effetto contagio

La locomotiva tedesca perde colpi e l’Italia rallenta sempre di più

di Giancarlo Mazzuca


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(Agf)

2' di lettura

«Deutscheland uber alles» addio? Strano ma vero: la locomotiva tedesca continua a perdere colpi sul fronte economico e noi, che siamo tra i vagoni di coda, rallentiamo sempre più. Dalla fine della scorsa estate, in effetti, l’attività industriale di Berlino e dintorni è stata colpita da una serie di “shock” temporanei (speriamo che siano davvero temporanei) capaci di abbassare tutte le previsioni di crescita del “made in Germany”.
Il primo terremoto del 2018 è stato provocato dall'applicazione di quelle nuove norme ambientali (quando si dice il masochismo…) contenute nella «Worldwide harmonized light vehicles test procedure», che hanno colto di sorpresa i tedeschi stessi causando un brusco calo (un 15 per cento in meno) della produzione di veicoli tra il giugno e l’agosto dello scorso anno.
Anche l’industria farmaceutica, che aveva invece fatto registrare una forte impennata all'inizio del 2018, è stata protagonista in estate di un altrettanto rapido dietro-front.

Come se tutto questo non bastasse, ci si è messa di mezzo pure la navigabilità del fiume Reno che, sempre durante l’ultima stagione calda, è scesa a livelli di guardia - ma verso il basso - ostacolando, così, il trasporto fluviale delle merci con evidenti contraccolpi soprattutto nel trasporto dei prodotti chimici. Senza considerare l’“effetto-boomerang” dell’aumento dei dazi imposto dagli Stati Uniti su acciaio ed alluminio e le ripercussioni a pioggia della guerra doganale di Trump con la Cina. A leggere certe cifre, è un po’ come il cane che si morde la coda perché, a sua volta, la frenata della locomotiva tedesca ha avuto immediate ripercussioni sulla stessa Cina e su altri Paesi asiatici che rappresentano un importante sbocco commerciale della Germania.

Se il rallentamento dell’industria tedesca ha avuto contraccolpi anche al di là della muraglia cinese, è chiaro che l’“effetto-boomerang”è stato ancora più evidente in Europa, a cominciare proprio dall'Italia che, più degli altri partner, risente dell'attuale congiuntura. Non dobbiamo, infatti, dimenticarci dei problemi specifici del Belpaese - dal recente braccio di ferro con Bruxelles ad alcune incertezze sul fronte economico (Tav o no-Tav in primis) emerse nel governo gialloverde - che rendono, purtroppo, sempre più concreta la necessità di una manovra-bis in tempi brevi.
In tal senso, più che fare la voce grossa con la Ue, dovremmo bussare alla porta di herr Muller & C. ed esporre le nostre ragioni convincendo Berlino a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ancora adesso, infatti, ci troviamo di fronte a realtà diverse perché nei momenti di forte crescita economica l'Europa sembra divisa in due (tra quelli di serie A e quelli di serie B con il fanalino Italia) mentre quando si respira ovunque aria di recessione il girone diventa automaticamente unico. E, a scartamento ridotto, diventiamo tutti fratelli.

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