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La locomotiva emiliano-romagnola si ferma

Indagine Confindustria-Unioncamere e Intesa Sanpaolo: economia della regione verso la crescita zero

di Ilaria Vesentini

(Adobe Stock)

3' di lettura

Non bastano la saturazione degli impianti a livelli record negli ultimi cinque anni (79,9%), oltre 13 settimane di portafoglio ordini e il boom di esportazioni (+20% con gli Stati Uniti a +48%) per far sorridere gli imprenditori emiliano-romagnoli. Il dinamismo dell'economia che emerge dall'analisi sul primo semestre 2022 di Unioncamere, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo è infatti destinato a lasciare velocemente il posto alla crescita zero. I dati di luglio confermano la caduta e il sentiment degli imprenditori l'avvicinarsi della stagnazione.

L’industria si ferma

Il clima di fiducia tra le industrie regionali è infatti sceso bruscamente: non più la maggioranza, bensì solo il 32% degli imprenditori prevede un aumento della produzione anche per la seconda metà dell'anno, il 19% è pessimista e se si parla di ordini dall'estero le attese positive si riducono al 22% del campione.

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«La nostra industria ha sempre dimostrato grande capacità di tenuta, ma ora incidono variabili con un forte effetto depressivo sulla crescita: dai costi impazziti dell’energia al rialzo generale dei prezzi a livello mondiale, dalle tensioni internazionali dovute alla guerra all’aumento dei tassi di interesse. Il quadro economico è così difficile che il Centro studi Confindustria ha previsto per il 2023 una crescita zero del Pil», commenta la presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Annalisa Sassi. E al Governo che ancora deve insediarsi lancia subito l'appello per «un’azione determinata, seria e competente che garantisca stabilità al Paese, a partire dal tema energia. Ai parlamentari emiliano-romagnoli chiediamo che prendano a cuore i temi prioritari per la nostra regione: industria, occupazione, lavoro».

L’export corre

I dati dell'area studi di Unioncamere regionale confermano che la potente locomotiva emiliano-romagnola, che sui mercati internazionali ha quasi doppiato il resto del Paese per tasso di crescita (+84% negli ultimi vent'anni, contro il +49% dell'Italia) e per peso dell'export (il 44% del Pil, con un dato procapite di 16.500 euro contro gli 8.600 di media) e che ha abituato gli analisti a performance di crescita ben oltre le attese anche in anni difficili come quelli del terremoto e della pandemia, si prepara a passare dal +3,7% di Pil di quest'anno al +0,2% del 2023. Pur archiviando i primi sei mesi con dati molto positivi per trend di produzione e fatturato, ben oltre il +6% su base annua, in tutti i settori (moda e meccanica in testa) e in tutte le dimensioni di imprese.

«Ora siamo chiamati a gestire l’emergenza con azioni di carattere straordinario di contrasto all’aumento dei prezzi. Tuttavia – afferma il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi – provando a guardare oltre credo che il commercio con l’estero sarà ancora una volta il fattore più importante nel determinare la competitività del territorio». Con la bussola rivolta oltreoceano, dove la domanda americana, complice la forza del dollaro, sta trainando il “made in Emilia” e sta ampiamente compensando i cali di flussi verso Russia, Giappone, Cina.

Riparte il credito

I dati positivi dell’economia dei primi sei mesi fanno il paio con quelli del settore finanziario. Segna+8,2% la produzione delle Pmi da gennaio a inizio luglio (con i volumi tornati sopra di quasi quattro punti al livello dello stesso trimestre 2018, l’ultimo anno di crescita delle attività, prima della recessione nel 2019 e della pandemia), ancora più sostenuto il trend del fatturato (+10,6%), sulla scia dell’aumento dei prezzi spinto dal rincaro dell’energia e delle materie prime; e bene anche l'occupazione, unico indicatore per cui non si prevedono flessioni neppure da qui a fine anno. E nei mesi estivi sono ripartiti con brio anche i prestiti bancari alle imprese: +3% anno su anno, dal -0,8% del primo quadrimestre 2022, conferma l’analisi della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo.

Lo scenario, però, sta rapidamente cambiando e Alessandra Florio, direttore regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo assicura l'impegno della prima banca italiana nel sostenere le esigenze di liquidità delle imprese per fronteggiare la straordinaria e rapidissima compressione dei margini.


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