Lo scontro politico

La Lega si astiene, irritazione di Draghi. Il vaglio del Quirinale ferma le delibere

Il Carroccio non voterà la sfiducia a Speranza ma chiede un cambio di passo

di Barbara Fiammeri

Decreto Covid, dagli spostamenti col pass verde alle riaperture di ristoranti, cinema e stadi

2' di lettura

Lo descrivono «irritato». Ma Mario Draghi è stato soprattutto granitico. «Venerdì scorso abbiamo deciso all’unanimità l’articolazione delle riaperture, sulla base dell’analisi dei dati, e non si può rimetterla in discussione a distanza di pochi giorni», il ragionamento con cui il premier ha respinto la richiesta di estendere alle 23 l’avvio del coprifuoco e di accelerare la riapertura dei ristoranti anche al chiuso e delle palestre.

Matteo Salvini però non ha sentito ragioni. La linea del Piave era almeno l’estensione alle 23 per il rientro a casa. La stessa rilanciata dalla Conferenza delle Regioni guidata dal leghista Massimiliano Fedriga ma anche dalla forzista Mariastella Gelmini e da Elena Bonetti per Italia viva. Più perentorio Salvini: «Se non cambia non lo votiamo», aveva avvertito prima ancora che cominciasse la riunione a Palazzo Chigi. E che poi ha confermato personalmente allo stesso premier.

Loading...

Anche Draghi però è stato irremovibile. Che ciascuno voglia sventolare le proprie «bandiere identitarie» il premier lo aveva messo nel conto. Confidando però che a prevalere fosse sempre l’interesse generale che, in questo caso, coincide con quel «rischio ragionato» che ha portato ad anticipare al 26 aprile le prime riaperture. Oltre però non era possibile andare e così il testo che disciplina le nuove misure è stato confermato. In realtà viene aggiunta la norma sull’Alitalia e cancellato il passaggio - su suggerimento del Quirinale - sulla possibilità di intervenire successivamente attraverso «deliberazioni» del Consiglio dei ministri, uno strumento ritenuto non corretto.

Se prima del 31 luglio si deve cambiare, lo si farà quindi con un altro decreto legge. Salvini lo dà per scontato. Il leader della Lega dopo aver parlato con il premier ha fatto sapere che probabilmente un nuovo provvedimento arriverà «entro una quindicina di giorni». A patto che «i dati continuino a essere positivi». Una prospettiva che in realtà a Palazzo Chigi non hanno mai escluso. Ma Salvini gioca una sua partita e lo sa anche Draghi. Il leader della Lega deve fare i conti con la protesta che monta e coinvolge molti suoi elettori che adesso guardano a Giorgia Meloni. Salvini non può avvantaggiare troppo l’alleata ma non vuole neppure mettere in difficoltà Draghi al quale ha ribadito al telefono la sua «fiducia».

Tant’è che mercoledì prossimo i leghisti non voteranno la mozione presentata anche da Fratelli d’Italia contro il ministro della Salute Roberto Speranza. Insomma Salvini fa la voce grossa ma non strappa. Certo però che il dietrofront della Lega non è certo piaciuto agli alleati di governo. «Così mette in difficoltà Draghi e l’intero Governo», hanno attaccato dal Pd con il vicesegretario Provenzano che chiosa: «Salvini ha problemi con i sondaggi e con la Meloni». Una posizione condivisa anche dal Movimento 5 stelle che si è schierato con il premier mentre l’azzurra Gelmini si è dichiarata «soddisfatta» dal provvedimento che però si «può migliorare». L’attenzione si sposta quindi sul “tagliando” che arriverà presumibilmente non prima di metà maggio, quando si potrà cominciare a fare i conti sull’effetto delle riaperture e sul quel «rischio ragionato» assunto dal premier.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti