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La libertà e lo sviluppo dell’Europa centrale

Per il presidente della Polonia, la regione «può servire da ispirazione per gli effetti positivi che portano con sé cooperazione e creazione di iniziative e imprese comuni»

di Andrzej Duda

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Il presidente della Repubblica di Polonia, Andrzej Duda

5' di lettura

Un nuovo decennio del XXI secolo è appena iniziato. Un decennio di incertezza, soprattutto a causa della pandemia globale e delle sue conseguenze economiche, ma anche di speranza. Un decennio di opportunità per la ricostruzione della civiltà e dell’economia, per la creazione di un mondo migliore, più giusto, più verde e rispettoso dei principi dello sviluppo sostenibile. Guardando al futuro, stiamo cercando di individuare le aree che diventeranno i centri di cambiamenti dinamici e positivi. Sono certo che, su scala europea e globale, l’Europa centrale farà parte di questi luoghi.

L’Europa centrale o l’Europa centro-orientale (questi termini sono spesso usati in modo intercambiabile) è un’entità regionale significativa, è una comunità del destino con una dimensione tanto geografica, politica ed economica, quanto ideologica e culturale. Per la sua posizione sulla mappa, viene vista come l’area che si estende tra il Mar Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero oppure (anche se troppo semplicistico) tra la Germania e la Russia. Tuttavia, costituiamo inanzitutto un comune cerchio della memoria. Abbiamo condiviso esperienze storiche simili, specialmente nel drammatico XX secolo. Abbiamo sofferto il male di due totalitarismi che ci hanno oppressi e perseguitati.

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Una storia comune

Ma abbiamo anche esperienze fantastiche e gloriose dei secoli passati, come quella del periodo tra il XV e il XVII secolo, quando prima “l’Europa dei Jagelloni” e poi la Repubblica delle Nazioni riuscirono a coniugare le volontà e le ambizioni degli uni e degli altri creando, su gran parte dell’area centroeuropea, un’unione politica volontaria, precursore dell’odierna Unione Europea, una casa accogliente per numerose culture e religioni, governata nel rispetto dei principi dello stato di diritto, del parlamentarismo e della democrazia.

Portiamo la lezione di queste esperienze, sia buone che cattive, nel futuro. Come monito universale, oltre che come ispirazione per agire per il bene comune, per il benessere della nostra regione e dell’intera Europa integrata. È anche importante descrivere l’Europa centrale in termini di valori. Appartenendo al circolo della civiltà occidentale da oltre mille anni, ne condividiamo le basi ideologiche. Come la definì in modo suggestivo Milan Kundera, l’Europa centrale è «un Occidente rapito», cioè una parte della comunità culturale occidentale, che, contro la propria volontà, si ritrovò sotto il dominio sovietico: imperiale, autoritario, incapace di una gestione economica razionale.

La difesa dei valori europei

Tuttavia, va sottolineato che il nostro attaccamento ai valori che hanno costruito la cultura europea non è privo di riflessione. Conosciamo, forse meglio di altri, l’alto prezzo da pagare per la loro difesa. Siamo consapevoli che è necessario coltivare e conciliare la libertà con la responsabilità, i diritti con i doveri, l’individualismo con la solidarietà, l’atteggiamento di critica, innovazione e modernizzazione con la cura dell’eredità e delle tradizioni che definiscono la nostra identità.

Timothy Garton Ash, sulla soglia della svolta storica del 1989, scriveva che l’idea dell’Europa centrale strappa il mondo occidentale ai modi di pensare ereditati dai tempi della Guerra Fredda, lancia una sfida alle sue nozioni e alle sue priorità consolidate, ma porta qualcosa di nuovo da offrire in cambio.

Questa opinione sembra essere valida anche oggi, quando la partecipazione dei Paesi dell’Europa centrale alla Ue e alla Nato è una parte importante e consolidata dell’ordine europeo e atlantico, e quando la nostra regione, con la sua forte crescita economica, ha fatto un significativo salto di civiltà. Anche oggi, l’idea dell’Europa centrale continua a portare con sé dinamismo e contenuti positivi.

Una comunità di successo che guarda avanti

Se dovessi presentare in poche parole il volto contemporaneo dell’Europa centrale, compresa la Polonia come il più grande Paese di questa regione, direi: una comunità di successo e, allo stesso tempo, una comunità di aspirazioni.

L’Europa centrale è un ottimo esempio di come la libertà sia una potente forza creativa. Libertà le cui sorelle sono: libertà economica, imprenditorialità, autogoverno. Esse aprono lo spazio per l’attuazione di ambizioni e aspirazioni audaci. Con la libertà arriva lo sviluppo. I tre decenni trascorsi dalla caduta del comunismo, dalla svolta nella nostra regione avviata dal movimento polacco Solidarność, sono la storia di un grande successo economico, del progresso sociale e di civiltà, che raramente è avvenuto nella storia del mondo in un tempo così breve.

La forza della libertà conquistata

La Polonia e l’intera Europa centrale sono un’affascinante testimonianza delle possibilità che offre la libertà. Possiamo anche servire da ispirazione per gli effetti positivi che portano con sé cooperazione e creazione di iniziative e progetti comuni. È grazie ad essi che l’Europa centrale ha cessato di essere, come lo è stata in tempi per noi sfavorevoli, uno spazio periferico tra Occidente e Oriente, tra potenze imperiali, ed è diventata una struttura collegata da molteplici legami, consapevole dei propri interessi e capace di influenzare il corso degli affari europei. Siamo riusciti a emancipare l’Europa centro-orientale, siamo diventati soggetto di processi politici e di civiltà.

Il Gruppo di Visegrad

Vorrei richiamare l’attenzione su tre importanti piattaforme della cooperazione centroeuropea che non sono importanti solo a livello regionale, ma anche a livello europeo, atlantico e persino globale. La prima è il Gruppo di Visegrad, con l’esperienza più lunga, che riunisce Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Avviato nel 1991, come piattaforma per il dialogo politico e il coordinamento degli sforzi per aderire alla Nato e alla Ue, ha dimostrato la sua utilità anche dopo aver raggiunto questi obiettivi strategici. Oggi è uno dei fattori più importanti per attivare la cooperazione regionale nell’Europa centrale e la comprensione in merito alle questioni europee.

Iniziativa Bucarest 9

La seconda è l’Iniziativa Bucarest 9. Questa struttura include i Paesi del fianco orientale della Nato: Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria. È stata istituita nel 2015 a Bucarest, dove abbiamo firmato una dichiarazione congiunta volta a unire gli sforzi per garantire, ove necessario, una «presenza militare forte, credibile e sostenibile» della Nato nella regione. Il B9 è in gran parte una risposta alla politica aggressiva della Russia che ha violato i confini e l’integrità territoriale della vicina Ucraina e che rappresenta una minaccia per la sicurezza regionale e atlantica. Non intendiamo guardarla passivamente.

Iniziativa dei Tre Mari

La terza piattaforma di cooperazione è l’Inizitaiva dei Tre Mari (Three Seas Initiative), avviata da me e dalla presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarović nel 2015. Questo gruppo comprende i Paesi delle regioni del Baltico, dell’Adriatico e del Mar Nero: Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. L’obiettivo è investire congiuntamente in infrastrutture, trasporti, energia e nuove tecnologie che stimoleranno lo sviluppo nei nostri Paesi e contribuiranno alla coesione dell’Unione Europea. Quando guardiamo la mappa dei legami economici nella Ue, vediamo un vantaggio significativo dei flussi orizzontali sull’asse Ovest-Est rispetto ai flussi verticali sull’asse Nord-Sud. Questo riguarda sia il flusso di persone, merci, servizi e capitali, che la rete di infrastrutture: autostrade, ferrovie, hub, condotte, reti elettriche e informatiche. L’Iniziativa dei Tre Mari, nata per dare peso strutturale a questa parte d’Europa, si pone l’obiettivo di completare i “ponteggi” mancanti, grazie ai quali verrà rafforzata l’integrazione della nostra regione e dell’intera Ue. Il coinvolgimento nel progetto dei Tre Mari di investitori americani, cinesi e altri, oltre al capitale intra-Ue, rappresenta una sana diversificazione dei benefici e delle interdipendenze.

Al centro dell’Europa

Ecco il quadro attuale e la visione futura dell’Europa centrale come comunità di attivismo, di successo e di aspirazioni ambiziose. Abbiamo percorso un viaggio lungo e di successo. Da una regione che per molto tempo quasi non esisteva nella mente dei principali attori della scena mondiale («in Polonia, cioè da nessuna parte», come disse Alfred Jarry alla fine del XIX secolo), a una regione che è una delle aree con lo sviluppo più dinamico nel mondo e che aspira alla categoria dei centri di civiltà. Europa centrale: nomen omen? Vi invitiamo a prendere parte a questa affascinante avventura.

L’intervento del presidente della Repubblica di Polonia viene pubblicato in contemporanea con il mensile di opinione Wszystko Co Najważniejsze (Tutto quello che è più importante) nell’ambito del progetto “La decade dell’Europa centrale” realizzato con la Borsa dei Valori di Varsavia

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