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La lunga notte di Manu Invisible

di Stefano Biolchini


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NotteFONDA. Serigrafia ad un colore su carta museale. Edizione: 20 / 76x56 cm - 2019

3' di lettura

Sfuggenti gli artisti di strada lo sono per necessità, quasi per natura. E il loro processo di destrutturazione dei canoni artistici, nei luoghi prima che nella materia, accomuna da sempre questa nuova ribalta artistica, che il mercato vorrebbe istuzionalizzata nonostante l’adrenalinico e quasi misterico “difetto d’origine” che li fa imperversare nel buio su facciate, tunnel metropolitani, stazioni e treni, cavalcavia e per via. Ebbene, lo street artist Manu Invisible è approdato all’oltre, disfacendo, quasi annullando le componenti materiche fino ad approdare alla più inconsistente: il nero fumo.

«La NotteFonda» di Manu Invisible

«La NotteFonda» di Manu Invisible

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Inafferrabile il fumo, come inafferrabili in fondo debbono essere questi artisti sempre alla mercé di sirene dell’auto della polizia e di addetti alla pulizia di strade e ordine pubblico. Abbandonati smalti, acrilici e spray Manu Invisible, un novello e per certi versi anche lui futuristico signor Perellà di palazzeschiana memoria - elude la matericità, e con i suoi SMOKE che rappresentano la sua personale “NotteFONDA, con il nerofumo che da' forma alle parole che diventano “verbo”, il nerofumo che lascia testimonianza e traccia di notti passate a lume di torce, mentre le auto sfrecciano sotto in autostrada” da compimento a una visione quasi allegorica del suo universo, dove elementi di un retroterra ancestrale (la sua Sardegna d’origine) si mescolano in maniera aerea a visioni contemporanee, fatti d’attimi d’attesa trepidante sotto vedute di muraglie di cemento che, quasi moderne iconostasi (“Freedom”, fumo su faggio, 2018), impediscono alla vista di procedere verso un oltre che è per forza di cose sfuggente, forse infido, certamente inaccessibile. E il nero fumo, come quello delle lampade ad acetilene che negli annni cinquanta macchiava di parole d’amore e di firme e di date le caverne delle domus de Janas, nel suo essere inconsistente si imprime ossimoricamente con una forza inusitata (“Contaminazione”, fumo su pino, 2018) sulle superfici che brucia e quasi attraversa.

Nella Galleria The AB Factory, la ricerca personale di Manu Invisible spazia furente senza soste, e torna alle origini (“Tenebra”, fumo su pino e fico, 2016) fino alla rivisitazione personalissima dell'antica tecnica “dell'affresco” .

“La filosofia di uno street artist applicata sul rinzaffo, protetto da un arriccio e finito con il tonachino a grana finissima, dove Manu Invisible, nella superficie ancora fresca, traccia il suo lavoro, anche con lo spray; una novità assoluta per il mondo dell'arte”. La silhouette della Torre di San Pancrazio e la mole del Duomo di Santa Maria alti nel Castello si colorano d’azzurri intensi, con il cielo che si confonde alle architetture pisane: è l’omaggio dell’artista alla città che per prima ne ha accolto le creative scorribande nottune .

Sono oltre 50 le opere inedite di Manu Invisible presenti in mostra, in un crescendo che dai cupi e fumosi neri su legno dell’ingresso si apre ai colori delle vedute cittadine, sperimentando su materiali di recupero (“Visibilio”, acrilico su vetro e legno usurato, 2018; “Miliare”, spry su tela e cerchio di bicicletta, 2018), affrescando o inglobando in cubi di plexiglass, esperienze che altrove ricoprono i grandi spazi di intere superfici urbane. Ed è proprio con l’affresco che Manu Invisible si apre ad un’esperienza più intimistica. “È l'affresco, la nuova frontiera di Manu Invisible, una tecnica antichissima innestata in un pensiero moderno. La filosofia di uno street artist applicata sul rinzaffo, protetto da un arriccio e finito con il tonachino a grana finissima, dove Manu Invisible, nella superficie ancora fresca, traccia il suo lavoro, anche con lo spray; una novità assoluta per il mondo dell'arte”, spiega il curatore Roberto Concas.

Avvolto e celato dalla sua personalissima maschera, da lui stesso disegnata (che a guardarla ricorda i manga giapponesi o perfino le teste misteriose dei giganti di Monte Prama) spiega l’artista stesso “I miei graffiti o i murali si conservano nel tempo, dipinti su un ponte, un cavalcavia, una facciata, possono stare lì per alcune generazioni, così il mio affresco, nelle pareti di una casa, potrà conservarsi, anche lui, per alcune generazioni”.
Fra le sue “parole” resilienza ( “Resilienza”, fumo su osb, 2018)è forse quella che più sembra attaglarsi alle creazioni di questo artista che il 4 Aprile 2016, la Corte di Cassazione ha prosciolto in formula definitiva, dopo esser stato già assolto in primo e secondo grado presso il Tribunale di Milano, riconoscendo il valore artistico dei suoi murales.

Imprigionate in plexiglass, condensate di nero fumo, colorate d’affresco le sue opere mantengono intatta la forza aggressiva e struggente al contempo che solo l’arte di strada sembra oggi sapere imprimere: perché il messaggio di Manu Invisible, guardando anche al passato della sua terra d’origine, si fa universale: non ci si può arrendere agli urti o ai traumi, occorre andare avanti, nonostante tutto e tutti, nel segno di una creazione che è, necessariamente, artistica.

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