Societa

La lotta alla malnutrizione passa anche dall’intelligenza artificiale

Tecnologia,innovazione e istruzione possono sconfiggere la fame

di Mario Lubetkin

default onloading pic
(Phanie / AGF)

Tecnologia,innovazione e istruzione possono sconfiggere la fame


4' di lettura

Il mese di ottobre 2020 sarà ricordato come uno dei momenti più importanti di sensibilizzazione sulla sicurezza alimentare mondiale, sia nel dibattito globale che nella ricerca di possibili soluzioni concrete.

Il 9 ottobre, il Premio Nobel per la pace 2020 è stato assegnato al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) e pochi giorni dopo, il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione della Fao, Papa Francesco ha chiesto soluzioni sostanziali e sostenibili al problema della fame, mentre esperti di spicco pubblicavano una serie di studi che indicano la strada per raggiungere la risoluzione di questo problema fondamentale per il futuro dell’umanità.

Loading...

Il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, ha riconosciuto come queste dichiarazioni fanno sí che «lo sguardo della comunità internazionale sia rivolto a milioni di persone che soffrono la fame alimentare o rischiano di subirla».

Per Qu, ciò che serve ora è «un’azione intelligente e sistematica» che fornisca «cibo a coloro che ne hanno bisogno e migliori la qualità di quello che già hanno», adottando misure per «evitare che i raccolti marciscano nei campi a causa della mancanza di mezzi efficienti» e promuovendo l’uso «di strumenti digitali e intelligenza artificiale, al fine di prevedere i possibili pericoli per la produzione, assicurare il raccolto e ridurre i rischi legati al clima», proteggendo la biodiversità dall’erosione incessante per trasformare «le città nelle fattorie di domani» e facendo sì che i governi adottino politiche per rendere più accessibili le diete sane.

David Beasley, direttore esecutivo del Pam, riflettendo sul Premio Nobel 2020, ha sottolineato che questa decisione «ha focalizzato l’attenzione globale sulla fame e le conseguenze dei conflitti» aggravati da shock climatici e pressioni economiche che hanno ulteriormente aggravato la situazione. La pandemia e il suo impatto sulle economie e sulle comunità stanno spingendo milioni di persone sull’orlo della fame.

Secondo un recente rapporto della Fao, 690 milioni di persone (circa l’8,9% della popolazione mondiale) soffrono la fame a cui rischiano di aggiungersi fino a 150 milioni di persone in più prima della fine del 2020 per gli effetti del Covid 19.

Papa Francesco ha ricordato che «non basta produrre cibo, ma è anche importante garantire che i sistemi alimentari siano sostenibili e forniscano diete sane ed accessibili per tutti» cercando «soluzioni innovative che possano trasformare il modo in cui produciamo cibo per il benessere delle nostre comunità e del nostro pianeta, rafforzando la capacità di ripresa e sostenibilità a lungo termine».

Il Santo Padre ha definito la fame «non solo una tragedia, ma anche una vergogna», chiedendo che vengano applicate politiche e azioni specifiche, e ha suggerito di far convergere «il denaro speso per le armi in un fondo globale per sconfiggere la fame», così da «contribuire a evitare molte guerre e la migrazione di molti dei nostri fratelli e sorelle dai Paesi più poveri».

Sempre a ottobre, un gruppo di rinomate organizzazioni internazionali e centri di ricerca, tra cui la Fao, hanno invitato i Paesi donatori a raddoppiare i loro investimenti per eradicare la fame entro il 2030, un traguardo temporale che ha visto l’impegno della comunità internazionale presso la sede delle Nazioni Unite a New York nel 2015, e per eliminare la povertà, oltre a raggiungere altri importanti Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I donatori dovranno spendere in media altri 14 miliardi di dollari l’anno entro il 2030, il che equivale a raddoppiare la spesa attuale per la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Secondo il capo economista della Fao Maximo Torero, «il mondo produce cibo a sufficienza per tutti, quindi è inaccettabile che 690 milioni di persone siano denutrite, due miliardi non abbiano accesso regolare a quantità sufficienti di cibo sicuro e nutriente e tre milioni non possano permettersi una dieta sana». Per l’esperto, se i contributi dei Paesi più ricchi saranno raddoppiati come richiesto, «con tecnologia, innovazione, istruzione, protezione sociale e facilitazione del commercio» si può superare la fame entro i termini fissati dalla comunità internazionale.

David Laborde, ricercatore presso l’International Food policy research institute (Ifpri), ha affermato che oltre al contributo dei Paesi donatori, anche i Paesi più poveri devono aumentare la spesa attingendo ai propri budget per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, per «raddoppiare il reddito di 545 milioni di piccoli agricoltori e limitare le emissioni agricole in conformità con gli accordi di Parigi sul clima».

Al fine di portare avanti queste riflessioni verso soluzioni più concrete, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha proposto di tenere un vertice sui sistemi alimentari, il cui evento preparatorio si terrà a Roma prima dell’estate del 2021, mentre la riunione conclusiva dei capi di governo o dei loro alti rappresentanti si terrà il prossimo settembre a New York.

Per la regina Letizia di Spagna è necessario ripensare «gli attuali modelli di produzione alimentare dal punto di vista della sostenibilità sociale, economica e ambientale», il che rappresenta una «priorità di salute pubblica legata anche al degrado dell’ambiente nel suo senso più ampio, con la perdita della diversità agrobiologica, lo spreco alimentare e il dovere di garantire mezzi di sussistenza dignitosi ai lavoratori della catena alimentare», ricordando i trend di crescita dei dati per malnutrizione, carenze di micronutrienti, sovrappeso e obesità.

Nella ricerca di modalità per costruire le necessarie sinergie tra Paesi per fronteggiare gli effetti del Covid-19 sulla sicurezza alimentare e tracciare possibili soluzioni future, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’iniziativa italiana per creare una coalizione di nazioni, alla quale si sono già aggiunti circa 40 Paesi di tutte le regioni del mondo, per scambiare esperienze su quanto sta accadendo, identificare le aree a maggior rischio e stabilire quali sarebbero i modi migliori per affrontare questi effetti e preparare la fase post-Covid nel settore dell’alimentazione. «Una dieta adeguata ed equilibrata deve essere alla portata di tutti, insieme al legame con la cultura, la tradizione e il territorio» combattendo «l’azione odiosa dello spreco alimentare», con un invito alla Comunità internazionale ad assumersi la tutela «dei beni preziosi che la terra ci offre per salvaguardarla», pensando alle generazioni future.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti