ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMind The Economy

La logica delle «spintarelle gentili» e la trasparenza dalla politica

Tutte le caratteristiche dell'ambiente nel quale decidiamo non sono neutrali

di Vittorio Pelligra

(Nuthawut - stock.adobe.com)

6' di lettura

È attribuita a David Foster Wallace quella storiella dei due pesci che nuotano nel mare, e per caso incontrano un pesce più grande che va nella direzione opposta e che fa loro un cenno e dice: “Buongiorno, ragazzi, com'è l'acqua?”. I due pesci continuano a nuotare per un po' e poi, ad un certo punto, uno di loro guarda l'altro e dice: “Che diavolo è l’acqua?”.

Così siamo noi nei confronti delle “architetture di scelta”. Ci siamo così immersi dentro che, nella maggior parte dei casi, neanche ci accorgiamo ci siano. Un'architettura di scelta non è altro che l'ambiente all'interno del quale le nostre decisioni vengono prese: un pulsante posto a sinistra invece che a destra, una scatola di fagioli posizionata ad una certa altezza nello scaffale del supermercato, un'opzione già “flaggata” in un modulo che stiamo compilando online, una clausola contrattuale scritta con caratteri molto ma molto piccoli, la sequenza delle pietanze alla mensa aziendale. Non ce ne rendiamo conto, come dell'acqua i pesci di Wallace, ma tutte le caratteristiche dell'ambiente nel quale decidiamo non sono neutrali, in un modo o nell'altro, consapevolmente o inconsapevolmente, esse ci influenzano rendendo una scelta o l'altra più o meno probabile.

Loading...

Se il pulsante è posizionato a sinistra scoraggerà la sua pressione, se l'opzione è “flaggata” sarà scelta più frequentemente, se il prodotto è posizionato all'altezza degli occhi verrà acquistato con maggiore probabilità e se il dolce è posizionato prima della verdura ci rinunceremo più volentieri. Perché? Semplicemente perché le nostre scelte sono guidate da principi che poco hanno a che fare con la razionalità olimpica di cui parlano spesso – sempre meno spesso, a dire il vero – gli economisti, e che molto hanno a che fare con le limitazioni cognitive che il nostro cervello deve gestire a fronte della straordinaria complessità della realtà nella quale ci muoviamo. Lo strumento di cui l'evoluzione naturale ci ha dotati per trovare un compromesso tra risorse limitate e complessità ambientale sono le cosiddette “euristiche”. Semplici regole che, in prima approssimazione, ci aiutano a prendere decisioni che producono risultati se non ottimali, almeno soddisfacenti. Molto spesso ma non sempre.

La distorsione sistematica

Se dovessimo indovinare quale città tra Milano, Trieste e Venezia registra la temperatura invernale in media più bassa, la maggior parte di noi risponderebbe Trieste. Tutti abbiamo, infatti, sentito parlare della “Bora” cui inconsciamente associamo freddo e gelo. Trieste, dunque, per quella che si chiama “euristica della rappresentatività”, diventa, nella nostra mente, il modello della città fredda. E questo fa aumentare la probabilità che la nostra valutazione venga, in qualche modo, distorta. La città più fredda è, nei fatti, Milano, ma Trieste ci appare come quella più fredda. Non si tratta di un “errore” nel senso preciso del termine, ma piuttosto di una distorsione sistematica, ci caschiamo, infatti, tutti nello stesso modo. Ed essendo sistematica, questa distorsione, diventa prevedibile.

Qui si inserisce l'intuizione del giurista Cass Sunstein e dell'economista premio Nobel Richard Thaler. Perché non utilizzare le nostre stesse distorsioni decisionali (bias) per indurre le persone verso scelte migliori dal punto di vista individuale e sociale? Scelte migliori per l'ambiente, la nostra salute, le nostre finanze. Nasce così la filosofia del “nudging”, della cosiddetta “spintarella gentile”. Se per via del cosiddetto “status quo bias” le persone tendono a non modificare le situazioni di fatto, perché non scegliere come opzione di default quella migliore dal punto di vista collettivo? In Germania se vuoi diventare donatore di organi ti devi iscrivere al programma nel momento, per esempio, in cui rinnovi la carta d'identità. In Austria, al contrario, quando rinnovi la carta d'identità sei automaticamente iscritto al programma e, se vuoi ti puoi disiscrivere in qualunque momento.

Meglio l’opt-out

Le opzioni sono le stesse: puoi iscriverti non essendo iscritto (opt-in) e puoi disiscriverti se sei iscritto (opt-out). Ma i risultati di queste due architetture di scelta – opt-in e opt-out – non sono affatto gli stessi perché a causa dello status quo bias la maggiore parte delle persone non iscritte non si iscrivono e la maggior parte delle persone iscritte non si cancellano. Per questo la percentuale dei donatori in Germania è pari al 12% mentre in Austria al 99.9% (Johnson, E., Goldstein, D., “Do Defaults Save Lives?”. Science 302, pp. 1338-1339, 2003).

Un altro esempio riguarda il Pension protection act approvato nel 2006 da George W. Bush. Per favorire l'adesione dei lavoratori americano ai piani pensionistici il piano prevedeva, anche in questo caso, un'iscrizione automatica e una eventuale opzione di opt-out: se non vuoi investire per la pensione puoi sempre cancellare l'iscrizione. La gente non fa niente e continua a risparmiare per la pensione, per il loro futuro.

Possiamo dunque costruire architetture di scelta che, sfruttando i nostri naturali bias decisionali - l'inerzia e l'amore per lo status quo ne sono esempi - ci aiutino a prendere decisioni migliori. Le imprese private lo fanno da decenni per massimizzare i loro profitti anche contro i nostri interessi, perché i decisori pubblici non iniziano a fare lo stesso per aiutarci, invece, a prendere decisioni che siamo migliori per noi? Molti governi hanno già iniziato a farlo.

Il governo inglese, ai tempi di David Cameron, è stato il primo ad attivarsi creando un gruppo di scienziati comportamentali guidati dallo stesso Richard Thaler, una behavioral insight unit, incaricata di progettare e testare politiche tarate non tanto sulla razionalità olimpica degli agenti economici, ma sulla razionalità limitata dei cittadini in carne e ossa. Anche l'amministrazione Obama si è mossa nella stessa direzione affidando a Cass Sunstein la direzione dell'Oira, l'Office of information and regulatory affairs, una divisione dell'Office of management and budget che svolge un ruolo fondamentale nell’approvazione o nel rifiuto dei regolamenti emanati dall'amministrazione presidenziale.

Le scienze comportamentali

L'ufficio diretto da Sunstein aveva ricevuto dal presidente il mandato di verificare se ogni regolamento emanato fosse coerente con ciò che le scienze comportamentali ci dicono rispetto al modo in cui le persone recepiscono le informazioni e le usano per prendere decisioni. Ad oggi le behavioral insight unit sparse intorno al mondo sono decine e decine. Il loro lavoro è prezioso nel rendere più efficace l'intervento dei regolatori nell'interesse dei cittadini.

Gli economisti giustificano l'intervento pubblico con la nozione di “fallimento del mercato”. In presenza di alcune condizioni, monopoli, asimmetrie informative, esternalità, beni pubblici e altre, i mercati non riescono a funzionare in maniera efficiente e a produrre esiti ottimali. In questo senso l'intervento pubblico è teso ad eliminare questi ostacoli attraverso le politiche antitrust, per esempio ed altri interventi che impongono costi, usano gli incentivi i divieti e gli obblighi, in modo da ripristinare quelle condizioni necessarie per l'efficiente funzionamento del mercato. Sunstein e Thaler ritengono che esistano anche fallimenti di mercato “comportamentali”.

Condizioni di inefficienza legate alla nostra naturale propensione alle scelte distorte. Così come una politica liberale non condanna intervento pubblico volto alla rimozione delle cause dei fallimenti microeconomici del mercato così dalla stessa prospettiva non si può condannare come paternalistico un intervento volto all'eliminazione dei fallimenti comportamentali. In questo senso l'utilizzo dell'architettura della scelta è inevitabile e i fallimenti comportamentali del mercato giustificano, di fatto, certe forme di paternalismo, purché queste continuino ad essere anche libertarie; non riducano cioè le opzioni di scelta a disposizione dei cittadini.

Se, come sostiene Sunstein “L'architettura scelta esiste ogni volta che entriamo in un caffé, in un ristorante, in un ospedale o in un negozio di alimentari; quando scegliamo un mutuo, un'auto, un piano sanitario o una carta di credito; quando accendiamo un tablet o un computer e visitiamo i nostri siti web preferiti, che evidenziano alcuni argomenti e ne minimizzano altri; e quando richiediamo patenti di guida o permessi di costruzione o prestazioni previdenziali” la vera domanda diventa allora: “quali interessi protegge e promuove questa architettura?”. Una domanda che dovrebbe sempre più esplicita e forte che richiede ai decisori pubblici, una risposta documentata, trasparente e chiara. In questo senso l'approccio del nudging non solo non attribuisce un eccesso di potere illegittimo alla politica, come molti dei critici ingenuamente sostengono, ma da essa pretende maggiore trasparenza e accountability, smascherandone logiche che altrimenti rimarrebbero occulte alla maggioranza dei cittadini.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti