Trasporto merci

La logistica resiste alla pandemia ma soffre per la carenza di autisti

di Marco Morino

Intermodalità. Container sulle banchine del porto di Trieste in attesa di essere caricati sui convogli ferroviari. Lo scalo giuliano è un modello di integrazione mare-ferro

2' di lettura

Nel nostro Paese la logistica (cioè l’insieme delle attività che concorrono al trasporto e alla consegna delle merci) è sempre stata figlia di un dio minore: ritenuta settore accessorio se non marginale per decenni dalla politica e dalla manifattura nazionali, anche se rappresenta il 9% del Pil. L’Italia è solo al 19° posto nel Logistics Performance Index della Banca Mondiale (al 1° posto c’è la Germania, che conta su campioni nazionali come Eurokai Contship, Dhl, Hapag Loyd, Lufthansa Cargo e Db Shenken). Eppure la logistica italiana ha numeri di tutto rispetto: circa 90mila imprese e più di 1 milione di lavoratori, di cui 347mila nell’autotrasporto. Il punto debole è rappresentato dalle dimensioni: il 90% delle imprese ha meno di 10 addetti. Si tratta di realtà spesso sottocapitalizzate, che non hanno la forza né la possibilità di investire nella trasformazione digitale e nella formazione.

L’anno 2020, però, ha segnato una svolta. Nell’emergenza sanitaria, la filiera della logistica è emersa in tutta la sua strategicità, al punto da essere definita «un servizio pubblico essenziale». Terminalisti portuali, interporti, imprese ferroviarie merci, autotrasportatori, magazzini logistici, centri di distribuzione, corrieri, operatori postali, spedizionieri, doganalisti, operatori del cargo aereo: ciascun anello della catena logistica, rischiando in prima persona e con grande senso di responsabilità, ha garantito che le farmacie non restassero prive di farmaci, che i supermercati avessero gli scaffali pieni, i distributori non soffrissero la mancanza di carburante e gli ospedali fossero puntualmente riforniti con tutte le attrezzature mediche. Con la pandemia, i cittadini hanno compreso l’importanza della logistica, troppo a lungo snobbata.

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Il superlavoro a cui è stata chiamata la logistica, dovuto anche al boom di consegne legato all’e-commerce, ha però messo in luce un’emergenza con cui il settore convive da anni: la carenza di autisti. Un’emergenza che colpisce in particolare l’autotrasporto, pilastro del sistema logistico italiano. A oggi, sono più di 5mila i conducenti di mezzi pesanti e di furgoni che mancano all’appello, in particolare nelle regioni del centro e nord Italia. Stima che è destinata a crescere, con una previsione per i prossimi anni di ben 17mila guidatori da assumere (e che al momento non si trovano). Per Confetra servono soluzioni innovative: accordi bilaterali tra governi e formazione direttamente all’estero. In Germania, per esempio, stanno portando le autoscuole nei Paesi in via di sviluppo. Formano autisti nelle Filippine e poi li assumono a Berlino. Sarà il caso di seguire l’esempio dei tedeschi?

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