le restrizioni contestate

«Dati vecchi». Perché la Lombardia deposita il ricorso al Tar del Lazio contro la zona rossa fino al 31 gennaio

Lunedì il provvedimento al Tribunale amministrativo del Lazio. Il governatore Fontana e l’assessore al Welfare Moratti contestano i calcoli dell’Iss per stabilire i “colori” delle Regioni, basati sui dati di 15-20 giorni precedenti

di Sara Monaci

Coronavirus, Rt nazionale a 1.09: 14 regioni e una pa sopra 1, Lombardia a 1.39

3' di lettura

La Lombardia deposita lunedì 18 gennaio il ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del governo di inserire tutto il territorio regionale in zona rossa. La misura più penalizzante, firmata con ordinanza del ministro Speranza in vigore fino al 31 gennaio, non convince i vertici regionali, che hanno deciso di muoversi attraverso le istituzioni.

La contestazione principale del documento, in fase di elaborazione e che sarà depositato la prossima settimana, è la mancanza di tempestività dei report con cui l’Istituto superiore della Sanità monitora l’andamento del contagio, da cui poi ne deriva la decisione del governo sulle fasce di colore. È sempre stato così: il report del venerdì si ferma alla settimana precedente e quindi tiene conto sostanzialmente di dati vecchi di 15 giorni.

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Questo perché, dicono i tecnici, il calcolo dell’Rt, l’algoritmo che tiene conto di 21 parametri per fotografare la velocità del contagio, ha bisogno di tempo e dati certi. Il problema è che la Conferenza delle Regioni già a fine 2020 aveva chiesto un aggiornamento dei dati, visto che la situazione è in continua mutazione.

La Lombardia probabilmente più di ogni altra regione paga la mutevolezza della situazione, dicono in Regione. «Il rischio è che con questi parametri non preveniamo ma inseguiamo costantemente il virus, i parametri vanno rivisti», dice da settimane il governatore Attilio Fontana. Alla sua voce adesso si è aggiunta quella della neo assessora al Welfare, Letizia Moratti, che praticamente con il ricorso fa il suo debutto ufficiale negli ambienti romani in qualità di assessore e vicepresidente lombardo.

«Chiedo al Ministro Speranza - spiega Moratti in una nota - la revisione dei criteri da parte dei tecnici ministeriali in quanto ci sono ben altre regioni con rischi superiori a quelli della Lombardia non collocate in zona rossa. Sollecito il Ministro Speranza - prosegue Moratti - a valutare la reale situazione, perchè in altre regioni del Paese il rischio di contagiosità è palesemente superiore a quello lombardo. Si tratta di una pericolosa sottovalutazione, come attesta il dato aggiornato dell'incidenza dei positivi al Covid in quest'ultima settimana, che espone la popolazione di quelle regioni a un rischio di propagazione dell'infezione più marcato di quello lombardo».

Per esempio, il report della settimana dal 4 al 10 gennaio monitorava i dati dal 23 al 31 dicembre, quando l’Rt era a 1,4. Quello di ieri non va oltre l’8 gennaio. E sebbene i dati di inizio anno, dicono a Palazzo Lombardia, abbiano fatto registrare un lieve innalzamento della curva epidemiologica, poi già sarebbero migliorati nella settimana successiva, tanto che ll’Rt ospedaliero nell’ultima settimana sarebbe sceso sotto l’1. Il Dpcm però ne tiene conto. Questo il ragionamento a supporto della scelta di un ricorso.

Oltre al tema della tempestività, viene sottolineata anche la contraddittorietà di certe valutazioni (anche se non è chiaro se questo argomento verrà inserito nel testo del ricorso). Nello stesso report infatti le Regioni attenzionate sono altre, non la Lombardia: si parla per esempio di Emilia Romagna, Veneto, Lazio. Se guardiamo il numero di contagi ogni 100mila abitanti, la Lombardia ha 133 positivi; l’Emilia Romagna, per esempio, ne ha 284, in Veneto 365.

Sostiene la necessità di maggiore chiarezza anche Confindustria Lombardia. «Nella assoluta necessità di tutelare la salute dei cittadini e preservare la capacità di risposta del sistema socio-sanitario, chiediamo regole chiare e certezza di metodo, per favorire la programmazione. La tempestività nella valutazione dei dati e la coerenza con il reale andamento epidemiologico devono essere le basi per orientare le scelte del Governo», dice il presidente Marco Bonometti.

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