BENI CULTURALI

La lotta infinita dei monumenti alla ricerca del decoro perduto


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(ANSA)

4' di lettura

I centurioni riconquistano il centro di Roma. Lo ha permesso il Tar Lazio, che nei giorni scorsi ha sospeso l’ordinanza della sindaca Virginia Raggi che vietava ai “soldati romani” di sostare davanti ai monumenti del centro della capitale chiedendo ai turisti di fare una foto dietro compenso. Si tratta solo dell’ultimo di un lungo braccio di ferro tra ministero dei Beni culturali, soprintendenze e amministrazioni comunali da una parte e commercianti o figuranti, abusivi o meno, dall’altra. Una contrapposizione che riguarda non solo i monumenti della capitale e che rimonta, senza andare troppo in là nel tempo, almeno al 2007, quando ministro dei Beni culturali era Francesco Rutelli, che mise a punto una direttiva per contrastare quella sorta di “suq” che spesso si crea davanti ai luoghi d’arte più frequentati.

L’ordinanza di Rutelli
Era il novembre 2007 e il ministro decise di intervenire per far fronte, come si spiega in quella direttiva, «alla situazione di crescente e grave degrado urbano a causa della crescita del fenomeno del commercio ambulante autorizzato e dell’impatto intollerabile di quello abusivo nelle città d’arte e, in particolare, nei centri storici delle città». A muovere i Beni culturali era il fatto che «l’esercizio dell’ambulantato è privo di qualsiasi legame effettivo e giustificabile con il contesto culturale e archeologico in cui si colloca, sì da pregiudicare fortemente il decoro urbano e alterare seriamente la corretta fruizione del patrimonio». Come dire che l’occhio del turista vede prima bancarelle e centurioni e poi, forse, il monumento.

Il tentativo di Ornaghi
Quella direttiva di dieci anni fa è rimasta nel libro delle buone intenzioni. Tanto è vero che cinque anni dopo - siamo sempre a novembre, ma nel 2012 - i Beni culturali rilanciano il guanto della sfida sul decoro. Sulla poltrona di ministro siede Lorenzo Ornaghi e anche lui tentò la soluzione della direttiva per restituire dignità ai luoghi storici. Veniva previsto che i soprintendenti effettuassero un monitoraggio dei monumenti più visitati per verificare se nella loro prossimità venivano svolte attività in contrasto con il valore culturale del sito. Dovevano anche controllare se gli eventuali divieti di commercio erano fatti rispettare dai comuni e, nel caso non esistessero, farli introdurre.

Tutela più forte delle licenze
La direttiva Ornaghi metteva nelle mani dei sindaci una potente leva , da utilizzare di fronte ai commercianti che si facevano forti di una regolare licenza. Si metteva nero su bianco, infatti, che i provvedimenti di tutela dei beni culturali sono «prevalenti sui titoli amministrativi, pur legittimi, di tipo annonario e commerciale, acquistati e vantati dai singoli, e sono pertanto idonei a travolgere e superare ogni precedente provvedimento amministrativo di altre autorità».

Franceschini alla carica
Nonostante ciò, anche quel provvedimento è rimasto lettera morta. L’attuale ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, è così ritornato sul problema con una norma inserita in uno dei suoi primi atti: il decreto legge 83 del 2014. L’articolo 4 di quel Dl affronta ancora una volta il problema del decoro dei monumenti e lo fa introducendo una serie di modifiche all’articolo 52 del Codice dei beni culturali (il Dlgs 42 del 2004) relativo proprio all’esercizio del commercio in aree di valore culturale. La soluzione proposta da Franceschini è che il ministero vieti, d’accordo con le amministrazioni comunali, l’uso degli spazi davanti ai monumenti se incompatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del bene culturale.

Il possibile indennizzo
Nel caso di regolari licenze, si propone di spostare l’attività in zone delle città d’arte in cui la presenza di bancarelle e camion-bar sia meno invasiva. Si va anche oltre: se l’operazione di spostamento non è possibile perché non si riesce a individuare un’area equivalente a quella che si lascia - ma, d’altra parte, come è possibile individuare una zona che, per esempio, valga quanto il Colosseo, dove transitano migliaia di turisti? - si può ricorrere all’indennizzo.

Il divieto di Tronca
Almeno nella capitale l’indicazione di Franceschini è stata rafforzata dall’ordinanza del commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, che vieta i centurioni davanti ai monumenti di Roma antica. Siamo a novembre (sembra sia il mese deputato a simili interventi) del 2015 e il Giubileo è alle porte.

Il “no” della Raggi
Terminato il Giubileo, il tema del decoro dei luoghi d’arte viene ripreso dal Campidoglio, al quale nel frattempo è arrivata la sindaca Raggi, che il primo dicembre 2016 firma l’ordinanza 122. L’intento è chiaro: in attesa che venga rivisto il regolamento di polizia urbana anche per disciplinare il fenomeno dei centurioni, nel cuore di Roma - tutelato, tra l’altro, dall’Unesco - viene vietata «qualsiasi attività che prevede la disponibilità ad essere ritratto come soggetto in abbigliamento storico, in fotografia o filmati, dietro corrispettivo in denaro».

Lo stop del Tar Lazio
Secondo il Tar Lazio - seconda sezione, ordinanza 2012/2017 - il problema dei centurioni non rappresenta «una vera e propria “emergenza” non altrimenti fronteggiabile» e, pertanto, non si giustifica «il divieto indiscriminato e più volte reiterato, di svolgere un’attività lecita e comunque avente caratteristiche analoghe a quella dei cosiddetti “artisti di strada”, oggetto di specifica regolamentazione da parte di Roma Capitale». Dunque, l’ordinanza viene per il momento sospesa e del problema se ne riparlerà il prossimo sei dicembre, quando i giudici del Tar entreranno nel merito del ricorso. Fino ad allora i centurioni potranno - con buona pace della questione decoro - tornare a farsi fotografare dai turisti.

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