ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe conseguenze della guerra in Ucraina

La Lombardia rallenta ma il sistema lombardo si difende, reagisce e rilancia

Come per il resto d’Italia, anche la Lombardia sta subendo l’effetto negativo della situazione internazionale che pesa sia direttamente sulle attività, sia indirettamente con l’aumento dei costi di energia e materie prime, ma il sistema lombardo, con la regia di Regione Lombardia, ancora una volta, sta reagendo

di Flavia Carletti

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor ) - La guerra in Ucraina sta facendo da freno alla ripresa economica dell’Italia. Anche la Lombardia, prima economia regionale italiana – che con un sistema di 950mila imprese pesa per il 22% del Pil nazionale e per il 25% della produzione industriale – rischia un rallentamento dopo che nel 2021 aveva mostrato grandi segnali di ripartenza con l’export arrivato a un nuovo record di 136 miliardi di euro e la produzione industriale accelerare a tal punto da superare i livelli del 2019, archiviando la pandemia (+15,6% sul 2020 e quattro punti sopra il pre-Covid come indicato da Unioncamere Lombardia). A livelli massimi anche gli ordinativi, sia dall’Italia che dall’estero, con il paradosso che di fronte al caro energia – già registrato negli ultimi mesi del 2021 e poi aumentato con la crisi in Ucraina – parte delle aziende ha lanciato l’allarme sui rischi di dover interrompere la produzione perché più conveniente rispetto al mandare a pieno regime gli impianti. «Abbiamo stimato che quest'anno la bolletta energetica per il manifatturiero in Lombardia, se i prezzi resteranno su questi livelli, salirà a 11 miliardi di euro. Prima dell'inizio del conflitto era su 8,4 miliardi e nel 2019 era 2 miliardi», ha spiegato Valeria Negri, presidente del centro studi di Assolombarda. In questo quadro, la Regione Lombardia insieme alle associazioni di categoria già da prima del conflitto in Ucraina aveva posto l’accento sulla questione energetica, per non far fermare la locomotiva del Paese, uno dei territori più industrializzati di tutta Europa. Le istituzioni sovraregionali hanno quindi deciso di intervenire con decreti specifici all’interno dei quali sono state inserite proposte avanzate dalla Lombardia soprattutto in tema di “caro energia”. Un lavoro di squadra, quello del sistema lombardo, registrato anche sui temi del credito e dell’automotive con l'elaborazione di appositi manifesti che stanno diventando linee guida per tutte le regioni italiane. Come ha sottolineato l'assessore lombardo allo Sviluppo Economico e regista di questo lavoro di squadra, Guido Guidesi: «La Lombardia non è la Regione dei "no", ma quella delle proposte; per questo vogliamo rilanciare e avanzare iniziative concrete per tutelare il sistema produttivo lombardo. Il nostro unico obiettivo è quello di sostenere pragmaticamente le imprese lombarde e di conseguenze il lavoro perché sono le uniche a crearlo. Il nostro intento è quello di mettere nelle migliori condizioni le aziende affinché le nostre imprese possano raggiungere più velocemente gli obiettivi che si sono prefissate». La sfida è certamente difficile, a causa dei già citati "fattori esteri", ma le imprese lombarde hanno già dimostrato nel recente passato, durante l’emergenza sanitaria, di sapere reagire e rimettersi in moto.

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