I LIBRI DEL SOLE 24 ORE

La lotta di Salo Muller contro la Shoah

Tradotto per la prima volta in Italia «A stasera e fai il bravo»: i drammi di un bimbo ebreo di Amsterdam rimasto orfano. Dal 16 gennaio con Il Sole

di Maria Luisa Colledani

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Tradotto per la prima volta in Italia «A stasera e fai il bravo»: i drammi di un bimbo ebreo di Amsterdam rimasto orfano. Dal 16 gennaio con Il Sole


4' di lettura

A 84 anni Salo Muller combatte. Suo padre, sua madre e quasi tutta la famiglia sono stati inghiottiti dai campi di sterminio. Non erano più nessuno in quanto ebrei e li hanno dispersi nel vento. Così, la vita di Salo è diventata memoria: sulle tracce di Primo Levi, ci ricorda che «è avvenuto quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire». Salo come Primo Levi, come Liliana Segre, Sami Modiano o Nedo Fiano. Ma Salo anche come colui che lotta affinché le società ferroviarie d’Europa, responsabili di aver trasportato gli ebrei a morire verso i campi, indennizzino gli eredi di quei 6 milioni di innocenti che pesano sulla coscienza della storia.

Amsterdam 1942

Amsterdam, un sabato del novembre 1942. Mamma Lena dà un bacio in fronte a Salo che sta entrando a scuola e gli dice: «A stasera e fai il bravo». A sei anni quelle parole sono i titoli di coda della vita serena di Salo e il titolo del libro in cui racconta il suo inferno. Il volume, tradotto per la prima volta in italiano, è stato pubblicato nel 2005, dopo tre anni di scrittura: Salo raccontava da anni la sua infanzia sfregiata nelle scuole e in incontri pubblici. «Ho conservato - scrive con lucida amarezza - le lettere della Croce Rossa, lunghe una sola riga ciascuna. In una il nome di mia madre, Lena Blitz, nata il 20 ottobre 1908 e morta ad Auschwitz il 12 febbraio 1943. Nell'altra quello di mio padre, Louis Muller, nato il 20 luglio 1903 e morto ad Auschwitz il 30 aprile 1943».

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Mamma Lena e papà Louis sono vittime di uno dei tanti rastrellamenti voluti dalle SS in Olanda: finiscono deportati prima al campo di Westerbork e poi ad Auschwitz. Eppure, si sentivano, pur ebrei, Amsterdammers a tutti gli effetti come si credevano cittadini olandesi i 140mila ebrei del Paese, attivi nel settore tessile e in quello dei diamanti. Poi, divieto dopo divieto, perdono spazi, libertà, vita. Salo Muller racconta questa discesa agli inferi, che ricorda, per certi versi, il percorso tutto in discesa che si compie nel Museo Ebraico di Berlino.

L’Olanda nella morsa del nazismo

Le pagine di Muller, anche nel ricostruire il clima di inizio anni 40, sono cronaca pura, per questo sanno incidere nei pensieri e possono essere perfette per i ragazzi: istantanee in capitoli brevi e potenti. I tedeschi privano gli ebrei dei loro averi; gli ebrei non possono usufruire di treni, tram, biciclette, taxi e telefoni pubblici, e l’avversione antisemita è tollerata sempre più apertamente. Il clima di allora fa rabbrividire riletto oggi, fra degrado e uomini con le svastiche al petto.

Salo è orfano e la resistenza olandese lo nasconde. I pollai sono i suoi nascondigli e gli armadi spesso i suoi letti. Qualche settimana, qualche mese, e poi si cambia, ogni nuova famiglia un nuovo nome, un nuovo straniamento, una nuova partenza e un nuovo abbandono, fino ai mesi in Frisia, nel Nord dei Paesi Bassi, dove zio Omke e zia Beppe gli fanno da genitori e lui diventa Japje: «Mi sembrava di vivere in un mondo tutto mio, ma pensavo spesso a mamma e papà. Ancora non capivo perché non li avessi più rivisti né come mai in tutto quel tempo non avessi ricevuto loro notizie. Avevo compiuto otto anni e già lavoravo sodo in campagna». Viveva ogni giorno come un sacrificio e, a posteriori, aveva preso coscienza delle tante zone grigie, quelle che separano vittime e aguzzini, sfiorandoli molto spesso.

Un’infanzia sfregiata

L’infanzia annichilita da atrocità: Salo è un ragazzino minuto, troppo basso e magro per la sua età. Prega perché i genitori tornino, ma quando l’Olanda viene liberata si ritrova ad aspettare senza domani. Lo aspetta una nuova partenza in un mondo libero: lo accolgono la zia Ju, sorella della mamma, e lo zio Louis. Combatte contro asma, debolezze e fantasmi, è uno studente ribelle e senza pace. Trova la sua strada grazie a Jan Rodenburg, docente al corso serale per diventare massaggiatore: dal 1960 al 1972 sarà il fisioterapista dell’Ajax di Johan Cruijff, che, con il suo calcio totale, porterà il pallone nella modernità.

La battaglia contro le ferrovie

Ha molto dalla nuova vita: i successi con l’Ajax, una bella famiglia con Conny ma è impossibile tornare alla leggerezza della batteria che nonno Barend gli aveva regalato a 4 anni. Così, la vita dell’ex massaggiatore dell’Ajax diventa testimonianza e lotta. Anche contro le ferrovie. E Salo, prendendo spunto da quanto avvenuto in Francia nel 2014, ha chiesto e ottenuto dalla Nederlandse Spoorwegen (NS), la società olandese dei trasporti ferroviari, un risarcimento per i sopravvissuti e per gli eredi delle vittime della Shoah. Ora la volontà è di estendere la richiesta alle ferrovie tedesche e i suoi pensieri sono irrevocabili: «Do la colpa alla compagnia ferroviaria per aver trasportato consapevolmente ebrei nei campi di concentramento e per aver ucciso quegli ebrei in modo terribile. Non posso arrendermi perché questo mi fa male ogni giorno. Ogni giorno ci penso e mi fa male. Voglio che quel dolore finalmente passi». Ma potrà mai passare un dolore così feroce? Intanto, scolpite nel vostro cuore questo libro e lo sguardo mite e fermo di Salo, che parla di passato per costruire un futuro con i tulipani in fiore.

A stasera e fai il bravo, Salo Muller, Il Sole 24 ORE, Milano, pagg. 256.

In edicola da sabato 16 gennaio a € 12,90 in abbinata non obbligatoria con il quotidiano. In libreria dal 21 gennaio € 14,90; e-book € 9,99

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