L’appello

La lettera degli ambasciatori all’Italia: boicottate beni e servizi russi

I rappresentanti a Roma di Ucraina, Polonia e Lituania chiedono un segnale in più contro la guerra di Putin

(Adobe Stock)

3' di lettura

Lettera aperta degli ambasciatori a Roma di Lituania Ričardas Šlepavičius, di Polonia Anna Maria Anders e di Ucraina Yaroslav Melnyk

Lo scorso 24 febbraio si è conclusa un'epoca. La sanguinosa bandiera della guerra ha cominciato a sventolare sull'Europa devastata dalla pandemia e dalla crisi economica, ma che tuttavia godeva finora della pace. Una guerra criminale, senza senso. Una guerra basata sulle incommensurabili ambizioni imperialiste di Vladimir Putin. In quest’ora più buia, un’ora di prova per tutta l’Europa, la civiltà europea basata sull’autodeterminazione delle nazioni e sul rispetto della vita umana potrà essere salvata solo dall’unità. Soltanto parlando forte e con una sola voce potremo difendere i valori a noi tanto cari e resistere all'arroganza dell'aggressore.

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Abbiamo già dimostrato che quando siamo uniti siamo forti e possiamo fare molto. La potenza dell’ultimo pacchetto di sanzioni è stata in grado di chiudere la borsa di Mosca e destabilizzare le società russe sui mercati finanziari esteri. Tutta l'Europa rivolge alla nazione ucraina in lotta contro l’invasore non parole vuote, ma un tangibile sostegno umanitario, finanziario, militare e politico.Ringraziamo l’Italia per aver aderito alle iniziative per isolare le banche russe dal sistema SWIFT e bloccare lo spazio aereo europeo per gli aerei russi.

Vi ringraziamo per le manifestazioni a livello nazionale che condannano le azioni aggressive del regime del Cremlino. Grazie per la disponibilità ad accogliere i rifugiati ucraini. Apprezziamo tutti i gesti di solidarietà dei cittadini italiani e altresì le iniziative del Primo Ministro d'Italia Mario Draghi che ha proposto di intraprendere ulteriori misure contro gli oligarchi russi e di intensificare ulteriormente la pressione sulla Banca centrale russa e che ha affermato senza esitazione che «l'Italia è pronta a ulteriori misure restrittive».Tenendo conto di questo e esprimendo la nostra profonda gratitudine per l’attuale sostegno all’Ucraina, vi invitiamo anche a fare uno sforzo in più: avviare un boicottaggio a livello nazionale di beni e servizi russi.

Questo appello non è un’azione rivolta contro il popolo russo che soffre sotto il giogo dell’autoritarismo di Putin, e ancor meno contro i russi che hanno deciso di ricominciare la vita in Italia. Il Cremlino manda senza scrupoli al fronte decine di migliaia di russi giovani e inesperti, avendo loro detto che avrebbero partecipato solo a esercitazioni. Migliaia di madri russe non vedranno più i loro figli e migliaia di bambini diventeranno orfani. Migliaia di manifestanti pacifici saranno brutalmente picchiati dagli ufficiali dell’apparato di sicurezza del Cremlino. Vogliamo sottolinearlo con forza: anche i russi comuni sono vittime e meritano il massimo rispetto.

Non sono vittime però le grandi compagnie russe e gli oligarchi che guidano la macchina da guerra di Vladimir Putin.Siamo consapevoli dell’entità dei sacrifici che gli italiani hanno già sostenuto e dovranno sopportare in relazione alle sanzioni finora introdotte. Conosciamo gli enormi costi che sono e saranno sostenuti da tutte le nazioni dell'Europa unita. La prontezza al sacrificio manifestata oggi, tuttavia, ci permetterà di credere in un domani migliore.Solo un’azione di opposizione immediata, coerente, solidale e su larga scala che implica sacrifici economici, sarà in grado di portare dalla parte giusta l'ago della bilancia nel conflitto e di scoraggiare una volta per tutte Vladimir Putin e i suoi potenziali epigoni dalla voglia di attuare l’imperialismo zarista nell’Europa contemporanea delle nazioni.

Solo un knockout sanzionatorio sarà in grado di tagliare fondi al Cremlino: e nessuna guerra può essere condotta senza denaro.Rinunciare a imporre sanzioni per minimizzare le conseguenze economiche della guerra sulle società europee o per aspirare a una male intesa protezione della nazione russa comporterà un'occasione mancata per tagliare a Vladimir Putin gli strumenti di finanziamento dell’invasione. Daremmo pertanto una mano al prolungamento del conflitto, che sta dissanguando e rovinando l’Ucraina, distruggendo la rinascita economica dell’Europa post-Covid e allo stesso tempo spingendo sempre più il popolo russo nelle braccia dell’autoritarismo criminale e procurando perdite irreversibili all’economia russa, sempre più asservita alle ambizioni militari.

Oggi, in gioco non è solo la liberazione dell’Ucraina ma anche la sicurezza di tutto il nostro continente. Se saremo deboli, Putin non cederà. È giunto il momento di mostrare forza, e la forza è la nostra unità. La partita è per un’Europa più unita e più forte che mai, che saprà prestare attenzione alle altre grandi sfide del nostro tempo, tra cui il cambiamento climatico. Per un’Europa dove non c'è posto per la guerra.

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