Sanità

La Lombardia gestirà i beni degli ospedali

La Regione ha intenzione di scorporare il patrimonio per conferirlo
ad un'unica società esterna in grado di vendere o mettere in affitto le strutture

di Sara Monaci

Beni immobili. Il patrimonio più rilevante arriva dalle Asst, ma anche alcune Ats sono particolarmente ricche di beni di pregio, come quella dell’Insubria o di Como (Foto, Policlinico di Milano)

3' di lettura

C’è un aspetto della nuova legge sanitaria della Lombardia che ha più a che fare con la gestione del patrimonio urbano che con la salute. Per ora si tratta solo di una potenzialità, entro un anno una delibera definirà meglio il da farsi. Quello che è certo è che la Regione Lombardia intende scorporare il patrimonio immobiliare degli ospedali o agenzie del territorio (tecnicamente le Asst e le Ats) per conferirlo ad una società esterna in grado di vendere o mettere in affitto le strutture. L’obiettivo è valorizzare ciò che le strutture ospedaliere possiedono - ad esclusione dell’ospedale vero e proprio - per finanziarie centri di ricerca o ristrutturazioni o realizzazione di nuovi luoghi di cura.

Il modello Policlinico

La fonte di “ispirazione” è il Policlinico di Milano, dove un un fondo istituito nel 2014 e con durata di 20 anni gestisce i lasciti per finanziare il nuovo ospedale, praticamente senza bisogno di attingere a risorse pubbliche, almeno per ora. Una gestione innovativa di un patrimonio unico nella storia d’Italia - costituito da 1.400 unità, frutto di lasciti storici e donazioni spesso di pregio - che può essere se non riprodotta almeno imitata. Questo sostengono i vertici della Lombardia.

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Il progetto, in modo generico, è indicato nell’articolo 34, comma 9 della legge sanitaria. Viene stabilito appunto che si dovrà passare all’attuazione entro un anno. La Regione Lombardia ha quindi tempo fino a dicembre 2022 per fare un censimento e creare uno o più veicoli finanziari.

Una società che centralizza

Presumibilmente ci sarà una sola società, che accentra tutto il patrimonio delle aziende sanitarie. Occorrerà però mettere in piedi una struttura a parte, magari sotto la guida dell’assessorato al Welfare. L’ipotesi è di riunire in un solo veicolo i beni delle 27 Aziende socio sanitarie territoriali e delle 8 Agenzie di tutela della salute.

Per quanto riguarda il censimento, non c’è un’idea chiara di quanti siano esattamente i beni. Anzi c’è chi sostiene, come Emanuele Monti che guida la commissione Sanità, che questa sia proprio «l’occasione per fare chiarezza sulle proprietà, un primo passo per una gestione più corretta e trasparente».

Si ipotizza che si tratti di 2-300 unità, a cui si aggiunge anche un numero imprecisato di opere d’arte. Il valore stimato come minimo è di 400 milioni, ma potrebbe essere anche molto superiore. Il patrimonio più rilevante arriva dalle Asst, ma anche alcune Ats sono particolarmente ricche, come quella dell’Insubria o di Como.

«Tutto ciò che sarà valorizzato verrà reinvestito in salute e ricerca ospedaliera - garantisce Monti - È necessario trovare professionisti che si occupano del settore immobiliare, e non affidarsi ad ospedali che hanno ben altre cose a cui pensare. Questo è il motivo per cui spesso i lasciti sono stati abbandonati, poco valorizzati e addirittura dimenticati».

«Può avere un senso dal punto di vista complessivo, ma potrebbe indebolire le Asst dal punto di vista patrimoniale - dice Samuele Astuti, responsabile sanitario del Partito democratico, che più in generale ha sempre contestato l’impianto della nuova legge lombarda - È uno strumento da guardare con attenzione, perché può produrre danni, quindi è importante avere una buona gestione. Infine bisogna stare attenti a non depauperare ulteriormente le periferie».

Il dibattito con i sindaci

Questa norma potrebbe essere un ulteriore terreno di scontro con i sindaci lombardi, in particolare con quelli del centrosinistra che hanno criticato la riforma sanitaria soprattutto per il fatto di essere stati esclusi dalla pianificazione delle nuove strutture ospedaliere e delle case di comunità previste dal Pnrr.

Ciò che chiedono almeno la metà dei sindaci è di sedersi ad un tavolo per individuare gli edifici da ristrutturare e le aree dove le emergenze sanitarie o assistenziali territoriali sono maggiori. La Regione ha concesso il parere agli enti locali, ma non lo ha reso vincolante.

Il fatto che il patrimonio cittadino di pregio possa essere valorizzato autonomamente da Palazzo Lombardia senza condivisione con i comuni potrebbe riaprire la polemica. I vertici regionali infatti possono così decidere da soli a chi vendere o a chi allocare. Togliendo un pezzetto di controllo a chi fa pianificazione urbanistica o politiche abitative nelle città.

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