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La leggenda della verità di Jean-Paul Sartre

Il volume è in libreria per i tipi di Christian Marinotti

di Armando Torno


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2' di lettura

Nel Vangelo di Giovanni si legge: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (8,32). Che cos'è la verità? Questa domanda, che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita, Pilato la rivolse a Gesù. Il magistrato romano non ebbe il tempo di attendere una risposta, comunque lo stesso Vangelo di Giovanni non la riporta (il tutto avviene al capitolo 18).

Di verità si parla ovunque e sempre. Due innamorati la desiderano reciprocamente, nei tribunali si cerca attraverso il processo, la scienza ne promette una non illusoria mentre la filosofia è convita di parlare da sempre con questa misteriosa signora.

Certo, non tutta la filosofia. E poi non è così semplice mettere d'accordo i pensatori. Epicuro, per esempio, la individuò nella sensazione, Hegel affermava che l'idea è la verità, Aristotele sostenne che essa si trova nel pensiero o nel linguaggio, non nelle cose. Si potrebbero riempire biblioteche con quanto è stato detto in proposito, ma forse conviene dar retta a Čechov, scrittore da tenere sempre presente. Nei suoi “Quaderni” si legge: “Si dice che la verità trionfa sempre, ma questa non è una verità”.

Tutto questo non è una soluzione al problema, ma probabilmente fa parte di esso. E ne abbiamo parlato perché l'editore Christian Marinotti, che sta pubblicando scritti di Jean-Paul Sartre poco noti o mai tradotti, ha da poco messo a disposizione dei lettori italiani un aureo libretto del pensatore francese: “La leggenda della verità” (pp. 112, euro 12).

Tradotto da Federica Castelli e introdotto da Vincent de Coorebyter, questo saggio ebbe una prima edizione nel 1931 nella rivista “Bifur”; ad essa poi si sono aggiunti dei frammenti postumi, il tutto – diventato una vera e propria opera – è finito in raccolte di scritti eccetera. E ora eccola con il suo titolo che già spiega tutto.

Secondo Sartre, per dirla in breve, sarebbe opportuno leggere questo “racconto filosofico per convincerci che la Verità non è altro che una leggenda che è riuscita a farsi passare per vera”. Pagine in chiave ironico-critica, nelle quali il pensatore caldeggia “la verità dell'uomo solo”, che prova ad andare oltre il certo e il probabile per scoprire quel che si può ricavare dalla ricerca individuale.

A proposito di “probabile”: Sartre lo definisce “più vero del vero” (p. 51), anzi “figlio tardivo di Noia e Verità”. Insomma, ogni volta che s'incontra qualcosa che ci sembra probabile, occorre fare attenzione a non offendere la noia, che potrebbe esserne il padre o la madre.

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