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La luce di Roma nel cuore di un diamante giallo: il sogno di Delfina Delettrez

Quattro pietre e una collezione che intreccia una trama antica di 900 milioni di anni con la leggerezza ironica di un emoji e la tecnologia della stampa 3D.

di Silvia Paoli

Delfina Delettrez indossa l'anello della prima parure di alta gioielleria Fendi, con diamante giallo di 2 carati, abito in maglia in vicuña naturale della Couture presentata a Parigi in luglio. A destra la trousseselleria.

5' di lettura

Per chi è stato a Roma almeno una volta, è impossibile dimenticarlo: il colore che avvampa il cielo al tramonto, un giallo con dentro il fuoco con una denominazione latina oggi quasi dimenticata: flavus, il giallo dorato delle spighe mature. Quel colore, eterno e inafferrabile, dà il nome alla prima collezione di alta gioielleria che Delfina Delettrez Fendi ha creato per la maison: una parure di quattro pezzi (un collier, due orecchini, un anello) che quel colore l'ha catturato per trattenerlo per sempre, nella luce di quattro diamanti gialli tagliati smeraldo che sono il fulcro di ognuno dei preziosi della collezione .

Il collier (3,52 ct di diamati gialli più diamanti bianchi e paglierini incastonati a frangia), con giacca sartoriale in vicuña naturale della Couture presentata a Parigi in luglio.

Al settimo piano del Palazzo della Civiltà Italiana c'è sempre vento. E se il vento non smuove la blusa haute couture completamente ricamata di perline che Delfina Delettrez indossa («I pantaloni? Pesano quasi come uno dei miei gemelli», aveva scherzato al trucco), qualche folata si diverte a giocare con i suoi capelli, rompendo l'armonia dell'onda anni Venti che le incornicia il volto. 35 anni, madre di tre figli, una ragazza di 15 anni e due gemelli di 4 e mezzo, fondatrice nel 2007 del brand di gioielli che porta il suo nome, rappresenta la quarta generazione di donne impegnate nella maison della famiglia. Ne è il quarto diamante, ne esprime l'anima contemporanea, lo spirito critico («un esercizio creativo a cui ci hanno abituato da sempre»), ma anche giocoso e versato nella creazione di oggetti destinati a diventare icone. A Parigi, durante la settimana dell'alta moda a luglio, ha presentato l'iper-discusso cono gelato in argento, un oggetto d'arte surrealisticamente irresistibile: le linee note, le incisioni delicate, l'uso destinato a uno dei piaceri della vita (il gusto, ma anche la vista di un oggetto esteticamente appagante) lo hanno catapultato nel web, creando entusiasmo e l'inevitabile scandalo di haters privi di leggerezza e sense of humor (ma che avrebbero mai detto del telefono aragosta di Dalí?).

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Il collier nella custodia realizzatasu misura in pelle bianco pergamena, come le storiche valigie Fendi. A destra, Delfina indossa gli orecchini pendenti con diamanti centrali taglio smeraldo di un carato l'uno. La tunica, completamente ricamata su tulle e doppiata in seta con lo stesso disegno ispirato al Giappone, è abbinata a un pantalone “palazzo” identico. Tutto della collezione Fendi Couture, disegnata da Kim Jones.

Direttore creativo della Gioielleria Fendi da fine 2020, dopo il successo dei gioielli creati per le sfilate haute couture del marchio firmate da Kim Jones, ha dato vita a questa prima collezione High Jewelry, che riposa quieta davanti ai nostri occhi e sotto quelli di tre uomini della sicurezza. «Sono quattro pezzi, perché la simbologia del quattro per noi è molto importante. Quattro pezzi e quattro pietre speciali, diamanti che contengono un 60 per cento di giallo e un 40 per cento di arancione: raramente si ha un tono così intenso nei diamanti colorati. Vengono dalla Sierra Leone, da sorgenti alluvionali di un villaggio vicino a Kimmi, sono di provenienza etica (parte del processo Kimberley, ndr) e relativamente giovani: hanno solo 900 milioni di anni. In più, il taglio smeraldo è difficile nel diamante, perché richiede geodi particolarmente allungati».

Se il flavus è il colore di Roma e della maison, la disposizione delle pietre nel collier serve anche a disegnare, nella cascata di diamanti bianchi - mille per la precisione - che ricordano zampilli di fontane, la doppia F del marchio, non in modo rigido, ma fluido: sembra quasi di leggerle riflesse nell'acqua, in un gioco di rimandi liquido e occhieggiante. Mentre parla, Delfina tocca con la punta delle dita un filo del collier, che - quasi fosse vivo - non sta al suo posto. Delfina lo “riprende” con un gesto che sembra una carezza, ma anche un gioco, di quelli che aiutano a pensare, a concentrarsi meglio. «Questa collezione racchiude tanti valori: uno è la famiglia, e come una famiglia, questi pezzi sono nati per stare insieme». Detto fatto. Tutta la collezione è stata acquistata da una cliente di Singapore. Si è raccomandata che, in spostamenti o shooting, fosse “toccata” solo da lei. Questioni di energie. «Le pietre assorbono, difficile non pensare che siano vive, si sono fatte strada in milioni di anni per arrivare fino a noi. Sceglierle è come scegliere le stelle», dice, ammettendo che andare là dove nascono le piacerebbe moltissimo, ma ultimamente i viaggi sono stati un po' limitati. Delfina fa più spesso visita a collezionisti di pietre in Europa, «dove ho visto le più strabilianti al mondo». I collezionisti ci mettono anche 40 anni (e molti viaggi) per ritrovare pietre dello stesso set disperse in diversi continenti. Tesori che, riuniti, moltiplicano il loro valore e diventano protagonisti di gioielli irripetibili. Come questi: valore da 350mila euro a 1 milione e 200mila euro.

Sede della maison dal 2015, Palazzo della Civiltà Italiana è un dedalo di ascensori, mansioni, ruoli, musica e creatività. Ci sono gli artigiani pellicciai al piano zero (è l'unica maison ad averli in house), gli uffici stile divisi tra il quinto e il settimo piano. Dal terzo piano, durante il pranzo a base di fesa di tacchino e insalata (ma anche gherigli di noce e cioccolato fondente), si sente la musica della prova di una sfilata. È da poco arrivato il direttore artistico di womenswear e haute couture Kim Jones e sta facendo il fitting per l'evento che celebra il 25esimo anniversario della Baguette a New York (il 9 settembre scorso, ndr.). «Alle 2 c'è una video call con una cliente», ci avvertono, «dovrebbe vedere la giacca di vicuña della haute couture sulla modella». La giacca è quella che Delfina indosserà con il collier portato a nudo, mentre l'anello cocktail orna la sua mano destra che passa intorno al marmo di una statua. Mentre la luce di Roma muta e il vento spira a suo capriccio viene da chiedersi chi altro potrebbe abbracciare un piede marmoreo con la stessa naturalezza, con il viso dai lineamenti berberi e gli occhi che ardono fissi nell'occhio della camera, come non si fosse mai fatto altro che quello.

«La tecnologia è diventata sempre più importante nella creazione di gioielli. La stampa 3D dei metalli, per esempio, ci permette di sbagliare meno nelle proporzioni, quindi di accorciare i tempi: per questa collezione ci è voluto comunque un anno che, per pezzi importanti come questi, è poco». A dispetto della tecnologia, e delle capacità orafe degli artigiani, a volte quanto si aveva in mente non salta fuori e il risultato finale è un dono dell'errore. «Anche per l'anello volevo creare la stessa sensazione fluida di collier e orecchini, ma dopo tanti tentativi, abbiamo realizzato che non era possibile». E allora le pietre sono state posizionate in modo “sfalsato”, tra i fili è stata lasciata dell'aria. «Alla fine, l'illusione del movimento mi è piaciuta più del movimento stesso», ammette. L'audacia nell'osare non è solo un'eredità familiare. Delfina Delettrez ha sperimentato con i gioielli da quando ha creato il suo marchio, nel 2007: «Ho smaltato l'oro, ho incastonato al contrario le pietre perché la cuspide mi pareva più punk, non conoscevo le regole e le ho infrante». Ha iniziato con pezzi imponenti, per poi arrivare a quel gioiello “anatomico” e sottile che ha impresso una svolta generazionale alla gioielleria e che ancora riverbera la sua influenza nelle nuove generazioni di designer.

Grazie ai ruoli che ricopre in azienda, continua a sperimentare: «La fashion jewelry è un po' un banco di prova dove nascono idee che a volte funzionano e altre volte no. Ma possono migrare da un settore all'altro e, in alcuni casi, trovano la loro collocazione ideale dove non te l'aspettavi». Ma adesso è l'ora dell'alta gioielleria, di qualcosa di straordinario ed eterno: «Un gioiello come questo è un fossile contemporaneo, destinato a durare nel tempo: l'oro è l'unico metallo che non si corrode e il diamante, come dice il nome, è “invincibile”, tra mille anni sarà sempre uguale». Da che cosa si capirà che è stato fatto nel 2022? «Dalla leggerezza e dal logo, che si vede e non si vede: sembra un emoji».

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