giornata mondiale della scienza

«La libertà di scienza e i suoi benefici rappresentano un diritto universale»

Un principio stabilito dalle Nazioni Unite e rilanciato dall’Associazione Luca Coscioni: gli obblighi degli Stati e il coinvolgimento dei cittadini

di Guido Romeo

AFP

3' di lettura

In questo anno segnato dalla pandemia a qualcuno, paradossalmente, è sfuggito, ma la scienza è stata elevata a diritto umano fondamentale al pari della libertà individuale e della vita. Lo ha definito lo scorso aprile il Comitato per i diritti economici sociali e culturali delle Nazioni Unite (qui la versione originale e qui la traduzione in italiano) e lo rilancia oggi l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica in occasione della Giornata Mondiale per la Scienza, la Pace e lo Sviluppo.

A sostegno del ruolo irrinunciabile della ricerca e conoscenza scientifica per lo sviluppo e il benessere umano, l'associazione ha anche diffuso un video appello in cui premi Nobel, scienziati, ricercatori, medici, e rappresentanti della società civile di decine di paesi si rivolgono alle istituzioni chiedendo di liberare la ricerca e l'accesso alla conoscenza e di poter godere appieno dei benefici delle applicazioni del progresso scientifico.

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Appello per il diritto a una scienza libera

E oggi, dalle 17 alle 20 sul sito dell'Associazione, in collaborazione con Science For Democracy ed Eumans, si tiene un webinar con medici e scienziati, parlamentari e cittadini e il Nobel Rich Roberts per chiedere chiari impegni a favore del diritto umano alla scienza da parte dei governi di tutto il mondo.

Tra questi la promozione del Commento generale sulla libertà della scienza e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali Diritti culturali (Icescr) come guida per il pieno rispetto del diritto di godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni, ma anche misure più ampie come la promozione dell'accesso alla formazione scientifica, dell'accesso alla conoscenza prodotta e dell'adeguato finanziamento della ricerca.

«Il commento delle Nazioni Unite è un passo fondamentale per il riconoscimento universale di questo nuovo diritto umano da parte dei governi – commenta Marco Perduca, co-fondatore dell'associazione internazionale Science for Democracy –. Nessuno pensa di arrivare a Corti o Tribunali che difendano la libertà di ricerca, ma ci sono le basi per una forte azione diplomatica perché nelle 20 pagine redatte dagli esperti Onu vengono individuati tre parametri fondamentali: gli elementi di diritto per difendere libertà di ricerca e di accesso a ciò che produce; gli obblighi degli Stati e la necessità di coinvolgere i cittadini nella ricerca scientifica».

Oggi, la seconda ondata pandemica sottolinea con forza la centralità della scienza per l'uomo. «Le reazioni all'annuncio dei primi risultati del vaccino Covid di Pfizer ci hanno appena ricordato quanto oggi sia vitale il diritto a beneficiare del progresso scientifico – sottolinea Marco Cappato dell'Azzociazione Luca Coscioni – e l'Italia ha molto terreno da recuperare su questo fronte perché nel nostro paese le ricerche sul Crispr, che poche settimane fa hanno portato il Nobel a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, non sarebbero state legali; non si è ripresa la ricerca sui composti psicadelici per il trattamento della depressione come invece avviene all'estero da anni e la ricerca è tragicamente sottofinanziata (1,2% del Pil contro il 3% di obbiettivo europeo). Ciò ci crea un handicap ancora più vasto a livello di progettazione come vediamo, per esempio, nel dibattito sul Mes che ruota tutto intorno a spesa corrente e debito pubblico, mentre se investissimo in ricerca, per esempio creando un Istituto di ricerca per le malattie rare, un'area nella quale vantiamo diverse eccellenze mondiali, potremmo creare sviluppo e non debito».

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