fisco telematico

La lotta all’evasione viaggia online ma aumentano gli adempimenti

di Salvatore Padula


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4' di lettura

Il 1° luglio rappresenta una data spartiacque per il “nuovo” fisco telematico. Da un lato, prende formalmente il via la “fase 2” dell’operazione fattura elettronica obbligatoria, scattata in modo generalizzato il 1° gennaio 2019. Dall’altro lato, si avvia un nuovo e rilevante capitolo che riguarda l’introduzione di un ulteriore adempimento – forse meno impegnativo di quanto si sia rivelata la gestione della e-fattura ma in egual modo pieno di incognite – quale è la memorizzazione e l’invio automatico degli scontrini e delle ricevute per i soggetti di dimensioni maggiori.

Un passo deciso e probabilmente irreversibile verso la completa digitalizzazione del rapporto tra cittadino e autorità fiscale, iniziato un quarto di secolo fa con i primi modelli di dichiarazione acquisiti via internet e con i pagamenti online, che avrà un ulteriore step a gennaio 2020, quando la trasmissione all'agenzia delle Entrate dei dati sui corrispettivi giornalieri sarà estesa a tutti gli esercenti.

A breve, l’amministrazione potrà disporre in tempo reale (praticamente) di ogni elemento rilevante per intercettare le infedeltà sull’Iva, che generano una parte significativa dell’evasione, anche sui redditi. Un patrimonio di dati enorme, che andrà a implementare i già ricchissimi archivi a disposizione del fisco e che il fisco, sempre più, potrà utilizzare sia come strumento di controllo vero e proprio (mirato e selettivo) sia nella prospettiva della compliance, ovvero come “alert” per segnalare ai contribuenti anomalie, errori e irregolarità, consentendo loro di rimediare prontamente.

Come sempre accade, però, le rivoluzioni – e quella del fisco telematico certamente ne ha sempre più le sembianze – non sono “pranzi di gala”. E non tutti gli invitati alla mensa del rinnovamento ne traggono benefici. Anzi. È fin troppo facile osservare che l’informatizzazione del fisco sia stata possibile (e ancor più lo sarà in futuro) grazie all’arruolamento forzato di un esercito di professionisti e imprese, centinaia di migliaia di soggetti che attraverso una lunga serie di nuovi adempimenti sono diventati, loro malgrado, i principali fornitori di bit e file all’amministrazione. La quale ha sapientemente utilizzato la sua forza, il suo potere, si potrebbe dire, per costruire una base informativa senza precedenti.

Il passaggio alla telematica, per altro, non ha (quasi) mai semplificato e limitato gli adempimenti dei contribuenti. Anzi, al contrario, li ha resi più ostici, li ha moltiplicati (tranne poche eccezioni) e spesso addirittura duplicati. E c’è pure un’aggravante: l’amministrazione ha ottenuto tutto questo gratis, perché i costi dell’informatizzazione e della gestione dei nuovi adempimenti li sostengono professionisti e imprese. Una ricerca realizzata nel 2018 della Fondazione dei dottori commercialisti stima in 60,4 miliardi di euro, quindi prima dell’introduzione della fattura elettronica, il costo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti.

Guardando avanti, per la fattura elettronica, come accennato, si chiude la fase transitoria e arrivano alcune novità a partire dal fatto che vanno a regime i termini per l’emissione del documento (12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione, come previsto dal Dl crescita). In più, si esaurisce il periodo di moratoria sulle sanzioni che era stato introdotto, su richiesta degli operatori, di fronte alle numerose problematiche emerse e ai ritardi (non solo dell’amministrazione) riscontrati a ridosso dell’entrata in vigore del nuovo obbligo.

Per una moratoria che si esaurisce, però, subito se ne presenta un’altra: anche per l’invio telematico degli scontrini – che scatta oggi per chi ha volume d’affari superiore a 400mila euro – è prevista la non applicazione di penalità per i primi sei mesi (sempre Dl crescita). Dove non è arrivato il legislatore, ci ha pensato poi l’amministrazione che, sul fronte degli esoneri, sembra aver imboccato una via generosa. Molti professionisti segnalano le difficoltà per gli esercenti che operano con tre o più casse (casi ormai piuttosto frequenti). Criticità e ritardi emergono anche per la sostituzione/adeguamento dei vecchi registratori di cassa con quelli che dovranno “memorizzare e trasmettere” i corrispettivi giornalieri.

Basterà questa partenza con il freno tirato a rendere meno indigesto il debutto del nuovo obbligo? Vedremo. A dirla tutta, fa un certo effetto scoprire che neppure lo scontrino fiscale era di per sé una garanzia contro l’evasione. Perché, a quanto pare, pur rilasciando correttamente ricevute e scontrini ai consumatori, restava ampiamente utilizzata la possibilità di annotarli solo parzialmente nel registro dei corrispettivi che, per inciso, con il nuovo obbligo fortunatamente scompare. Un comportamento che si poteva intercettare solo in sede di controllo.

Ora il riscontro sarà automatico. Funzionerà? Molti ne sono convinti. Di certo ne è convinto il governo attuale che ha ricevuto questi nuovi adempimenti in eredità dal precedente e li ha accolti e condivisi. Fattura e scontrini telematici devono portare nel 2019 circa 2,4 miliardi di nuove entrate (di cui 2 dalla sola fattura) che saliranno progressivamente a circa 4 miliardi nel 2021. Con un dubbio. Non è che il fisco ormai si accontenti di una lotta all’evasione fatta solo grazie ai nuovi adempimenti posti a carico degli intermediari?

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