deal con il discusso Lars Windhorst

La lingerie La Perla acquisita dagli olandesi di Sapinda Holding

di Carlo Festa


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2' di lettura

È un esito a sorpresa quello che ha portato alla cessione del gruppo La Perla alla società d'investimento olandese Sapinda Holding. Si tratta di un'operazione che lascia qualche punto interrogativo aperto. L'accordo con Sapinda è arrivato dopo che è fallita la trattativa, come anticipato dal Sole 24 Ore sabato scorso, tra la Pacific Global Management Group di Scaglia e i cinesi del Fosun Fashion Group, che secondo i rumors avrebbero offerto una cifra esigua (circa una decina di milioni) per il marchio di lingerie italiano, forse con l'obiettivo di delocalizzare il marchio.

Di sicuro, l'ingresso sulla scena del fondo olandese permette a Silvio Scaglia di uscire da un'avventura che stava assorbendo molta cassa: decine di milioni di euro all'anno, in parte andando a scalfire l'enorme patrimonio dell'imprenditore che ha fondato Fastweb.
Silvio Scaglia nel luglio 2013 ha versato poco più di 69 milioni di euro al Tribunale di Bologna per rilevare il marchio di lingerie fondato dalla famiglia Masotti nel 1954 e ceduto nel 2007 a un fondo americano. Per il rilancio dell'azienda, il manager aveva investito oltre 300 milioni di euro. Top secret il valore dell'operazione, anche se secondo indiscrezioni il passaggio di consegne sarebbe stato definito a poco prezzo, dal momento che la griffe sta assorbendo ancora molta cassa.

La Perla, storia di lingerie da una bottega di Bologna alla Cina

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Sotto i riflettori ci sono le relazioni storiche tra lo stesso Scaglia e Lars Windhorst , Ceo di Sapinda. Avrebbero infatti già fatto affari assieme. Ma come nasce Windhorst come finanziere? Poco più che quarantenne, dopo essere stato considerato una sorta di giovane prodigio della finanza, è stato coinvolto nel “fallimento” di due società e in una bancarotta personale. Nel 2009 Windhorst ha però provato a rimettersi in pista lanciando Sapinda Holding e riuscendo,a raccogliere il supporto di diversi investitori anche di grosso calibro, come Fidelity per esempio, e a far sedere nel proprio comitato esecutivo figure come Lord Mandelson e Roland Berger. Tutto questo, però, non ha prodotto i risultati sperati, anzi. Attraverso la Sapinda Invest, il finanziere ha raccolto 1 miliardo di euro, di cui 100 milioni sarebbero arrivati dalle Generali, che tuttavia è poi uscita dall'investimento in perdita.

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