Storia & Politica

La lezione di De Gasperi, i debiti al posto dei capitali e l’anima da non perdere

di Giulio Tremonti

(Fototeca Gilardi / AGF)

7' di lettura

e Gasperi, non un turista della storia, ma uno statista, ancora il più grande della Repubblica. Nella Costituzione del 1947 si trova 70 volte la parola “Repubblica”, 50 volte la parola “Stato”, 3 volte la parola “Nazione”, è del tutto assente la parola “Mercato”! Il prevalere della parola “Repubblica” sulla parola “Stato” – 70 a 50 – corrisponde al pensiero di tanti costituenti e certamente al pensiero di De Gasperi: dati i precedenti del ventennio, erano cauti nell’uso della parola “Stato”.

È per questo che, nel linguaggio della Costituzione, la parola “Repubblica” indica l’insieme delle forme che, a vario titolo, ne compongono la comunità politica, più o meno come a Roma era la “Res publica”.

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La parola Stato ne indica solo l’organizzazione, più o meno come a Roma era la “Civitas”: la città-stato, la comunità organizzata, l’insieme delle cariche istituzionali.

Per contro è soltanto nel 2001 che, nel testo della Costituzione, è stata introdotta la categoria del “Mercato”, sotto specie di “mercato finanziario” e di “concorrenza”, come è testualmente nell’art. 117, secondo comma, lett. e).

Ma c’è anche una variante, rispetto a questo schema: nel testo della Costituzione per 3 volte compare infatti anche la parola “Nazione”, parola usata per indicare tanto l’identità, quanto la continuità storica dell’Italia!

Ma di questo parlerò infine, quando parlerò del necessario ritorno in politica del “romanticismo”.

2.Qui siamo in montagna e dunque siamo nel posto giusto per leggere La montagna incantata.

Il più bel libro scritto nel secolo europeo che è stato il secolo di De Gasperi.

Qui la profezia: «Il denaro è imperatore... l’anima dello Stato è il denaro… ma solo fino a che non è raggiunta la completa demonizzazione della vita».

Circa dieci anni fa c’è stato un gesto artistico.

Come Picasso con la sua svolta cubista ha sintetizzato e superato le forme della natura, così nelle nostre banche centrali hanno agito i Picassi dell’economia, mettendo il surreale al posto del reale, mettendo il debito al posto del capitale, mettendo i liquidi al posto dei solidi, mettendo i tassi a zero o sotto zero.

È così che nel mondo la massa finanziaria è cresciuta e cresce in continuo, senza limiti e senza regole.

Regole che, se ci fossero, – ma non ci sono – potrebbero, solo queste, agire come un vaccino.

Regole che l’Italia ha prospettato nel 2009, proponendo al G7 e poi all’Ocse – che le votò – un “Global Legal Standard”. Se posso ricordare, l’art. 4 del GLS prevedeva “regole ambientali ed igieniche”… Si converrà con qualche preveggenza, ma senza successo.

Ebbe allora a prevalere ed ancora prevale l’idea della onnipotenza del denaro ed è così che oggi, come mai è stato nella storia, le zecche digitali globali creano denaro dal nulla e ci inducono a spendere denaro che non abbiamo!

Ed è così che, più o meno entro la fine del prossimo biennio, quando si avrà la congiunzione di tutti i fattori folli ed avversi che nel mondo si stanno accumulando, è così che allora, come nella Montagna incantata – scritta nel 1924, presagio del 1929 – si andrà verso la “crisi”.

Una “crisi” civile e non solo finanziaria.

Scriveva De Gasperi, nel febbraio del 1920, allora nel primo dopoguerra: «Lasciate che gli economisti discutano tutte le tesi per rifare in Europa la ricchezza perduta, lasciate che si caldeggino progetti per cambiare gli ordinamenti politici ed i rapporti sociali… tutti facendo astrazione dalle supreme ragioni dello spirito».

3.Sempre restando in montagna: si è appena chiuso a Trento il “Festival dell’economia”.

Un festival intitolato: “Il ritorno dello Stato”.

Questo per dire del passaggio da un estremo all’estremo opposto, dalla crisi del mercato all’idea del ruolo salvifico dello Stato.

Oggi qui invece, e giustamente, la parola comunità l’abbiamo nel titolo!

Comunità sono le famiglie, è il volontariato. Il 5x1000 l’ho proposto prima nel 2004, con un articolo sul «Corriere della Sera» e poi nel 2005 con un articolo nella Legge finanziaria. E poi le Fondazioni, e così via, tutti i soggetti intermedi che contengono e conservano la tradizione.

La tradizione:

-oggi, che sui giornali per pagine e pagine si legge che: «la Community Tik Tok diventa una famiglia»;

-oggi, che sembrano dominanti il pensiero debole, il relativismo, il sincretismo, il cinismo politico di chi preferisce dare meno a chi ha davvero bisogno, per dare un “reddito” a chi non lavora, solo perché “cittadino”;

-oggi, che pare vincente la malattia mentale collettiva della “cancel culture”;

-oggi, che al G7 si pone come fondamento della democrazia post moderna lo stile fluido e liquido della vita sessuale, questo il costume che un tempo è stato proprio di Eliogabalo (tutti Eliogabali, con l’iPad);

-oggi, che i robot, gli algoritmi e le macchine rubapensiero annunciano e decretano l’obsolescenza della democrazia e svuotano gli Stati a favore di nuovi soggetti digitali egemoni;

-oggi, in alternativa a tutto questo viene in mente questo “romantico” passo di Hölderlin:

«Il popolo è ebbro. Non ascoltano leggi, necessità e giudici; i costumi sono sommersi da un frastuono astruso…. e i giorni consacrati all’umile culto divino si sono ridotti a uno solo».

Ed è proprio questo passo “romantico” che, per opposizione, evoca l’idea della nazione.

Una idea che – ripeto – per 3 volte è scritta nella nostra Costituzione e qui proprio per indicare la vitale ed essenziale continuità storica dell’Italia.

4.Oggi gli sciamani della finanza, neppure quelli post globali riciclati, oggi tutti questi non saranno più in grado di garantire “la pioggia ed il raccolto”.

È per questo che su tutti oggi svetta la figura di De Gasperi.

Un politico che ha visto e vissuto ben più che una crisi: due guerre, con i relativi tragici dopoguerra.

5.Nella Repubblica, Platone scrive che la politica è: «è tecnè politichè».

Nella Repubblica la politica è in specie indicata come la forma superiore della tecnica, perché il politico deve conoscere, insieme, la struttura della nave, l’equipaggio, i fondali, le correnti, i venti e le stelle.

Più di tutti, e certo più di quelli che oggi sono in circolazione, più di tutti De Gasperi conosceva la nave e l’equipaggio, i fondali e le correnti, i venti e le stelle.

È per questo che De Gasperi è stato ed è, e di gran lunga, il più grande politico dell’Italia repubblicana.

Ed il più grande, su tutti i quadranti della politica.

De Gasperi è stato grande nelle cose “piccole”.

Dopo avere visto i Sassi di Matera, De Gasperi decide l’intervento straordinario dello Stato nel mezzogiorno.

I “tecnici”, suggestionati dal “New Deal” di Roosvelt, propongono di tradurre dall’inglese, e di usare, la parola “Agenzia”.

De Gasperi dice: chiamiamola “Cassa”, così la gente capisce cosa vuol dire!

De Gasperi è poi stato grande nel più vasto campo dell’economia, qui facendo una politica molto simile a quella del “giusto mezzo” praticata da Cavour.

Oggi si direbbe: «Il mercato dove possibile, lo Stato dove necessario».

De Gasperi è stato decisivo soprattutto per la “ricostruzione”.

Nel discorso sulla fiducia, un discorso che il 17 febbraio di quest’anno il Governo ha detto davanti ad un Parlamento detronizzato, in questo discorso il Governo ha chiesto “unità”, aggiungendo: «unità come quando alla ricostruzione collaborarono forze politiche lontane se non contrapposte».

Non è andata proprio così!

Nell’estate del 1946 “Don Battista” Montini si recò in America, non “in ferie”, ma per preparare – ma anche altri ci stavano lavorando – per preparare il viaggio in America di De Gasperi.

Un viaggio che sarebbe stato annunciato nell’ultimo Consiglio dei Ministri del 1946 e che avrebbe avuto inizio subito dopo, il 3 gennaio del 1947.

Forse non si riserva sufficiente considerazione al fatto che, al suo ritorno, De Gasperi tenne alla Camera dei Deputati un discorso in cui pronunciava, se pure in forma quasi incidentale, la parola “America”, e tuttavia proprio questa era la prova dell’ormai decisa rottura politica con il Partito comunista.

Un discorso in cui De Gasperi parla anche di Togliatti, certo… ma una sola volta… e solo nella replica!

Fermo che la rottura era ormai bilaterale, rottura infatti anche dal lato di Togliatti, sempre più pressato dal “Cominform”.

Tutta questa è una storia molto diversa da quella della “unitarietà” che oggi è pretesa per la ricostruzione.

Il “Piano Marshall”, il vero principio della ricostruzione, fu annunciato dall’America al mondo il 5 luglio 1947.

Le elezioni politiche furono subito dopo, nell’aprile del 1948.

E tutto questo è stato non perché De Gasperi non fosse abbastanza responsabile e democratico e perciò “unitario”, ma per la ragione opposta: perché era responsabile e democratico. Ed in specie responsabile e democratico nel senso proprio di questi termini, nel senso della sistematica, essenziale, esclusiva centralità del voto del popolo per il Parlamento.

E non altro artificio!

E grande è stato infine De Gasperi nella costruzione dell’Europa.

E qui il suo pensiero andava parallelo a quello di Adenauer: «La foresta che sorge non deve impedire la visione dell’albero!»

6.Oggi non ci si può fermare a pensare che il tempo della nostra vita abbia una dimensione unica, una dimensione che si appiattisce ed esaurisce nella rotativa ed improvvisata casualità del tempo presente.

E certo così non può essere in politica.

Ed è per questo che in De Gasperi è sempre e sistematicamente ben chiara una concezione strutturata ed organica della politica.

Organica, perché la politica scorre nel presente, deve andare verso il futuro, ma può farlo solo se conserva la memoria del passato.

Ed in specie se conserva la memoria della parte più importante del passato: la tradizione.

E, questo della tradizione, mi pare il senso più autentico e valido del riferimento che oggi qui si fa alle comunità, alle comunità vere che ancora esistono.

7.Come chiudere? C’è un modo di dire che esprime la saggezza dei popoli, quando sono investiti e scossi dalla modernità:

“fermati ed aspetta che la tua anima ti raggiunga”.

Mi pare anche questo un modo per ricordare l’azione ed onorare la memoria di Alcide De Gasperi!

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