Blockchain

La Libra di Facebook guarda a Galileo (ma il nome è sbagliato)

di Andrea Carobene


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Reuters

2' di lettura

Finalmente Facebook ha svelato il suo progetto di criptomoneta, chiamata Libra, ma il progetto parte con un nome sbagliato. L’obiettivo, così come dichiarato nel White Paper di presentazione, è quello di creare una moneta «costruita su una blockchain open source stabile e sicura, garantita da una riserva di valori reali, e governata da un'associazione indipendente».

La criptovaluta Libra sarà infatti governata dalla Libra Association e troverà le sue fondamenta sulla Libra Blockchain.

In altre parole, il denaro virtuale di Facebook ruota attorno al nome Libra: termine latino per bilancia e vocabolo inglese per l'omonimo segno zodiacale, simbolo di giustizia e di equità.

Non a caso uno degli scopi della nuova moneta è quello di promuovere “l’inclusione economica”, permettendo anche alle persone più povere di accedere ai servizi finanziari.

Ma il nome è errato, tanto più se si considera che nel sito della fondazione libra.org la vision del progetto - ossia quella di dare vita a un sistema finanziario globale più inclusivo - è illustrata con un bel telescopio galileiano.

    E qui sta l’errore, perché la libra, per Galileo, non era altro che la stadera, ossia la bilancia utilizzata al mercato in modo impreciso. Al contrario, chi davvero vuole capire come funziona il mondo deve utilizzare il bilancino di precisione, ossia il saggiatore, usato ad esempio dagli orefici.

    Nel 1619 un gesuita, Orazio Grassi, aveva infatti pubblicato un libro polemico contro le teorie di Galileo sulle comete. Il testo era firmato con lo pseudonimo Lotario Sarsi, e si intitolava ”Libra astronomica ac philosophica”. Galileo replicò nel 1623 con il suo celebre volume“Il Saggiatore”, il cui titolo enunciava “nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e filosofica di Lotario Sarsi Sigensano…”.

    La reazione del gesuita non fu particolarmente sportiva, perché si sentì trattato non come un valente astronomo, ma come un venditore ambulante, e i problemi di Galileo iniziarono.

    Facebook ha quindi scelto per il suo progetto più ambizioso un nome che non solo richiama questa antica querelle, ma che ricorda l'inizio dei guai per lo scienziato italiano e delle tribolazioni per la scienza moderna. Un termine che non ha comunque portato fortuna al Gesuita che lo ha utilizzato, e che indica una scelta approssimativa.

    In altre parole: forse il progetto di Mark Zuckerberg è bello, ma il nome è sbagliato.

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