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La locomotiva veneta riprende la corsa verso la produttività

Prosegue il viaggio de Il Sole 24 Ore nell’Italia della produzione. La tappa dedicata al Veneto, ai suoi distretti e alle sue filiere

di Davide Madeddu

6' di lettura

Gli ordini crescono ma scarseggiano le materie prime. Così come l’offerta di lavoro: è in forte aumento ma non ci sono le competenze e le figure con adeguate professionalità o qualifiche di alto livello. Spaventano i rincari ma cresce la fiducia e l’innovazione spinge il credito. Il quadro imprenditoriale del Veneto nell’era post covid è a tinte fosche dove la ripresa del settore produttivo è partita ma deve fare i conti con i problemi legati a una crisi più generale che passa per i costi dell’energia, della logistica ma anche alla mancanza di materie prime.

Imprese, tecnologia e sostenibilità all’Innovation Days Veneto

L’evento

A tracciarlo, nel corso dell’Innovation Days del Sole 24 Ore nella location partner del Calzaturificio Jumbo (Partner dell’intero roadshow Banca Ifis, Enel, TIM e WPP Italia; Event Partner della tappa dedicata al Veneto sono Alperia Bartucci e Audi), i rappresentanti del mondo delle imprese e dell’università. Che nell’arco di un anno ci siano stati cambiamenti l’ha da subito sottolineato il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini che ha sottolineato come «un anno fa era tutto al palo, un anno dopo lo scenario è cambiato e l’Italia, nonostante il fatto che la pandemia stia rialzando la testa, è il paese modello».

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Serve manodopera, mancano professionalità

Certo in questa fase di crescita e dove anche «il debito pubblico ha segnato un’inversione di tendenza» rimane ancora molto da fare. Anche perché, una nota dolente è quella della domande e offerta del lavoro. «La domanda non corrisponde all’offerta, mancano professionalità adeguate - ha aggiunto Tamburini -. I posti di lavoro ci sono ma manca l’offerta qualificata».

La crisi delle materie prime

Non c’è solo l’aspetto legato alla forza lavoro. In questo scenario di ripresa, in cui comincia a crescere l’ottimismo tra le imprese, resta da sciogliere il nodo legato all’approvvigionamento delle materie prime. «Abbiamo ripreso e molto bene, coscienti che siamo davanti a una completa trasformazione. Soprattutto nel nostro territorio - ha sottolineato Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto – . Mi riferisco all’automotive dove siamo di fronte a cambi epocali perché tutta la transizione ecologica andrà a influire nella catena dei fornitori». C’è però un altro aspetto che non deve essere sottovalutato ma che, a sentire il presidente, andrebbe osservato:

Pieno di ordini e magazzini vuoti

«Abbiamo il portafoglio ordini pieno e i magazzini di materie prime vuoti. A parte i semi conduttori manca tutto: acciaio, ferro, rame e tantissimi prodotti. Questo ha messo a dura prova i nostri sistemi».

I rincari

A ipotizzare una cifra che rischia di mettere in crisi l’intero sistema è stato Gianni Schiavon, Amministratore Unico Zintek, azienda produttrice di laminato di zinco per l’architettura sostenibile. «La crisi delle materie prime si fa sentire – ha detto – in questi mesi si rinnovano i contratti annuali. Energia, gas e logistica incidono sui costi di trasporto e trasformazione del prodotto. Si parla di 100 150 euro a tonnellata e difficilmente trasferibili al mercato». Un fatto che «non penalizza solo i produttori di seconde lavorazioni ma anche quelli delle materie prime generando una vera e propria reazione a catena».

La svolta nel credito alle imprese

Se per un verso le imprese devono fare i conti con la crisi di materie prime, dall’altra però si trovano davanti a un sistema creditizio che viaggia a una velocità inversamente proporzionale. E non si tratta solamente di una questione di ottimismo, come sottolineato da Raffaele Zingone, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer Banca Ifis che ha presentato il Market Watch PMI di Banca Ifis sulle PMI venete. «I dati emersi dal nostro Market Watch PMI (vedere articolo in alto) confermano la grande capacità delle imprese venete di saper differenziare le proprie produzioni e inserirsi nei mercati esteri, seguendo una vocazione internazionale vincente per il rilancio dell’economia del Paese – ha sottolineato – . Questa dinamicità legata a una forte propensione all’innovazione, anche tecnologica, e a un nuovo approccio “green” ai prodotti e al mercato, ci conferma che c’è un sistema economico che sta puntando con ottimismo sulla ripartenza e che è in una posizione di vantaggio. Il nostro ruolo di Banca è di essere partner delle aziende, sostenendo le filiere economiche, e driver della transizione sostenibile delle Pmi». Ci sarà poi da capire cosa succederà il primo trimestre del 2022 «quando finiranno le moratorie e potremo avere l’emersione di quanto rimasto sopito».

La trasformazione 4.0

A fare i conti con la mancanza di materie prime c’è anche chi da tempo ha scelto di seguire la strada tracciata da Industria 4.0 e dal processo di digitalizzazione e innovazione che garantisce «produttività e sicurezza». È il caso del calzaturificio Jumbo dove, come ha chiarito la manager Marina Danieli «Industria 4.0 ha trovato terreno fertile». «Abbiamo inserito 4 linee di nuova generazione con macchinari interconnesssi tra loro. Ci ha permesso di migliorare la qualità e la sicurezza». Non solo, grazie poi ai processi di digitalizzazione e interconnessione l’avvio della manutenzione predittiva per migliorare attività e prevenire gli incidenti sul lavoro.

La sfida del 5G

All’orizzonte di questo percorso di trasformazione e innovazione, che diventa una sorta di sfida per le aziende c’è poi il 5G che alla luce dei cambiamenti registrati negli ultimi due anni diventa sempre più importante. «Nel mondo delle aziende c’è necessità di fare prodotti su misura e la tecnologia digitale offre questa possibilità - ha detto Giovanni Pavan, Head of Sales: Manufacturing Industry Nord Est TIM -. Pensiamo poi alla Cyber security, è una delle tecnologie fondamentali per rendere sicure le implementazioni tecnologiche delle aziende».

Intelligenza artificiale e decarbonizzazione

Eppoi l’intelligenza artificiale che assieme alla rete e alla digitalizzazione diventa fondamentale anche per i processi di decarbonizzazione. Non a caso Luca Fresi, Ceo di Alperia Bartucci ha rimarcato il concetto che «un’azienda impegnata nel cammino verso la decarbonizzazione, infatti, non solo aiuta l’ambiente, ma viene ripagata in termini di competitività, basti pensare all’interesse dei fondi di investimento per i parametri Esg».

L’energia come dato

Proprio in questo mosaico va quindi inserita anche la questione energetica. Ossia l’energia come dato, come ha sottolineato Luca Lorenzo Rainero, Responsabile Marketing Business Enel Energia, che nel suo intervento ha rimarcato la spinta di Enel verso le rinnovabili giacché «Stiamo viaggiano a 25 TWh ora anno che arrivano da fonti rinnovabili, ma non ci basta». E quindi la prospettiva che coinvolge anche le piccole e medie imprese e può passare per le «comunità energetiche» e la definizione di «energia come un dato che può essere gestito».

La nuova prospettiva delle Pmi

E sebbene la svolta digitale sia un’occasione più semplice per i grossi gruppi, che hanno anche maggiori risorse economiche e di personale, per le piccole e medie imprese si può trasformare in un’opportunità. Soprattutto alla luce delle caratteristiche delle piccole aziende, come sottolineato da Antonello D’Elia, Consulting Manager Unit Business Intelligence & Insight GroupM, che vanno «dall’agilità alla velocità di intervento». E poi il pensiero. «Il digitale non può essere una competenza specialistica delle aziende - ha detto - ma un flusso che circola e anima tutta l’azienda. E che diventa fondamentale per raggiungere i mercati internazionali».

Molte imprese non sono ancora mature

Per raggiungere un grado di digitalizzazione delle piccole e medie imprese però, deve essere fatta molta strada ancora. Perché soprattutto di quelle molto piccole «solo una su quattro è digitalmente matura». Ad affermarlo Fabio Merlin, CEO AQuest secondo cui è «necessario portare una cultura digitale all’interno delle aziende. Per poi portare su tutto il tessuto aziendale questa attività». Digitalizzazione e comunicazione ma anche lavoro di squadra per fa conoscere il prodotto e raggiungere utenti finali e mercati internazionali.

La Transizione ecologica

A guardare positivamente verso la transizione ecologica, energetica e alle risorse del Pnrr Stefano Zanardi, Responsabile Marketing Index azienda fondata negli anni 70 per la produzione di materiali edili. Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto Pavin, CFO Sirmax Group, azienda che produce plastica dal riciclo destinandola anche all’automotive. «Siamo l’alternativa all’impiego del metallo, e il nostro prodotto contribuisce ad alleggerire il peso delle vetture e a consumare di meno».

I nuovi saperi

E in uno scenario che cambia molto velocemente il ricorso all’innovazione e alla digitalizzazione dei processi diventa indispensabile, come ha sottolineato anche Daniele Nonnato, Supply Chain digital innovation consultant Multimac, che si occupa anche di consulenza alle imprese sulla digitalizzazione. Dello stesso avviso anche Alfeo Ortolan, Founder Maeg Costruzioni, che oltre a sottolineare l’importanza dell’innovazione «che va verso la ricerca» ha posto l’attenzione sulla necessità di «avere un sistema che qualifichi chi fa un’attività di impresa». Non a caso a spingere per una maggiore formazione anche sul campo, guardando all’interdisciplinarietà, ci son anche le università come sostenuto da Tiziana Lippiello, Rettrice dell'Università Ca’ Foscari e Fabrizio Dughiero, Prorettore all’Innovazione e ai Rapporti con le Imprese Università di Padova.

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