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La lira turca torna sotto pressione ed è fuga di capitali dal Paese

di Andrea Franceschi


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(REUTERS)

2' di lettura

Tornano ai massimi livelli la tensioni sulla lira turca che è arrivata a deprezzarsi fino a quasi il 5% sul dollaro. Fluttuazioni decisamente anomale per il mercato dei cambi. È da qualche giorno che le speculazioni ribassiste sulla Turchia sono tornate a farsi sentire dopo alcuni mesi di relativa calma a seguito della tempesta finanziaria della scorsa estate. Ad innescarle è stato il dato, diffuso venerdì scorso, sull’ammontare di riserve in valuta estera detenute dalla Banca centrale da cui è risultato un inatteso calo di 6,3 miliardi di dollari nelle prime due settimane di marzo. Non si vedeva una flessione tanto marcata da quando, nel 2014, la banca centrale fu costretta a una precipitosa stretta sui tassi.

Il fatto che la Banca centrale non abbia fornito una spiegazione del calo delle riserve è stato interpretato dal mercato come un segnale del fatto che la Turchia stia utilizzando le sue riserve per sostenere le quotazioni della lira. Un fattore di vulnerabilità che ha innescato una nuova speculazione sul Paese. Venerdì scorso la lira è arrivata a perdere oltre il 6% sul dollaro.

Da lunedì la valuta ha ripreso quota anche perché nel frattempo c’è stata un’impennata dei tassi swap utilizzati dagli operatori di mercato per prendere in prestito lire che sono passati dal 22 fino a oltre il 1000 per cento. A quanto pare ciò è successo perché, stando a indiscrezioni di mercato ufficialmente non confermate, alle banche turche è stato imposto di bloccare i prestiti di lire a controparti straniere allo scopo di arginare le vendite allo scoperto sulla valuta. Dal fronte politico c’è un forte interesse a placare le tensioni finanziarie in vista delle elezioni amministrative in programma domenica. Il timore di Erdogan è che la crisi finanziaria e l’elevata inflazione possano fargli perdere il controllo di alcune città chiave nel Paese tra cui la capitale Ankara.

È chiaro tuttavia che l’efficacia di queste contromisure è destinata a durare poco e il nuovo tracollo della lira turca di oggi lo dimostra. La valuta locale è tornata ai minimi dai primi di agosto quando partì la speculazione finanziaria contro il Paese. Il rendimento del titolo di Stato turco a 10 anni intanto si è impennato fino al 18% mentre la Borsa di Istanbul risulta in calo del 10% rispetto ai livelli di una settimana fa.

Intanto si intensifica la fuga dei capitali dal Paese. Nell’ultima settimana c’è stato un aumento di 4 miliardi di dollari dell’esposizione in valuta forte di famiglie e imprese. Con l’inflazione al 19% evidentemente in molti nel Paese vogliono mettere al sicuro il proprio patrimonio. Ma ciò ovviamente non fa altro che amplificare l’erosione di valore della lira.

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