminazione dell’imposta costerebbe circa 830 milioni di euro. E l’F24 precompilato con l’Imu, affrontando i problemi esposti dall’associazione dei comuni, potrebbe recuperare dall'evasione anche i finanziamenti per riduzioni chirurgiche dell'Imu», ha sottolineato Alberto Gusmeroli (Lega), vicepresidente della commissione Finanze della Camera e primo firmatario della proposta per una nuova Imu, che riunisce Imu e Tasi. La proposta Gusmeroli prevede già tagli mirati per l’Imu (come sugli immobili sfitti o occupati) e cancellazione del tributo per i servizi indivisibili.

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La proposta Gusmeroli di abolire la Tasi
Al termine delle audizioni in commissione, Gusmeroli ha rilanciato un progetto che vada oltre l’iniziale fusione tra Imu e Tasi, portando a tagli mirati per la prima (come sugli immobili sfitti o occupati) e alla cancellazione della seconda. Punta ad «abolire la Tasi», che vale 1,1 miliardi l’anno.

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Lapecorella: «Stiamo fantasticando» . Gusmeroli: «É possibile»
La direttrice del Dipartimento delle finanze del ministero dell’Economia Fabrizia Lapecorella, in audizione, si è detta «sconvolta» dalla nuova proposta, che supera la fusione Imu e Tasi. «Stiamo fantasticando», ha detto. Per Lapecorella sono riflessioni che si possono fare nel percorso «della legislatura, non sull’immediato», perché servono le necessarie coperture. Di parere diametralmente opposto il vicepresidente della commissione Finanze. «É fattibile - assicura Gusmeroli - perchè la cifra da recuperare non è impossibile». Servirebbero circa 830 milioni.

Gettito Imu-Tasi 2018: 19,8 miliardi
Fabrizia Lapecorella ha segnalato che sulla base degli ultimi dati consuntivati 2018, il gettito complessivo Imu e Tasi è di circa 19,8 miliardi di euro, di cui 18,7 miliardi derivano dall'Imu e 1,1 miliardi dalla Tasi. I due tributi immobiliari Imu e Tasi, ha spiegato la direttrice del Dipartimento delle finanze del ministero dell'Economia «rappresentano la principale fonte di entrata dei comuni italiani pari nel complesso al 70% delle entrate tributarie dei comuni». Escludendo la riserva che è destinata all'erario, le risorse a disposizione dei comuni, pari alla somma di Imu e Tasi, sono «di circa 16,2 miliardi».

Eccessiva frammentazione nei Comuni
«L’applicazione dell'Imu e della Tasi ha dato dimostrazione di un'utilizzazione da parte dei comuni della leva fiscale che ha portato a un’eccessiva frammentazione delle imposte», ha detto Lapecorella. «La previsione - ha spiegato - di una manovrabilità esercitabile entro determinati limiti, che rispecchiano anche le ipotesi maggiormente ricorrenti all'interno del panorama delle delibere comunali, consente di assicurare una razionale e organica applicazione della nuova Imu non solo a vantaggio di contribuenti, ma anche dei comuni che gestiscono meglio l'attività di verifica e accertamento degli adempimenti tributari».

Agevolare la riqualificazione aree dismesse
In audizione anche Confindustria. «Gli immobili in aree industriali dismesse, non più utilizzabili, sono molti. La nuova disciplina dell'Imu potrebbe intervenire, immaginando anche delle forme e regimi agevolati per chi avvia dei progetti di riqualificazione di queste aree, in sinergia con gli enti locali», ha detto Francesca Mariotti di Confindustria, in audizione in commissione Finanze alla Camera sulle proposte per unificare Imu e Tasi. Quanto agli immobili d'impresa, ha spiegato Mariotti, sono «un po' la casa delle attività produttive: dal garage in cui nell'immaginario collettivo prende avvio la start-up digitale fino all'opificio dell'azienda manifatturiera e all'albergo dell'impresa attiva nel turismo». In tutto si tratta, ha sottolineato, di «1,5 unità per una rendita catastale che rappresenta il 28% di quella complessiva. Numeri significativi».

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